UNGHERIA: Orbán mette al bando gli studi di genere

Dopo averlo annunciato nei mesi scorsi, il governo di Viktor Orbán ha approvato un decreto legislativo, in vigore da sabato 20 ottobre, che vieterà l’insegnamento degli studi di genere nelle università ungheresi.

Le conseguenze e le reazioni

L’iter legislativo del decreto, iniziato a metà agosto di quest’anno, è terminato pochi giorni fa con l’approvazione di misure che toglieranno fondi e accreditamento per i corsi universitari in studi di genere. Di fatto, conseguenze dirette ci saranno per le sole due università ungheresi che offrivano studi di genere tra i loro corsi, ovvero l’Eötvös Loránd University (ELTE) e la Central European University (CEU), fondata dall’acerrimo nemico di Orbán George Soros.

La CEU ha avvertito che la perdita di questo corso è una perdita per la comunità accademica ungherese e per le politiche pubbliche democratiche. Secondo il rettore dell’università, Michael Ignatieff, questo decreto farà venire i brividi alla comunità accademica.

D’altro tenore i commenti della maggioranza. Secondo il deputato Lőrinc Nacsa gli studi di genere sono: “Un lusso dispendioso e distruttivo, economicamente non sostenibili”, mentre Gergely Gulyas, capo dello staff di Orbán ha chiarito che le persone nascono uomini o donne, possono vivere la loro vita come vogliono, ma l’amministrazione non ha intenzione di spendere fondi pubblici in questo settore educativo. Infine, il vicepremier Zsolt Semjen ha affermato che non ha senso insegnare studi di genere nelle università, perché: “È un’ideologia, non una scienza”, e ancora, che non c’è mercato per laureati in questo settore perché: “Nessuno assumerebbe un gender-ologo”.

Studi di genere

Gli studi di genere sono una disciplina riconosciuta da decenni come parte integrante del panorama accademico mondiale. Tra gli studi di genere non ci sono solo i women’s studies, ovvero gli studi che includono donne, femminismo e genere, ma anche e i men’s studies, ovvero studi su uomini e mascolinità, e i queer, o LGBTQ+ studies, che raccolgono studi sull’orientamento sessuale e l’identità di genere. Gli studi di genere non sono solo un rilevante ambito di ricerca, ma anche una prospettiva subordinata ad altre discipline. Si può adottare una prospettiva di genere nell’analizzare la politica, l’economia, la letteratura. Gli studi di genere ci hanno aiutato a capire come la crescita economica benefici di un maggiore tasso d’impiego femminile o come si costruiscano e determinino l’orientamento di genere e quello sessuale.

Decostruzione

Le affermazioni della maggioranza di governo risultano vuote. La scusa secondo la quale il corso in studi di genere sia gravoso per il bilancio dello stato è risibile. Il corso di studi è insegnato da due università, una delle quali, essendo privata, non dipende da fondi statali. L’idea che non esista un mercato per un “gender-ologo”, che sarebbe più corretto definire studioso o esperto in studi di genere, è smentita dal fatto che gli studi di genere sono una materia interdisciplinare che può offrire impiego in una varietà di settori. Chi sta contribuendo in maniera diretta a un incremento di disoccupazione è il governo, che sta togliendo il lavoro a docenti e ricercatori che lavorino in quest’ambito di studi in Ungheria.

Il fatto che gli studi di genere siano “un’ideologia, non una scienza” è un’affermazione imprecisa e sbagliata. Un’ideologia è un sistema di idee che punta a spiegare e cambiare il mondo. Gli studi di genere non sono un’ideologia, perché al loro interno si svolgono dibattiti tra autori che sostengono teorie diverse e anche opposte tra loro. Al contrario, gli studi di genere sono a tutti gli effetti una scienza, parte del più ampio panorama delle scienze sociali. La scienza non si riduce a formule matematiche e microscopi, ma si costituisce di tutte le attività intellettuali che contribuiscano all’aumento del sapere umano. L’attività intellettuale ci aiuta a migliorare come persone e come specie.

Si parte dal presupposto sbagliato secondo cui la politica è opinione. No, la politica è l’ambito di discussione ed adozione di scelte che hanno impatto sulla comunità. Sì, in politica vengono espresse tante idee diverse tra loro. No, il fatto che non sappiamo quale decisione sia la più giusta per una comunità non significa che non esista alcuna decisione giusta. Non dovremmo esprimerci su un argomento che non conosciamo. L’attività intellettuale, o scientifica, serve a comprendere gli argomenti per permetterci di arrivare a una decisione che sia la più giusta possibile. Togliere questa possibilità significa aumentare la probabilità di prendere decisioni ingiuste.

Naturalmente, questo decreto legislativo è in linea con le politiche repressive del primo ministro Orbán. La democrazia illiberale da lui auspicata punta alla progressiva riduzione delle libertà. Il modo più efficace per uccidere la libertà alla sua radice è proprio questo, sopprimere il libero pensiero.

Fonte immagine: Al Jazeera, Zoltan Balogh/EPA/Hungary Out

Chi è Gian Marco Moisé

Dottorando alla scuola di Law and Government della Dublin City University, ha conseguito una magistrale in ricerca e studi interdisciplinari sull'Europa orientale e un master di secondo livello in diritti umani nei Balcani occidentali. Ha vissuto a Dublino, Budapest, Sarajevo e Pristina. Parla inglese e francese, e di se stesso in terza persona.

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Un commento

  1. Io credo che la disoccupazione la foraggino queste organizzazioni. Provate a sentire giovani alle porte del diploma scolastico sul bus come mi succede spesso. Vogliono lavorare, tutto qui, e non ne possono più di nozionismo gratuito e avulso dalla realtà economica della vita di tutti i giorni. Ed io sono con loro e non con Soros. Saluti.-

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