REP. CECA: Il primo paese ex-comunista a riconoscere il matrimonio gay?

Lo scorso 26 marzo il parlamento ceco ha discusso la proposta interpartitica di 46 deputati circa il riconoscimento del matrimonio gay. La nuova legge permetterebbe di superare l’attuale situazione legislativa, andando a colmare quella disparità normativa che a oggi distingue tra matrimonio e unione civile, con la conseguente limitazione di alcuni diritti per le coppie dello stesso sesso. Il voto finale è stato però nuovamente rimandato.

La legislazione attuale

La Repubblica Ceca è uno dei pochi paesi dell’area centro-orientale dell’Europa dove esiste un riconoscimento delle coppie dello stesso sesso sotto forma di unione civile. La società ceca è storicamente aperta, democratica, e tollerante verso le differenze. Anche grazie all’assenza del peso ideologico e politico della religione – il 70% della popolazione ceca si professa ateo – il paese è generalmente tra i più sicuri per le minoranze e ben disposto verso le istanze del mondo LGBT. Manifestazioni come il gay pride si svolgono senza problemi nel paese, dove le relazioni omosessuali sono socialmente accettate molto più che negli stati di confine a forte tradizione cattolica, come la Polonia o la Slovacchia.

La legge attuale risale al 2006 e assicura importanti diritti economici alle coppie dello stesso sesso. In quell’occasione, fu il parlamento a svolgere un ruolo determinante. Le sinistre unite riuscirono a superare il veto del presidente Václav Klaus, e a far approvare dal parlamento il riconoscimento delle unioni civili tra coppie dello stesso sesso, con la conseguente estensione di diritti nella sfera economica e sociale.

A restare fuori dalla legislazione attuale è la questione dell’adozione di minore, che richiedere la totale equiparazione dell’unione civile tra coppie dello stesso sesso al matrimonio eterosessuale. Il nuovo disegno parlamentare si muove proprio in questa direzione.

La proposta di matrimonio

La Repubblica Ceca potrebbe diventare il primo paese ex-comunista a riconoscere pienamente il matrimonio omosessuale. Le società di questi paesi, tradizionalmente poco inclini all’apertura verso i diritti civili, stanno attraversando una nuova ondata conservatrice. Se in alcuni stati si tenta goffamente di rendere anticostituzionale il matrimonio tra coppie dello stesso, come in Romania o in Slovacchia, la Repubblica Ceca sembra poter prendere un’altra direzione.

La proposta di equiparazione del matrimonio omosessuale con quello eterosessuale è però bloccata in parlamento da oltre un anno. La nuova legge permetterebbe la definizione di “matrimonio” anche per le unioni tra coppie dello stesso sesso e darebbe quindi la possibilità per questi di adozione di minori.

A presentare tale modifica del codice civile ceco, su proposta dei membri del partito di governo ANO2011, 46 deputati di diversi schieramenti politici: liberali di destra, liberali di sinistra, socialdemocratici, comunisti. In risposta, un gruppo di 37 parlamentari ha sottoscritto una controproposta per emendare la costituzione e proteggere il matrimonio come unione coniugale tra un uomo e una donna. Tra i difensori della famiglia tradizionale troviamo deputati cattolici della KDU, conservatori del partito democratico civico (ODS), ma anche esponenti delle stesse formazioni proponenti il matrimonio omosessuale, come i socialdemocratici o lo stesso partito del premier ANO2011, a dimostrazione della trasversalità politica della proposta. A tal fine, i partiti hanno lasciato ai propri parlamentari massima libertà di coscienza, che apparentemente dovrebbe portare questi a interpretare la questione solamente secondo proprie credenze, travalicando eventuali logiche e tattiche politiche.

Gli ostacoli politici

La discussione della proposta in parlamento è già stata rinviata molte volte. Se oltre il 60% della popolazione ceca si dice favorevole al matrimonio omosessuale, lo stesso non si può dare per scontato riguardo i parlamentari. La questione spacca i partiti. Sebbene il premier Andrej Babiš si è detto favorevole alla proposta presentata al parlamento proprio dal partito di governo ANO2011, non tutti al suo interno sembrano convinti della bontà della legislazione. Lo stesso appare evidente per altre formazioni politiche, dai socialdemocratici ai liberal-conservatori, fino alla strenua opposizione del partito cattolico della KDU che accusa Babiš di seguire gli istinti popolari senza valutare il merito della proposta.

Sembra quindi complicato prevedere l’esito della discussione parlamentare. Certamente un tema così divisivo non è mai un passaggio semplice per le forze di governo. Il rischio è proprio quello di aprire una ferita nella già debole maggioranza, senza poter completamente intestarsi l’eventuale vittoria politica con i propri elettori. Problema simile si pone per i partiti più liberali e progressisti come il partito pirata, attualmente all’opposizione ma in forte crescita, che si troverebbe ad approvare una proposta trasversale ma proveniente dal governo, rischiando così di aumentarne la popolarità.

Se anche queste resistenze dovessero essere superate e la proposta approvata dal parlamento, il presidente Miloš Zeman ha già minacciato di porre il veto per impedire l’emanazione della legge, o quantomeno rimandarla indietro al parlamento per un ulteriore riesame del provvedimento.

Probabilmente sarà solo una questione di tempo. Nessun paese ex-comunista gode di un’opinione pubblica così aperta e ben disposta verso il riconoscimento di nuovi diritti civili. Nonostante il momento storico, su questi temi la Repubblica Ceca sembra capace di resistere alle influenze ultraconservatrici dei vicini di Visegrád. Con il sostegno di quasi due cechi su tre, si può credere che il matrimonio omosessuale prenderà forma in questa legislatura.
Praga è pronta a riempire il suo parlamento di bandiere arcobaleno.

Foto: praguepride.cz

Chi è Leonardo Benedetti

Nato a Roma nel 1992, ha studiato Scienze Politiche con una magistrale in Relazioni Internazionali all'Università di Roma Tre. Innamorato della Mitteleuropa, ha vissuto tra Polonia, Romania e Repubblica Ceca, dedicando a quest'ultima gran parte dei suoi sforzi accademici ma soprattutto epatici.

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