SLOVACCHIA: Fallisce il referendum contro matrimoni gay e adozioni

Il referendum per limitare i diritti LGBT in Slovacchia non passa. Solo il 21,4% su una popolazione di poco meno di cinque milioni e mezzo di cittadini slovacchi si è recato alle urne sabato 7 febbraio per parteciparvi. Una percentuale minima, ben al di sotto del 50% necessario al raggiungimento del quorum.

Agli slovacchi era stato chiesto se fossero d’accordo su tre questioni: che solo un legame tra un uomo e una donna potesse essere definito matrimonio; che alle coppie dello stesso sesso non dovesse essere permesso adottare e allevare bambini; e che toccasse ai genitori decidere della partecipazione dei propri figli a lezioni scolastiche sull’educazione sessuale. Nei piani originali le domande sarebbero dovute essere quattro, ma il quesito per ottenere il divieto anche per le unioni di fatto è stato giudicato discriminatorio da parte della Corte Costituzionale, e quindi rigettato.

Al referendum si è giunti a seguito di una petizione di 400.000 firme promossa dalla Alliance Defending Freedom (ADF), un’organizzazione cristiana con sede negli Stati Uniti. Le spese tenute dall’ADF per portare avanti la campagna sono state di 110mila euro. Un contributo importante è venuto dall’appoggio morale di Papa Francesco, che ha sollecitato i fedeli slovacchi di recarsi alle urne. E anche il presidente della repubblica slovacca, Andrej Kiska, aveva annunciato che si sarebbe recato a votare a favore dei referendum. Incoraggiamenti inutile, visti i risultati.

Diverse le testimonianze: tra coloro che hanno deciso di non votare, molti gli scettici come Peter Barko, che crede che “ci siano questioni ben più urgenti di cui il parlamento dovrebbe occuparsi”. Tra quelli che invece hanno partecipato e hanno votato per il sì, la linea di pensiero è simile a quella della signora Alzbeta Kovacova. “Non voglio – ha affermato – che ai nostri bambini vengano impartite lezioni contrarie al nostro credo”.

Nonostante il fallimento, uno dei leader dell’ADF, Anton Chromik, ha affermato di essere entusiasta che la maggioranza dei votanti abbia votato affermativamente: “Il matrimonio è l’unione di un uomo e una donna perché solo loro possono procreare e dare vita ad una famiglia come mezzo adeguato per allevare i propri figli”. Cosa che per lui non può essere detta per famiglie composte ad esempio da due uomini. Dopo aver intuito i risultati, ha aggiunto: “continueremo il nostro sforzo per tutelare la famiglia”. Il 90% di chi ha votato, per essere precisi, ma resta vero che si tratta di una grande maggioranza all’interno di un dato tutt’altro che confortante per una democrazia: quel già segnalato 21% di partecipazione.

Ben 6.3 milioni di euro sono stati spesi per un referendum criticato da molti. Fin dall’inizio non si capiva la necessità di votare su questioni – come riteneva qualcuno – disciplinate soltanto un anno prima da un nuovo emendamento costituzionale sul divieto di matrimonio e di adozione per le coppie appartenenti allo stesso sesso, secondo ADF ancora troppo blando. La legge costituzionale per definire il matrimonio come unione di un uomo e una donna venne votata dai partiti di maggioranza SMER e KDH, con l’appoggio di OL’aNO e SDKU-DS e l’opposizione di SaS e Most-Híd.

Né si comprendeva se i risultati sarebbero poi stati effettivamente tradotti in leggi dal parlamento. Già ora non sono possibili unioni legali per le persone omosessuali, pur se una coppia gay non ha il divieto di crescere dei bambini. Tuttavia esistono regole rigide che favoriscono l’adozione da parte di coppie eterosessuali a discapito di chi risulta libero agli occhi della legge.

Parecchi temevano che il voto sarebbe stato invalidato dalla scarsa affluenza, dacché la Slovacchia ha sviluppato una vera e propria propensione per l’astensionismo. Di otto referendum tenuti in Slovacchia dall’indipendenza del 1993 fino ad oggi, sette sono stati dichiarati nulli a causa della scarsa affluenza. L’unico valido riguarda quello del 2003, sull’adesione all’Unione Europea, assestatosi al 52%.

Insomma, il grande assenteismo del popolo slovacco dalle urne assume le sfumature più varie: dal boicottaggio chiesto dalle varie associazioni della comunità LGBT*, al neutrale “quello che c’è è già abbastanza” all’ancora quasi infastidito “i problemi sono altri”. L’unico dato di fatto certo è che chi cerca di spingere ulteriormente nella direzione contraria alla libertà di genere è ad ora una minoranza.

Mappa politica della Slovacchia, con i partiti principali disposti su una scala sinistra-destra in base allo European Election Study 2014, e indicazione dei partiti e gruppi parlamentari europei di riferimento (autore: F.Henriques)
– Hanno fatto appello alla partecipazione al voto: SMER-SD (socialisti al governo); OL’aNO; SMK-MKPSDKU-DS, KDH (ufficialmente a favore di due quesiti su tre)
– Non hanno dato indicazioni agli elettori: Most-Híd, NOVA, Siet (ma il suo leader andrà a votare).
– Hanno invitato all’astensione: SaS

Foto: AFP; infografiche di @FHenriques

Chi è Alessandro Benegiamo

Nato a Lecce nel 1989, laureato in Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali. Ha collaborato a East Journal dall'agosto 2014 all'aprile 2015, occupandosi di Repubblica Ceca e Slovacchia

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