“Avrete molte sfide sulle vostre spalle”, l’ultima lettera di Ljudmila Alekseeva

Si è spenta sabato 8 dicembre Ljudmila Michajlovna Alekseeva, storica attivista per i diritti umani russa. Dissidente ai tempi dell’Unione Sovietica, Alekseeva è stata tra i fondatori del Gruppo Helsinki di Mosca nel 1976. Si è spenta a 91 anni, dopo una vita passata a difendere i diritti umani, consapevole che non avrebbe potuto partecipare alle celebrazioni per il settantesimo anniversario della firma della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo.

Proprio con questa consapevolezza ha scritto una lettera, indirizzata ad amici e colleghi, ma, soprattutto, a una nuova generazione di attivisti. Un testamento lasciato a chi, da ora in poi, avrà il peso della sua eredità sulle spalle. Un’eredità fatta di lotte e manifestazioni, dialoghi e petizioni, un’esperienza pluriennale difficile da eguagliare, una responsabilità che qualcuno dovrà avere il coraggio di sobbarcarsi.

Ljudmila Michajlovna se n’è andata con la consapevolezza di aver fatto tanto, ma con la speranza che qualcuno possa fare ancora di più. Come dopo una lunga corsa, passa il testimone. Starà ai giovani russi – ma non solo – proseguire sulla sua strada.

Pubblichiamo una traduzione della sua lettera.

“Miei cari amici, colleghi!

Mi dispiace molto che la mia salute non mi abbia permesso di essere con voi oggi, in un giorno molto importante per tutti noi, mentre festeggiamo i settanta anni della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani!

Abbiamo davvero qualcosa da festeggiare e su cui riflettere in questo giorno. Settanta anni fa è stato adottato il documento più importante che, attingendo alla tragica esperienza della terribile seconda guerra mondiale, ha posto le regole universali della vita insieme sul nostro pianeta, basate sul rispetto della dignità umana e dei diritti umani.

Negli ultimi decenni, abbiamo lavorato al meglio delle nostre forze e talenti per garantire che questa importante dichiarazione fosse piena di contenuti reali, diventasse parte della cultura e della politica, fosse protetta da leggi e istituzioni e si sviluppasse nella nostra vita quotidiana. È stato un percorso difficile, con successi variabili a velocità diverse, con vittorie e delusioni, guadagni e perdite amare.

In generale, guardando indietro, vale la pena notare l’indiscusso progresso nello sviluppo del diritto internazionale, l’abbandono del sistema coloniale, il graduale abbandono della pena di morte, la lotta globale contro la discriminazione e il pregiudizio razziale e per l’uguaglianza tra donne e uomini. Sempre più persone sul pianeta vivono in condizioni di libertà e democrazia, siamo comunque riusciti a evitare una nuova guerra mondiale, e in generale l’intensità dei conflitti militari tende ancora a diminuire. Questo progresso sarebbe stato impossibile senza un movimento attivo di difensori dei diritti umani e umanisti in tutto il mondo! Allo stesso tempo dobbiamo ammettere che, mentre ci allontaniamo nel tempo dalle lezioni della seconda guerra mondiale, le nuove generazioni si rivolgono con sempre più cinismo e indifferenza a un sistema ancora non consolidato di valori e istituzioni, sfidando costantemente la sua solidità.

La crescita del populismo e del nazionalismo sullo sfondo della crisi migratoria, i conflitti per motivi religiosi, la rinascita di governanti autoritari e le visioni del mondo in alcune sue parti, il rifiuto degli obblighi internazionali da parte dei singoli stati (inclusa la Russia, che è particolarmente deplorevole per noi) minacciano le nostre importanti ma fragili conquiste passate e pongono nuove sfide sulle vostre spalle. Speravo sinceramente che saremmo stati in grado di lasciare un mondo migliore e più giusto, in cui non ci sarebbe stato posto per le privazioni e le sofferenze che gravavano sulla mia generazione e su quelle precedenti. Lo spero ancora, ma sfortunatamente è già ovvio che anche voi dovrete affrontare molte difficoltà e sfide. Voglio solamente credere che la vostra generazione non ripeterà tutti i nostri errori, ma sarà in grado di fare affidamento su alcuni risultati ed esperienze.

Uno dei problemi più importanti del movimento globale per i diritti umani è che una parte di essa è stata burocratizzata ed è diventata un elemento di garanzia per le attività dei governi nazionali o delle organizzazioni intergovernative (specialmente in Europa). Alcuni di loro sono attivamente coinvolti direttamente in politica, il che limita la capacità di influenzare la visione della maggioranza dei cittadini, limitandosi a lavorare con una ristretta cerchia di alleati politici. Ciò non significa che io sia contraria alla collaborazione con le autorità o i politici, significa solo che abbiamo bisogno di molte più persone nel movimento che siano pronte a comunicare e condividere i loro valori con un pubblico più ampio, specialmente tra i giovani.

Penso che questo sia il nostro compito più importante: uscire dal “ghetto” di una comunicazione confortevole, con persone che la pensano allo stesso modo, o da un lavoro tematicamente ristretto fatto da esperti, e andare incontro alle masse, impegnarsi a educare a un nuovo livello, con nuovi approcci, tecnologie e persone. È proprio un’ampia attività di educazione ai diritti umani e – più in generale – all’umanismo a dover diventare uno dei nostri compiti più importanti. Dobbiamo lottare con tutte le nostre forze per mantenere la nostra unità e benevolenza all’interno movimento! Potremo essere divisi sulla strategia da adottare per raggiungere alcuni obiettivi, o a causa di opinioni individuali, ma al fine di raggiungere obiettivi strategici comuni dobbiamo tollerare le nostre differenze, rispettarci e sostenerci a vicenda, e non permettere alle autorità di istigare conflitti interni e sfiducia reciproca.

Una caratteristica speciale del movimento per i diritti umani è sempre stata la solidarietà internazionale. Lo è stata con la società civile di Bielorussia, Asia centrale e altri paesi. Ora sono importanti azioni di solidarietà con i difensori dei diritti umani in Ucraina, in particolare in Crimea. Il sostegno al movimento pacifista dei tatari di Crimea è sempre stato un compito specifico del gruppo di Helsinki di Mosca e di tutto il nostro movimento per i diritti umani. 

Mi sembra che ci attendano tempi difficili. Anche in Russia. Vediamo perfettamente quanto siano deboli la società civile, la cultura giuridica e le istituzioni democratiche nel nostro paese. È ingenuo pensare che siano solo ed esclusivamente le nostre autorità a esserne colpevoli. Sì, siamo stati davvero sfortunati con le autorità, ma il fatto che queste autorità possano contare, attraverso semplice propaganda e manipolazione, sul sostegno della maggioranza dei nostri concittadini, è anche colpa nostra. Abbiamo sottovalutato l’influenza di una coscienza imperiale sciovinista ferita, eredità del passato totalitario, non sempre sappiamo scegliere le giuste argomentazioni, lo stile e la forma di comunicazione per convincere le persone. Senza questa capacità, anche in caso di cambiamento, con un potere più solidale con la nostra visione, dipenderemo ancora dalla volontà e dalle opinioni di politici inclini al populismo e al cinismo, che continueranno a manipolare la società.

Dobbiamo imparare a comunicare e diffondere i nostri punti di vista e valori tra tutti i nostri concittadini, senza rinunciare a nessuno. Né alle autorità, né all’opposizione, né alle vittime del dispotismo, né agli autori dei crimini, perché sono tutti i nostri concittadini e sono persone, portatrici della dignità umana, per le quali lavoriamo e con cui viviamo e creiamo un mondo migliore. Dobbiamo difendere le nostre convinzioni, i diritti e le libertà rimaste e in costante restrizione, resistendo all’isolazionismo, alla militarizzazione e alla clericalizzazione della vita pubblica, indicando alle autorità e alla società gli errori del percorso scelto. Non dobbiamo permettere il dominio dell’oscurantismo ideologico, ma fornire, anche nelle condizioni più difficili, un’opportunità per l’esistenza e la diffusione di un’opinione alternativa. Dobbiamo continuare a difendere le vittime della tirannia delle autorità, dobbiamo proteggere senza compromessi noi stessi e i critici delle autorità che vengono perseguitati, di fronte alla crescente repressione politica.

Vi prego di inviare le mie più calorose parole di sostegno al caro L’ev Alexandrovič Ponomarev [arrestato per aver pubblicizzato sui social media una manifestazione non autorizzata, N.d.T.] e invito tutti i colleghi a unirsi urgentemente in azioni in sua difesa! Dobbiamo ricordarci di tutti gli altri prigionieri politici e prigionieri di coscienza e cercare costantemente il loro rilascio incondizionato e immediato! I funzionari russi di oggi continuano a ripetere gli errori dei loro predecessori, limitando le libertà nella speranza di rimanere al potere con l’aiuto di metodi dittatoriali, aggravando in tal modo la propria posizione e aumentando le possibilità di un crollo incontrollabile dell’autorità per via della resistenza della società e, Dio non voglia, della violenza. Credo che non dovremmo essere complici in uno scenario del genere, ma dovremmo, nonostante tutto, spiegare pazientemente alle autorità che è nel loro interesse e nell’interesse del paese cambiare rotta, assicurare una libera competizione politica e garantire le libertà civili. Non possiamo e non dobbiamo essere guide nella rotta del “tanto peggio, tanto meglio”, perché a essere peggiori non saranno solo le autorità, ma tutti noi, mentre la via d’uscita da questa spirale sarà in definitiva ancora più lunga e più complessa.

Dobbiamo fare appello ai valori, all’esperienza storica e al buon senso. È molto difficile, ma è necessario, e se siamo convincenti, coerenti e uniti, allora il successo sarà sicuramente dalla nostra parte. Credetemi, so di cosa sto parlando. Quando abbiamo iniziato il nostro difficile cammino nella difesa dei diritti umani, avevamo molti meno motivi per essere ottimisti rispetto a oggi, ma abbiamo creduto nel successo della nostra causa senza speranza! Oggi vi auguro la stessa fede, la forza e buona fortuna dal profondo del mio cuore!”

Chi è Maria Baldovin

Nata a Ivrea (TO) nel 1991, ha studiato lingue e letterature straniere all’università di Torino e ha poi deciso di improvvisarsi scienziata politica, con una magistrale in studi sull’Est Europa. Al momento cerca di fare la pendolare tra Torino e Bruxelles, con grande gioia delle compagnie aeree. Per East Journal scrive prevalentemente di Russia, ma ha anche una passione per la Germania (ex orientale, s’intende).

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