MONTENEGRO: L’altra faccia del turismo

Di Michele Santoro

Riconosciuta patrimonio dell’umanità dall’UNESCO nel 1979, la regione naturale delle Bocche di Cattaro rappresenta la porta del turismo in Montenegro. La baia è da anni ormai una tappa obbligata di qualsiasi Balkan Tour per migliaia di turisti. Ma recentemente la polemica relativa alla massiccia urbanizzazione nella città di Budva ha alimentato degli interrogativi anche riguardo il futuro delle Bocche. Di fatti, l’altra faccia della medaglia del fiorente turismo montenegrino è rappresentato dalla mancanza di sostenibilità ambientale. Già nel 2016 le inchieste giornalistiche a cura del Balkan Investigative Reporting Network (BIRN) e del Centar za Iztraživačko Novinarstvo Crne Gore (CIN-CG) lamentavano un “monitoraggio insufficiente” dell’Environmental Protection Agency (EPA) sull’impatto delle navi da crociera.

Secondo UNESCO, l’aumento dell’inquinamento nell’area avrebbe messo a rischio le credenziali delle Bocche di Cattaro come world heritage site. Come se non bastasse, nel 2018 fu presentato un piano per la costruzione di un ponte che avrebbe collegato le due sponde delle Bocche. Il progetto, fortemente criticato, portò UNESCO a compilare un piano di valutazione dell’impatto sul patrimonio (HIA), il cui resoconto sarà presentato alla 44th World Heritage Committee nel febbraio 2020.

Il segretario generale per UNESCO in Montenegro, Milica Nikolic, assicura che per il momento il territorio non è stato dichiarato a rischio e che anzi il governo si sta impegnando per affrontare le sfide poste dal piano HIA. Tuttavia, l’inquinamento della baia è ormai un dato certo e l’associazione Friends of Boka Heritage, già nel 2018, aveva inviato un rapporto sulle condizioni reali dell’impatto ambientale indirizzato al Committee for World Heritage UNESCO e all’ International Council for Monuments and Sites (ICOMOS) sottolineando che il blocco dell’edificazione imposto dal governo e dal piano HIA non veniva rispettato. Ciò nonostante, il turismo registra un forte aumento e benché ciò potrebbe sembrare un dato positivo, data la specificità territoriale montenegrina, questo aumento potrebbe indicare un rischio.

Dal 2006, dopo la dichiarazione di indipendenza dalla Serbia, il paese ha sviluppato una forte dipendenza dal settore turistico che a sua volta si trova diviso in due parti. La prima è un’economia turistica rivolta ad un target di consumatori ristretto ma dagli alti standard, fatta di casinò, hotel e di ristoranti lussuosi. La seconda parte è invece costituita da una fascia media di consumatori, che giungono da tutto il mondo a bordo di navi da crociera o che riempiono ostelli e appartamenti delle città montenegrine, che stanno però registrando un calo nel settore della ristorazione. I turisti a bordo delle navi da crociera hanno infatti poca rilevanza sul settore poiché la ristorazione è garantita a bordo mentre altri preferiscono comprare il cibo al supermercato avendo una cucina a disposizione in appartamento.

La paura degli abitanti è che una “Budvalizacija” delle Bocche comporterebbe una distruzione ambientale per far posto all’edificazione in risposta alla crescente domanda, ormai non più sostenibile. Per di più, il calo nel settore alberghiero è strettamente collegato con la crescita esponenziale di questo tipo di turismo di massa. Quest’operazione rischierebbe, su un lungo termine, di infliggere un duro colpo all’economia del paese. Qual è dunque la ragione che spinge una democrazia stabile, cosciente della propria economia, a sacrificare il futuro per il presente?

Foto: Osservatorio Balcani e Caucaso

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