UCRAINA: Come Limonov, ma più rock. E con più stile: Serhiy Zhadan

RUBRICA: Ucraina in pillole

(cultura)

Z come Zhadan

I suoi libri sono stati tradotti in molte lingue europee (tedesco, inglese, polacco, serbo, croato, lituano, bielorusso, russo, ungherese, armeno, italiano e svedese) e i critici letterari russi, di solito nient’affatto benevoli con gli autori ucraini, dicono di lui che è lo scrittore contemporaneo che oggi manca alla Russia.

Serhiy Zhadan, enfant terrible della letteratura ucraina, venerato in patria come una vera e propria rockstar, è il portavoce di una generazione che, nonostante la lentezza dei cambiamenti nel proprio paese, guarda ancora fiduciosa all’Europa ed è orgogliosa della propria “ucrainità”.  Originario di Starobilsk, cittadina nella regione orientale di Luhansk, a dieci chilometri dal confine russo, Zhadan scrive rigorosamente in ucraino e parla di preferenza questa lingua. A chi gli fa notare che nell’Ucraina dell’Est tutti si esprimono in russo, lui replica con pacatezza che questo è uno stereotipo e che la sua famiglia ha sempre preferito l’idioma nazionale a quello dei soviet.

Nonostante la sua fama abbia da tempo varcato i confini della sua Kharkiv, dove risiede da più di 20 anni e dove all’epoca della Rivoluzione Arancione organizzò le manifestazioni di piazza, Serhyi lo potresti tranquillamente confondere con uno dei tanti studenti universitari che, seduti sulle panchine dei giardini Shevchenko, addentano fumanti pirozhki tra una lezione e l’altra. Anche perché Zhadan, un po’ per la sua aria da bravo ragazzo, un po’ per l’aspetto da adolescente, non dimostra affatto le sue trentanove primavere. E fai davvero fatica a credere che lui, con quell’aria mite e riservata, scriva di zapoy (abusi alcolici) dentro vagoni ferroviari come l’altro kharkiviano d’adozione Eduard Limonov. Quel Limonov che, nonostante le sue posizioni politiche anti-ucraine, Zhadan considera da un punto di vista letterario un vero e proprio maestro.

Leggendo alcune pagine di Depeche Mode, l’unico romanzo di Zhadan finora pubblicato in Italia, non è difficile trovare alcune assonanze con il controverso scrittore russo. Gli scenari di periferia, funzionali all’economia narrativa di questo libro che ritrae sogni, speranze, illusioni e disillusioni della gioventù di Kharkiv all’indomani del crollo dell’Unione Sovietica, rimandano, in un inevitabile gioco di intertestualità, proprio alla Kharkov khruscioviana descritta da Limonov in Podrostok Savenko. Ma sarebbe fuorviante considerare Zhadan un epigono dello scrittore russo. Serhiy infatti non è solo un brillante romanziere, ma anche un raffinato poeta capace di fondere nei suoi versi tradizione e modernità. Kerouac e Skovoroda, Semenko e Ginsberg.

Per Zhadan, sono sue parole, non esiste una distinzione netta tra prosa e poesia, perché fanno entrambe parte di uno stesso universo. Sarà per questo motivo che il ragazzo di Starobilsk, sempre alla ricerca di nuove forme espressive, si è cimentato con successo anche nella scrittura di sceneggiature per il cinema e, in omaggio ai suoi amati Depeche Mode, nella stesura di testi di musica rock per la band “Sobaky v Kosmosi”.

Chi è Massimiliano Di Pasquale

laurea alla Bocconi in Economia Aziendale, ha lavorato a Londra come consulente di marketing, per imprese americane e inglesi, nel settore tecnologico. Tornato in Italia si dedica alla cultura, lavorando come consulente e scrittore freelance. E' è membro dell’AISU, Associazione Italiana di Studi Ucraini e scrive di politica internazionale sulle pagine di diversi quotidiani nazionali. Nel giugno 2007, con un’intervista all’allora Presidente ucraino Viktor Yushchenko, inizia la sua collaborazione con East, bimestrale di geopolitica sull’est dell’Europa e del mondo. Ha pubblicato il libro fotografico "In Ucraina, immagini per un diario" (2010) e "Ucraina, terra di confine" (2013).

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