UCRAINA: Amazon accusato di vendere gadget separatisti

Da KIEV – Il leader dello shopping online Amazon, a due giorni dal Black Friday, viene accusato da alcuni ucraini di promuovere il terrorismo internazionale con la vendita di gadget rappresentanti colori e loghi delle repubbliche separatiste, in particolare quella di Donetsk (DNR). 

Lo scorso 19 novembre il ministro della Salute ucraino Uljana Suprun ha pubblicato un post su Facebook invitando i suoi concittadini a boicottare le merci targate DNR commerciate da Amazon e a condividere la sua indignazione sui social network, che ha ottenuto nel giro di poco oltre 3000 like.

Il ministro ha inviato inoltre una mail al direttore esecutivo di Amazon Jeff Bezos con la richiesta di eliminare i prodotti in questione dal sito ufficiale, preferibilmente entro l’inizio delle festività natalizie.

Uljana Suprun, sostenuta dall’Ambasciata ucraina negli Stati Uniti, ha sottolineato che nessuno dovrebbe trarre profitto dalle vittime, e mettendo questi prodotti in vendita o acquistandoli è come pagare per uccidere qualcuno; i consumatori non dovrebbero finanziare la guerra ibrida del presidente russo Vladimir Putin contro l’Ucraina e il mondo civilizzato. “Oltre 10 000 persone sono morte a causa dell’invasione russa e dell’occupazione di questi territori ucraini”, aggiunge il ministro e continua: “La bandiera della DNR rappresenta il terrorismo, la repressione, la morte e l’occupazione”. Un’occupazione che dura dall’estate del 2014 e che si estende sul 7% del territorio ucraino.

Oltre ad adesivi e bandiere nere, blu e rosse della repubblica separatista di Donetsk, l’elenco degli oggetti in vendita comprende: plettri tricolore, cancelleria varia (penne, custodie, astucci), asciugamani da spiaggia o da picnic, magliette e vestitini per bambini (tra cui body per neonati). Non mancano i distintivi di veterani e patrioti dell’esercito.

Immagine: Uljana Suprun

Chi è Claudia Bettiol

Nata lo stesso giorno di Gorbačëv nell'anno della catastrofe di Chernobyl, per East Journal si occupa dell'area russofona. Linguista e grande appassionnata di architettura sovietica, dopo un anno di studio alla pari ad Astrakhan, un Erasmus a Tartu e un volontariato a Sumy, ha lasciato definitivamente l'Italia per l'Ucraina, dove attualmente abita e lavora.

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