CAUCASO: Baku e Tbilisi si contendono un monastero

Una delle maggiori problematiche che inasprisce i rapporti tra i paesi nel Caucaso è la demarcazione dei confini. Le frontiere internazionalmente riconosciute sono, infatti, il frutto di decisioni, spesso arbitrarie, maturate in epoca sovietica. Con il crollo dell’impero e l’indipendenza dei nuovi stati, nella regione sono emerse dispute per il controllo di intere regioni, ma anche, come vedremo, sulla sovranità di un singolo monastero. Su East Journal spesso scriviamo della questione irrisolta del Nagorno-Karabakh e delle relazioni, che possono essere eufemisticamente descritte come complesse, della Georgia con l’Abkhazia e l’Ossezia del Sud, le due repubbliche separatesi de facto da Tbilisi negli anni novanta. Anche nel Caucaso del Nord, in territorio russo, il Cremlino ha scatenato una vera e propria rivolta, quando, lo scorso autunno, ha assegnato un territorio della repubblica federale dell’Inguscezia alla Cecenia.

Meno nota è la situazione del confine tra Georgia e Azerbaigian. Baku e Tbilisi mantengono relazioni bilaterali, sostanzialmente buone, basate sulla collaborazione nella costruzione di infrastrutture per trasportare gas e petrolio dal bacino del Caspio alla Turchia e all’Europa. Il centro di Tbilisi fa mostra di una statua dell’ex presidente dell’Azerbaigian, Heydar Aliyev, e, secondo il censimento del 2014, gli azeri, residenti soprattutto nella regione del Kvemo Kartli, costituiscono circa il 6 per cento della popolazione della Georgia, la minoranza più numerosa del paese.

Una delle questioni latenti nei rapporti tra i due paesi  è la demarcazione di un terzo dei 480 chilometri di frontiera che condividono. La situazione è spinosa, in particolare, per quanto riguarda i dintorni del monastero di David Gareia. Questo complesso religioso risale al sesto secolo ed è composto da una serie di chiese e celle scavate nella roccia in una zona desertica a cavallo tra Georgia e Azerbaigian. Si tratta di un luogo di pellegrinaggio importante per gli ortodossi georgiani che è diventato una meta turistica per la bellezza del paesaggio circostante.

Lo scorso 20 aprile il presidente della Georgia, Salome Zurabishvili, ha visitato David Gareja, sottolineando quanto sia importante che la demarcazione del confine avvenga in tempi brevi. Il 24 aprile, un abitante della zona ha scritto su Facebook che la polizia azera impediva l’accesso al monastero di Udabno che, pur essendo in Azerbaigian, è, normalmente, accessibile ai visitatori e ai monaci provenienti dal territorio georgiano.

La mossa di Baku ha scatenato rabbia a Tbilisi, in particolare nella parte più religiosa e nazionalista della popolazione. Il 27 aprile, è stata organizzata una protesta davanti all’ambasciata azera al grido di: “David Gareja appartiene a noi” e, lo scorso 4 maggio, degli attivisti hanno formato una catena umana sul sentiero che collega il monastero di Udabno alla parte georgiana del complesso.

Nel frattempo, l’Azerbaigian ha riaperto l’accesso alla zona, ma, secondo quanto dichiarato dal superiore del monastero, il numero di guardie di frontiera è aumentato considerevolmente.

Una vecchia disputa

La questione di David Gareia è emersa immediatamente dopo l’indipendenza di Azerbaigian e Georgia e, nel 1994, i due paesi hanno istituito una commissione per definire una demarcazione del confine che mettesse d’accordo le due parti.

Come spesso accade nel Caucaso, nessuno è riuscito a trovare una soluzione al problema. Tbilisi è disposta ad uno scambio di territori con Baku pur di controllare interamente la zona, considerata l’importanza culturale e religiosa che David Gareia riveste per la Georgia. Per l’Azerbaigian, però, un compromesso del genere non è accettabile, a causa del valore dell’area dal punto di vista militare. Le autorità azere hanno iniziato a promuovere l’idea di un’origine albana delle chiese per giustificare storicamente la loro volontà di mantenere il controllo della regione. Gli Albanesi del Caucaso, da non confondere con gli omonimi dei Balcani, sono un popolo che abitava l’attuale Azerbaigian e che viene presentato nella storiografia azera come progenitore della nazione moderna.

La visita del presidente georgiano a David Gareia sembra essere la causa del riemergere di questa vecchia disputa e, per questo motivo, Zurabishvili è stata criticata dalle opposizioni. Nel frattempo, il patriarcato ha auspicato che la demarcazione del confine avvenga pacificamente in modo da “rafforzare l’amicizia tra i governi di Georgia e Azerbaigian”.

Sono passati quasi trent’anni dal crollo dell’Unione sovietica, ma gli scheletri nell’armadio lasciati da Mosca nel Caucaso non accennano ancora a scomparire.

Foto di Aleksej Tilman, giugno 2016

Chi è Aleksej Tilman

È nato nel 1991 a Milano dove ha studiato relazioni internazionali all'Università statale. Ha vissuto due anni a Tbilisi, lavorando e specializzandosi sulle dinamiche politiche e sociali dell'area caucasica all'Università Ivane Javakhishvili. Parla inglese, russo e conosce basi di georgiano e francese.

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