Repubblica Ceca: Pirati all’assalto delle elezioni EUROPEE

Il 24 e il 25 maggio i cittadini cechi si recheranno alle urne per eleggere i 21 rappresentanti che andranno a formare la componente nazionale del prossimo parlamento europeo. Il favorito è ancora una volta il partito del premier Andrej Babiš, ma i sondaggi sembrano indicare un rallentamento delle forze di governo. Le opposizioni, come al solito divise, potrebbero ottenere un buon risultato senza effettivi risvolti politici. I temi europei non interessano e la maggioranza della popolazione ceca non andrà alle urne. Analizziamo la situazione.

Europa aliena

Secondo le ultime rilevazioni contenute nell’Eurobarometro, la Repubblica Ceca è tra i paesi più “euroscettici” del continente. Meno di un cittadino su due sarebbe oggi disposto a votare per rimanere nell’Unione Europea, e solamente uno su tre è pienamente soddisfatto dell’appartenenza comunitaria.

La situazione partitica presenta un antieuropeismo di facciata: la forza di maggioranza è dentro il gruppo liberale del parlamento europeo, mentre le opposizioni si trovano spesso a criticare Babiš per la sua vicinanza alle pratiche nazionaliste dello stesso gruppo di Visegrád.

La questione europea è per lo più utilizzata come arma politica interna, proposta nell’agenda politica del paese per meri scopi elettorali. Atteggiamento che fatica a scaldare il cuore dei cechi, con la tornata elettorale europea alle porte destinata a decretare come primo partito quello di quanti resteranno lontani dalle urne.

Vincerà l’astensione?

Nella gran parte dei paesi ex-comunisti l’affezione alle urne è tradizionalmente molto bassa per diversi motivi. La smobilitazione politica caratterizzante i vecchi regimi dell’area ha lasciato in eredità un generale disinteresse e diffidenza nei partiti, con percentuali di affluenza mediamente inferiori al resto d’Europa, complici anche classi dirigenti nazionali puntualmente falcidiate da corruzione e problemi giudiziari.

Questo fenomeno è evidentemente accentuato in merito alle elezioni europee. Alle consultazioni del 2014, solamente il 18% dei cechi si è recato alle urne per scegliere i propri rappresentanti, tra le percentuali più basse del continente. Con queste premesse è difficile capire come si esprimeranno i pochi cittadini cechi che decideranno di partecipare al voto, nonostante la martellante campagna europea per invogliare a raggiungere le urne.

Piuttosto facile, invece, sembra essere la comprensione dei possibili risvolti politici di questa tornata elettorale: non cambierà (quasi) nulla. Il dato più interessante potrebbe risultare dall’effettiva distanza in termini numerici tra il partito di governo e l’opposizione pirata.

I sondaggi della vigilia

Nelle ultime settimane il partito del premier sembra essere entrato in un trend negativo che potrebbe riservare qualche sorpresa. Stimando un’affluenza intorno al 25%, ANO2011 dovrebbe ottenere ancora una volta la maggioranza relativa dei voti con circa il 24% dei consensi, superiore al 16% raccolto alle elezioni europee del 2014 ma inferiore al 29% ottenuto alle consultazioni nazionali del 2017.

Il partito pirata ha tutte le carte in regola per rivendicare una potenziale vittoria. Il 14% che le misurazioni gli assegnano garantirebbe al partito di Ivan Bartoš l’elezione, per la prima volta, di rappresentanti pirati a Bruxelles, e di affermarsi come secondo partito nazionale e primo partito d’opposizione. Dopo la conquista della capitale ceca alle amministrative dello scorso anno, i pirati sembrano capaci di raccogliere un consenso piuttosto ampio: dai voti delle sinistre in crisi alle preferenze dei cittadini più liberali delusi da Babiš.

La sinistra socialdemocratica, componente di minoranza del governo, rischia di ottenere il peggior risultato di sempre. Rilevato intorno al 6%, lo storico partito ora guidato da Jan Hamáček dimezzerebbe in un colpo solo il bottino di voti e la rappresentanza al parlamento europeo. Aspettative maggiori non ne hanno i comunisti, in crisi da diverse tornate elettorali e forse in grado solamente di limitare l’emorragia di consensi.

A destra, la sorpresa potrebbe arrivare dai nazionalisti dell’SPD. Sondata intorno al 10% ma in calo negli ultimi mesi, la formazione euroscettica di Tomio Okamura farà il suo esordio al parlamento europeo con un’agenda anti islamista e anti immigrazione. Anche liberali e conservatori di ODS e di TOP09 dovrebbero ottenere abbastanza consensi per aumentare il peso specifico delle destre nella politica nazionale come nel parlamento europeo.

Il dibattito pubblico

Nel generale disinteresse dei cechi riguardo le vicende europee, la campagna elettorale è stata caratterizzata dalle solite discussioni: una decisa critica alle politiche migratorie dell’Unione Europea da parte delle destre, Babiš incluso, e la promessa di andare a fondo sullo scandalo comune ai paesi ex-comunisti, riguardante la bassa qualità dei prodotti alimentari destinati al mercato interno.

Se i pirati e le sinistre puntano invece sulle tematiche ambientali, la popolazione ceca non sembra prendere attivamente parte al dibattito. Chi riuscirà a mobilitare maggiormente il proprio elettorato sarà il vincitore di una tornata destinata a essere presto dimenticata.

Foto: europeaninterest.eu

Chi è Leonardo Benedetti

Nato a Roma nel 1992, ha studiato Scienze Politiche con una magistrale in Relazioni Internazionali all'Università di Roma Tre. Innamorato della Mitteleuropa, ha vissuto tra Polonia, Romania e Repubblica Ceca, dedicando a quest'ultima gran parte dei suoi sforzi accademici ma soprattutto epatici.

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