UCRAINA: Il successo della seconda European Lesbian* Conference

Da KIEV – Dal 12 al 14 aprile si è tenuta nella capitale ucraina la seconda European Lesbian* Conference (EL*C) che ha radunato oltre trecento donne e attiviste lesbiche per discutere di temi legati ai movimenti no-gender in Ucraina e in Europa. Le discussioni si sono focalizzate in particolar modo sui diritti delle persone lesbiche, sull’accesso ai servizi e sulle questioni relative alla sicurezza sociale.

Kiev e la EL*C

La prima European Lesbian* Conference si è svolta nell’ottobre del 2017 a Vienna. Circa cinquecento personalità lesbiche provenienti da tutta Europa e dall’Asia centrale si sono riunite per un evento storico, che ha riscontrato un grande successo e impatto mediatico. “La conferenza ha dimostrato che c’è un enorme bisogno in tutti i paesi dell’Europa e dell’Asia centrale di prestare maggiore attenzione alle questioni riguardanti la comunità lesbica” – ha affermato la co-presidente della EL*C Silvia Casalino, aggiungendo che migliaia di lesbiche originarie di questi paesi hanno bisogno di una rete per confrontarsi e di una nuova conferenza. Un evento che ha potuto realizzarsi e rinnovarsi nel 2019 a Kiev.

L’Ucraina è un paese che è diventato ormai parte integrante del processo di integrazione europea e che, dalla rivoluzione Euromaidan del 2014, ha attraversato una serie di riforme e cambiamenti politici e sociali sostanziali. Nonostante il fatto che l’Ucraina si dichiari uno stato democratico, rimangono però aperte e irrisolte tutta una serie di questioni relative al rispetto dei diritti umani, e in particolare il riconoscimento dei diritti della comunità LGBTQI. Nonostante nel novembre 2015 il parlamento ucraino abbia approvato una legge contro qualsiasi tipo di discriminazione, la situazione non sembra essere cambiata molto e sono numerosi quelli che non accettano chiunque abbia una natura sessuale diversa (a riguardo, una lettura ancora purtroppo attuale potete trovarla qui).

Kiev è stata quest’anno scelta come sede per questa seconda EL*C. Una scelta indubbiamente non casuale, ad appena un mese dalle elezioni europee del 2019. “L’Ucraina – spiega Olena Ševčenko, membro ucraino del consiglio di EL*C e responsabile dell’organizzazione LGBTQI ucraina Insight – è il posto migliore per tenere questa conferenza in termini di situazione geopolitica perché dà la possibilità di riunire l’Occidente e l’Oriente e di avere un dialogo”.

“Avete paura?” – “No!”

Secondo quanto riportato dai media, diverse decine di rappresentanti di alcuni organizzazioni religiose e di estrema destra (tra cui Tradicija i porjadok – Tradizione e ordine) hanno tentato di sabotare la European Lesbian* Conference.

I manifestanti hanno dapprima rotto alcune finestre dell’hotel ospitante la conferenza, come testimonia la direttrice di Amnesty International Ukraine Oksana Pokalchuk, tornando a prendere di mira i partecipanti per i giorni successivi con cartelli e picchetti provocatori: “L’omosessualità è una malattia” e “Tornate all’inferno, sodomiti”. Alcuni hanno cercato di interrompere la conferenza gettando gas lacrimogeni, ma sono stati fermati e trattenuti dalla polizia.

Diversi gruppi ucraini conservatori e radicali sono diventati sempre più aggressivi nei confronti della comunità LGBTQI. Ricordiamo che lo scorso novembre hanno interrotto violentemente la marcia a sostegno delle persone transgender svoltasi a Kiev.

Nonostante le minacce, gli organizzatori della European Lesbian* Conference hanno portato avanti con determinazione l’evento. “Avete paura?”, ha chiesto Olena Ševčenko ai partecipanti prima della prima tavola rotonda, ricevendo un coro di “No!” come risposta.

Insight e la lotta all’omofobia

Secondo il rapporto annuale di ILGA-Europe (Associazione Internazionale Lesbiche e Gay), c’è ancora un elevato livello di omofobia in Ucraina. La società ucraina è intollerante nei confronti di molti gruppi sociali, compresa la comunità LGBTQI. La discriminazione, invece di ridursi, è cresciuta in modo drammatico negli ultimi anni, dando spesso vita a un teatro di attacchi aggressivi nei confronti degli attivisti che organizzano attività pacifiche e educative per sensibilizzare i cittadini sul tema.

I membri della comunità LGBTQI sono perseguitati non solo nei social network, ma anche nella vita reale. Le lesbiche, in particolare, sono praticamente invisibili e la loro comunità tra le più vulnerabili, oggetto di discriminazioni continue. Addirittura il termine “lesbica” è stigmatizzato e considerato una parolaccia, tanto che spesso viene semplicemente impiegata la parola comune “gay”, che nasconde e soprattutto ostacola i bisogni delle persone lesbiche. In una tale situazione la European Lesbian* Conference ha indubbiamente fatto un enorme passo in avanti in termini di visibilità nei confronti della comunità lesbica ucraina.

La capacità di organizzare incontri pacifici in un paese ancora in via di democratizzazione, senza scontri violenti o interventi della polizia, si rivela tuttora complicata. Ma la speranza di sormontare queste difficoltà e poter esprimersi in pubblico esiste e l’organizzazione locale Insight lo dimostra, combattendo giorno dopo giorno dal 2007 contro queste disuguaglianze. Insight è un’organizzazione impegnata a garantire parità dei diritti, libertà, inclusività e diversità a tutti i gruppi sociali, sviluppando attività educative e fornendo assistenza e supporto alle persone LGBTQI. Dal 2011 è inoltre attiva nell’organizzare eventi pubblici e conferenze internazionali (la più recente è stata la conferenza internazionale sui transgender che si è svolta nell’aprile del 2018).

Immagine: Oksana Pokalchuk

Chi è Claudia Bettiol

Laureatasi in Traduzione e Mediazione Culturale a Udine con una tesi sulla diatriba tra slavofili e occidentalisti, e grande appassionnata di architettura sovietica, per East Journal si occupa dell'area russofona. Le sue esperienze oltreconfine finiscono sempre per essere rivolte verso Est, forse perché nata nel 1986 e lo stesso giorno di Michail Gorbačëv. Dopo un anno di studio alla pari ad Astrakhan, un Erasmus a Tartu e un volontariato a Sumy, ha lasciato definitivamente l'Italia per Kiev, dove attualmente abita e lavora.

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