MOLDAVIA: “Il paese in ostaggio degli oligarchi”, intervista all’economista Maia Sandu

Le elezioni del 24 febbraio scorso hanno certificato uno stallo politico che potrebbe essere superato con la formazione di una maggioranza eterogenea o con nuove elezioni: Maia Sandu – economista, già ministro dell’Educazione, attualmente leader del blocco elettorale europeista “Acum” insieme a Andrei Nastase  – commenta i risultati in una intervista esclusiva con East Journal in attesa della convalida da parte della Corte costituzionale.

Secondo gli osservatori internazionali, nonostante si siano registrate alcune violazioni durante la campagna elettorale, la competizione si è svolta nel generale rispetto dei diritti fondamentali. Dopo la chiusura dei seggi Lei ha dichiarato che queste elezioni non sono state nè libere, nè eque, nè democratiche. A quali casi si riferisce?

I casi pù sfacciati si sono verificati nei 47 seggi riservati ai cittadini moldavi residenti in Transnistria: sono stati raccolti 37mila votanti rispetto ai 17mila registrati durante le presidenziali del 2016, nonostante l’affluenza sia in generale più bassa. Il fatto che la maggioranza di questi votanti sia stata portata alle urne con gli autobus è un fatto innegabile. Ci sono tante evidenze che suggeriscono che tutto questo è stato organizzato dal PDM (Partito democratico) insieme al Partito socialista (Psmr), il quale solo formalmente è all’opposizione. La stampa ha riportato numerosi casi di compravendita di voti: è girata la voce che il costo del voto si aggirava sui 20 dollari, che come potete immaginare è una cifra considerevole data la condizione di estrema povertà in cui vive tanta gente. In queste condizioni, le votazioni in questi 47 seggi, non possono essere definite libere o eque”. 

Sono stati segnalati numerosi casi di elettori che hanno richiesto la residenza temporanea all’interno dei distretti dove il partito di governo (Pdm) aveva più possibilità di vincere. La cancellazione del silenzio elettorale e l’introduzione delle videocamere all’interno dei seggi ha solamente aggravato la situazione di tensione già presente, creando paradossalmente maggiori condizioni favorevoli alle frodi. I diversi casi di intimidazione nei confronti dei candidati d’opposizione a Straseni, Nisporeni, Orhei, Briceni, e Chisinau e in altri distretti insieme all’uso spregiudicato dell’apparato amministrativo hanno gettato delle ombre sulla libertà e l’equità di queste elezioni”.

L’esito di questa competizione elettorale era in qualche modo prevedibile. La nuova legge elettorale è stata concepita per marginalizzare le opposizioni. Qual è il suo punto di vista?

“È chiaro che l’esito delle elezioni è coerente con molte delle aspettative del partito di governo che puntava a ottenere migliori risultati nelle circoscrizioni uninominali rispetto alla lista nazionale. Questa è la sola ragione per cui è stata cambiato il sistema elettorale, al fine di dare la possibilità di mantentenere il potere attraverso l’intimidazione, le frodi e lo sfruttamento della macchina amministrativa, come nel caso dei 47 seggi in Transnistria. I partner internazionali della Moldova: la Commissione di Venezia del Consiglio di Europa, l’Unione Europea e gli Stati Uniti sono stati unanimi nell’esprimere preoccupazioni sulla nuova legge elettorale proprio perché gli effetti erano prevedibili. Un sistema così fornisce un indubbio vantaggio a ricchi individui in cerca di influenza politica e naturalmente ai partiti politici al potere. Questi sistemi sono meno rappresentativi e quindi meno democratici”.

Il blocco “Acum” ha ottenuto un buon risultato: nelle liste nazionali è il secondo partito del Paese sebbene I maggiori seggi ottenuti dal Partito Democratico derivano dalle circoscrizioni uninominali. Pensa che qualcosa stia cambiando nell’elettorato?

“Sì, il risultato della nostra coalizione può essere considerato un successo sotto tali condizioni avverse. Molti elettori sono stati forzati dal partito al potere, ma allo stesso tempo la Moldova sta affrontando una seria pressione demografica. Molti cittadini giovani e istruiti stanno lasciando il Paese in cerca di una vita migliore all’estero. Questi elettori sono la principale forza che spinge al cambiamento ma la loro voce sta diminuendo, poiché nello specifico il governo ha preso parte attiva per tacitare il voto degli emigrati, sapendo che la stragrande maggioranza di quelli che hanno lasciato il paese voterebbero contro il governo. Predisporre pochi seggi elettorali e non consentire loro di votare con il documento nazionale è una “blasfemia” per i moldavi che sono partiti e lavorano all’estero”.

Come era prevedibile non c’è una chiara maggioranza nel nuovo parlamento. Qual è secondo Lei il modo per superare questo stallo?

“Questa situazione di stallo può essere superata solamente con nuove elezioni, ma il partito al potere non lo consentirà, anzi probabilmente proverà a convincere (o corrompere) i parlamentari di altre fazioni a formare una maggioranza. Questo renderà la futura coalizione alquanto illegittima, purtroppo però, non sarebbe la prima volta che in Moldova avvengono questi accordi discutibili. La coalizione uscente è stata costruita sull’intimidazione e sulla corruzione”.

Esclude qualsiasi tipo di accordo tra Acum e altri partiti?

“Non possiamo permetterci una coalizione di governo con nessuno dei nostri oppositori dal momento che i valori che ci contraddistinguono e i punti di vista strategici sul percorso di sviluppo del Paese sono diametralmente opposti. In ogni caso ci faremo promotori di importanti iniziative legislative mirate a liberare le istituzioni statali dal controllo degli oligarchi e vedremo se ci sono altre persone che le supporteranno“.

Se le nuove elezioni si terranno con lo stesso sistema elettorale è probabile che si avrà una situazione simile a quella attuale. Potreste considerare la possibilità di un’alleanza finalizzata al l’approvazione di una nuova legge elettorale?

“Noi proporremo il cambiamento del sistema elettorale, ma c’è da vedere se otterrà voti sufficienti”.

La Moldova sembra essere divisa tra est e ovest. Secondo la sua opinione è solo una questione di classe dirigente? Cosa pensa la gente?

“La divisione geopolitica è intrinseca nella scena politica moldava perché anche gli elettori si dividono lungo linee geopolitiche. La presenza militare russa e l’eccessiva influenza russa sugli sviluppi politici in Moldova sono ben noti: in termini di dipendenza energetica, vulnerabilità dello spazio informativo o l’uso dell’accesso al mercato come strumento politico. Comunque anche troppi politici corrotti hanno imparato a sfruttare questa divisione a loro vantaggio. Sicuramente l’interesse principale della gente è legato a migliori condizioni di welfare e alla corruzione endemica che impesta la Moldova. Gli elettori stanno cominciando a capire che la corruzione non ha colore geopolitico e che i politici che si dichiarano a favore dell’Europa possono essere tanto corrotti quanto quelli che si etichettano a favore della Russia”.

[Foto: Evenimentul.md]

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