MOLDAVIA: Paese nel caos dopo elezioni inconcludenti

Le elezioni parlamentari tenutesi in Moldavia nella giornata di ieri non hanno sancito un chiaro vincitore, lasciando lo scenario politico aperto alle più diverse possibilità. Al momento della scrittura di quest’articolo più del 99% delle schede è stato scrutinato, fornendo pertanto un quadro pressoché definitivo: il partito dei socialisti di Moldavia (PSDM), guidato di fatto dal presidente della Repubblica Igor Dodon, ha ottenuto il 31,23% dei consensi. Al secondo posto si è piazzata la coalizione ACUM, guidata dall’ex candidato sindaco di Chisinau Andrei Nastase e dalla candidata alla presidenza nel 2016 Maia Sandu. Terza forza politica il partito democratico di Moldavia (PDM), guidato dall’uomo d’affari Vladimir Plahotniuc e che attualmente esprime il premier, Pavel Filip; un partito che si professa europeista, ma che soffre dell’onnipresenza della torbida figura del suo leader. L’affluenza si è assestata intorno al 50%.

I filo-russi arrancano

Il primo dato che salta all’occhio è il risultato deludente delle più importanti formazioni filorusse, il PSDM e il Partidul “SOR”, fermatosi attorno all’8%. Si temeva un’affermazione ben più netta, che avrebbe pericolosamente avvicinato il paese a Mosca. In realtà, nonostante le dichiarazioni spesso incendiarie di Dodon, il PSDM non ha la forza per governare da solo, e dovrà per forza di cose stringere un’alleanza con uno degli altri due grandi partiti. Il più probabile resta il PD. Il governo potrebbe essere addirittura guidato da un esponente del partito democratico (potrebbe restare lo stesso Filip), con uomini di Dodon in alcuni posti chiave. Si tratterebbe di una situazione grigia, ma che non scontenterebbe nessuno, né Bruxelles, né Mosca. L’UE continuerebbe ad aiutare economicamente la Moldavia, garantita dalla presenza del PD nella coalizione di governo, e dal rispetto dell’accordo siglato nel 2014. Dal canto suo il Cremlino non dovrà sostenere il paese da un punto di vista economico e potrà sempre vantare la presenza dell’amico Dodon alla presidenza e dei suoi accoliti all’interno del governo, prevenendo quindi uno spostamento troppo a ovest di Chisinau. Il PSDM e il PD hanno già votato insieme la riforma della legge elettorale che ha introdotto nel paese un sistema misto.

ACUM: grande risultato

Sembra quasi impossibile un’alleanza tra i socialisti e il movimento europeista e anti-corruzione ACUM, guidato dal duo Nastase-Sandu. Altrettanto difficile sembra una coalizione tra ACUM e il PD: in una conferenza stampa tenuta questa mattina, i due leader del movimento hanno duramente accusato la leadership del partito democratico di compravendita di voti e di uso illecito della macchina amministrativa, definendo addirittura queste elezioni come una delle pagine più nere della storia della Moldavia. La Sandu ha inoltre puntato il dito contro le operazioni di impedimento del voto di cui sarebbero stati vittima molti moldavi all’estero. ACUM è la forza politica chiaramente più europeista, con un fortissimo afflato legalista e anti-corruzione. I suoi leader sono da anni in prima linea nella lotta per avvicinare la Moldavia all’Europa. Nastase si è candidato lo scorso giugno alla carica di sindaco di Chisinau, vincendo alle elezioni ma venendo successivamente bloccato da una sentenza della magistratura per “presunte” irregolarità durante il voto. Una sentenza chiaramente politica che ha portato migliaia di persone per le strade della capitale per protestare. La Sandu si è candidata alle ultime elezioni presidenziali, venendo sconfitta da Dodon; conserva tuttavia una grossa popolarità a Chisinau e tra i moldavi all’estero. Il successo di ACUM è stato netto nella capitale, dove si è assestato intorno al 37%, risultando il primo partito.

Futuro incerto

Da anni gli osservatori più pessimisti vedono nella Moldavia un nuovo possibile scenario delle tensioni tra l’occidente e la Russia. Difficile pensare che la situazione possa degenerare, a maggior ragione dopo il voto di ieri. Le forze europeiste, o comunque non ostili all’occidente, pur conservando le loro insormontabili differenze, costituiscono la maggioranza quasi assoluta. Se si vanno a guardare poi i dati economici, specialmente quelli che riguardano gli scambi commerciali, ci si accorge che il 70% delle esportazioni moldave è diretto verso l’UE. Il peso della Russia nel paese, tuttavia, non va sottovalutato. Mosca fornisce a Chisinau il 95% del suo fabbisogno di gas e continua ad avere truppe stanziate in Transnistria. Inoltre, in molti moldavi è ancora forte un senso di vicinanza alla Russia in virtù del comune passato comunista. I prossimi giorni saranno decisivi per chiarire la situazione e capire che strada prenderà il paese. 

 

Foto: realitatea.net

 

Chi è Francesco Magno

Dottorando presso l'università di Trento con un progetto sulle politiche nazionalizzatrici dei governi romeni nel periodo interbellico. Laureato in storia contemporanea presso l'università di Padova con una tesi sulle epurazioni del regime comunista romeno nel mondo delle libere professioni. Si occupa da anni di Romania, paese dove ha trascorso diversi soggiorni di studio e ricerca, con particolare attenzione al nazionalismo romeno e alle politiche di nazionalizzazione in aree di frontiera.

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