UCRAINA: I cyborg, gli eroi che non muoiono mai. La battaglia dell’aeroporto di Donetsk sui grandi schermi

Da KIEV, UCRAINAGli eroi non muoiono mai, proprio come i cyborg del lungometraggio di Achtem Seitablaev, regista ucraino e tataro di Crimea. Cyborgs. Heroes never die” (in ucraino: Кіборги. Герої не вмирають) è proprio il titolo che porta l’ultima pellicola dedicata al conflitto armato nel Donbass e che vede come protagonisti ucraini e russi contendersi, questa volta, l’aeroporto di Donetsk.

Documentari, film e libri che raccontano gli eventi infelici che stanno accadendo in Ucraina di certo non mancano. Fin dall’inizio delle proteste di Maidan, che hanno visto la defenestrazione di Viktor Yanukovich, ne sono stati prodotti parecchi da entrambi le parti e più o meno affidabili. Il documentario sulla rivoluzione più degno di nota rimane, probabilmente, “Winter On Fire”, nominato come miglior film-documentario agli Academy Awards 2016, mentre la Russia si gioca un grande flop con “Crimea“, uscito lo scorso settembre.

Per quanto riguarda la letteratura, invece, è l’autore e musicista ucraino Serhij Žadan che parla più o meno velatamente del conflitto nelle sue poesie e romanzi, tra cui il libro “Vorošilovgrad” (antico nome della città orientale di Luhansk, che rimane sotto il controllo separatista) e “Internat”, tradotto di recente anche in italiano e pubblicato da Voland con il titolo “La strada del Donbas”.

Lo scorso dicembre ha fatto, invece, la sua comparsa “Cyborgs. Heroes never die”. Achtem Seitablaev porta sul grande schermo la storia e le vicissitudini di alcuni ucraini che combattono per il controllo dell’aeroporto di Donetsk, dipingendo la vita di guerra di cinque uomini, soprannominati poi cyborg, disposti ad uccidere e pronti a morire per la patria, nonostante le differenze di credo, professione e classe sociale.

La caduta dell’aeroporto di Donetsk

Ristrutturato e inaugurato con grande clamore per gli europei di calcio del 2012, il terminal scintillante con pareti di vetro dell’Aeroporto internazionale di Donetsk “Sergej Prokof’ev” (dal nome del compositore nato nella regione) è diventato uno dei terreni di battaglia più sanguinosi del conflitto armato più devastante d’Europa dalle guerre balcaniche degli anni ’90, ora sfondo e protagonista di questa recente pellicola cinematografica.

Oggi l’aeroporto è una struttura di cemento completamente amorfa e annerita che rappresenta un’icona della resistenza ucraina, dove le schermaglie persistono ma senza ormai valore. I soldati ucraini combatterono, infatti, fin dal maggio 2014, con un’abilità e una tenacia sovrumane per difendersi dai separatisti russi, i quali bombardarono l’area senza sosta per 242 giorni. Nonostante la dura sconfitta proclamata il 21 gennaio del 2015, gli ucraini si guadagnarono il rispetto della propria nazione per il coraggio dimostrato nella resistenza fino all’ultimo fiato di uno dei simboli del tragico conflitto. Furono mesi terribili, ricchi di stress e tensione fisica e psicologica, che videro il corpo armato ucraino vedersi affibbiare il soprannome di “cyborg” proprio dagli avversari.

Cyborg patriottici

Un soprannome, cyborg, che calza a pennello ai partecipanti alla battaglia, pronti a tutto per la propria patria e capaci persino di trasformarsi in soldati disumani: in una delle scene iniziali del film si può osservare, ad esempio, il trauma psicologico subito da un soldato ucraino mentre trascina un prigioniero ferito e disarmato in un veicolo e gli spara addosso senza pietà. Un crimine di guerra passato quasi inosservato come tale.

Il nome cyborg, che i nostri nemici e aggressori volevano usare per offenderci, al contrario, è diventato sinonimo di coraggio, perseveranza e patriottismo del guerriero ucraino”, afferma Achtem Seitablaev. L’idea cinematografica, come egli stesso dichiara, è di “mostrare la forza di spirito dei nostri eroi e l’importanza di resistere a questa guerra per creare un nuovo paese, libero e felice”.

Moltissimee le domande che si pongono i nostri eroi e altrettante le risposte che cercano anche tra il pubblico: perché sei qui? Perché stai combattendo? Perché ami l’Ucraina? Attraverso conversazioni, discussioni accese tra i personaggi principali, vengono a galla molte questioni importanti che ancora oggi la società ucraina si trova ad affrontare. L’invasione russa è avvenuta perché la vecchia generazione di ucraini non è riuscita a garantire la vera indipendenza dell’Ucraina? I giovani ora stanno pagando per gli errori dei loro padri? Quale ideologia salverà l’Ucraina, il nazionalismo ostinato o un’opinione più moderata e liberale?

Tutte queste polemiche si scontrano tra loro mentre i protagonisti del film litigano e dibattono tra la routine della guerra. Una routine dove è ben presente una buona dose di umorismo da trincea: i soldati si raccontano aneddoti e barzellette per sdrammatizzare e darsi animo in questa pellicola realistica che solleva argomenti sensibili, osservati da angolazioni diverse, rendendo il lavoro di Seitablaev unico nel suo genere. Sullo schermo viene rappresentato un momento cruciale del conflitto ucraino, un conflitto che però continua ad essere più attivo che mai e le cui sorti sono ancora sconosciute.

Propaganda ucraina?

Chiaramente a sostegno dello sforzo bellico, i cyborg non sono interamente propagandistici, sebbene la narrativa si avvicini indubbiamente alle idee promosse dal governo ucraino. In fondo, non ci si poteva di certo aspettare il contrario: oltre la metà del budget di 47 milioni di hryvne (l’equivalente di 1,8 milioni di dollari) del film proviene dallo stato, e un aiuto significativo è stato fornito dal Ministero della Difesa e dallo stato maggiore.

Tra il pubblico, il film, uscito nelle sale lo scorso 6 dicembre (giorno delle forze armate, una coincidenza?), è stato per lo più ben accolto dagli spettatori, anche se alcuni soldati ucraini che hanno combattuto all’aeroporto di Donetsk lo hanno criticato per non aver rappresentato gli eventi con totale precisione. Secondo il difensore dell’aeroporto Kirill Nedrja, tuttavia, i veterani di guerra hanno contribuito alla realizzazione dell’intreccio fornendo molti dettagli sulla loro esperienza, quali le locuzioni usate dai soldati sia in lingua russa che ucraina, le parole gergali e le tattiche di combattimento specifiche. “The Cyborgs” riesce così a dare un contorno ed un’immagine molto realistica della guerra nel Donbass, giocando con le personalità disparate dei cinque protagonisti: un giovane che si rifiuta di obbedire agli ordini, un volontario anziano ma audace e convinto, un comandante dalle idee nazionaliste radicali e due soldati russofoni dalla battuta facile.

In fondo, come ribadisce anche Daria Badior, critico cinematografico ed editore culturale per l’agenzia di stampa ucraina LB.ua, “è troppo presto per rispondere obiettivamente alla guerra, è troppo doloroso, fa ancora male”. E sottolinea come la narrativa del film sia debole: “Forse il più grande difetto è che quasi dimentichi il film nel momento in cui finisce”.

Chi è Claudia Bettiol

Laureatasi in Traduzione e Mediazione Culturale a Udine con una tesi sulla diatriba tra slavofili e occidentalisti, e grande appassionnata di architettura sovietica, per East Journal si occupa dell'area russofona. Le sue esperienze oltreconfine finiscono sempre per essere rivolte verso Est, forse perché nata nel 1986 e lo stesso giorno di Michail Gorbačëv. Dopo un anno di studio alla pari ad Astrakhan, un Erasmus a Tartu e un volontariato a Sumy, ha lasciato definitivamente l'Italia per Kiev, dove attualmente abita e lavora.

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Un commento

  1. “I soldati ucraini combatterono, infatti, fin dal maggio 2014, con un’abilità e una tenacia sovrumane per difendersi dai separatisti russi”: è giornalismo (seppur di bassa lega) o propaganda? La qualità passata di EJ è, oramai, solo un ricordo purtroppo.

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