CINEMA: “Ancora un giorno”. Kapuscinski nella guerra civile in Angola

“Ancora un altro giorno di vita”. Lo dice a Ricardo il comandante Farrusco, che da solo con un pugno di cinquanta uomini male in arnese tiene la piazzaforte di Pereira de Eça, minacciata dai ribelli. E’ l’autunno del 1975, l’Angola non ha ancora dichiarato la propria indipendenza e già si trova ingolfata in una guerra civile che presto diventerà un conflitto internazionale sullo sfondo della guerra fredda, con il governo socialista sostenuto da Cuba e i ribelli dal Sudafrica dell’apartheid.

Ricardo, Ryszard Kapuściński, è l’unico corrispondente estero dell’agenzia di stampa polacca. Nel 1975, a 43 anni, ha già coperto svariate rivoluzioni e guerre. A Luanda, capitale che affonda nel caos – confusãoRicardo convince il collega Artur ad accompagnarlo verso il fronte sud per intervistare Farrusco, il Kurtz che ossessiona Ricardo come il Marlow di Conrad. Sulla strada per Benguela salva loro la vita Carlota, giovane e carismatica guerrigliera che cadrà presto vittima in un altro attacco. Kapuściński riesce carambolescamente a raggiungere l’avamposto di Pereira de Eça, dove assieme a Farrusco è testimone dell’invasione sudafricana. Rientrato di corsa a Luanda, dà la notizia ed osserva l’arrivo delle truppe cubane a sostegno dei governativi. “Il mondo deve sapere” cosa sta succedendo in Angola. Oppure no? Il dilemma deontologico per Ricardo si trasforma in scelta morale. Rientrato a Varsavia, Kapuściński pubblicherà nel 1976 il suo primo diario di viaggio, Jeszcze dzień życia, pubblicato in Italia da Feltrinelli solo nel 2008.

Il lungometraggio Another day of life, coproduzione polacco-spagnola del 2018 diretta da Raúl de la Fuente e Damian Nenow ha vinto lo European Film Awards per il miglior film d’animazione 2018 e sarà nelle sale italiane a partire dal 25 aprile. In 85 minuti, i due registi alternano spezzoni animati, girati con la tecnica del rotoscopio, a scene dell’Angola contemporanea, foto d’epoca e interviste tra Lisbona e Luanda ai protagonisti ancora in vita: il giornalista Artur Queiroz, il cineasta Luis Alberto, e lo stesso comandante Farrusco, oggi settantenni. Il risultato è un film ibrido, per metà documentario-intervista e per metà narrazione grafica dal punto di vista di Kapuściński stesso, con inserti onirici che ricordano, anche grazie alla stessa tecnica, A scanner darkly di Linklater o Valzer con Bashir di Ari Folman,

Un altro giorno di vita era il libro preferito di Kapuściński, e anche il mio”, afferma il regista Raúl de la Fuente. “Una storia di giornalismo in zona di guerra, il libro più cinematico e personale. Questo diario surrealista mi affascinava: la cronaca disperata di un reporter allo stremo delle forze, che lotta per sopravvivere e trovare la verità in un conflitto caotico. Il film è un viaggio allucinatorio in un cuore di tenebra, con l’approccio poetico e surreale di Kapuściński”.

“Non volevamo fare un film che illustrasse il libro, quanto piuttosto un film sulla maturazione di Kapuściński, che lo porta a scrivere il libro”, spiega Damian Nenow. “Kapuściński usa la sua vena poetica e creativa per descrivere la percezione individuale degli avvenimenti del mondo e far così un ritratto della condizione di intere nazioni. Il libro è testimone di questo processo, ed è ciò che lo rende così speciale. Il giornalista diventa scrittore”.

Se si possono fare alcune osservazioni al film, è in primis perché i personaggi disegnati sembrano molto più belli dei loro corrispettivi reali – sia Kapuściński, che nel 1975 aveva già perso ben più capelli, sia Carlota, guerrigliera che in due dimensioni appare fin troppo sexy. In secondo luogo, perché a parte le parole-chiave in portoghese – confusão, camarada – il film è girato in inglese, inclusi i dispacci che Kapuściński inoltra via telex a Varsavia. L’espressività delle scene sarebbe stata molto maggiore girandole in portoghese e polacco. Ma forse sarebbe stato chiedere troppo agli spettatori, per una produzione comunque destinata ai mercati globali.

Ciò che alla pellicola più manca è forse una introspezione più profonda della figura di Kapuściński e del suo ruolo personale nel conflitto in Angola. Se egli stesso afferma di non credere all’obiettività del giornalismo – è dopotutto un corrispondente socialista embedded ai guerriglieri del Movimento Popolare di Liberazione (MPLA), e la sua etica personale è quella di dar voce ai diseredati – sappiamo da altre fonti, incluso lo stesso Farrusco, che in Angola Kapuściński ha preso parte in prima persona ai combattimenti, imbracciando anche le armi. Un giornalista-scrittore che si trasforma in guerrigliero. Ma questa scena non la vedremo sullo schermo.

Foto: Kanaki/Gebeka films

Chi è Davide Denti

Dottore di ricerca in Studi Internazionali presso l’Università di Trento, si occupa di integrazione europea dei Balcani occidentali, specialmente Bosnia-Erzegovina.

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