STORIA: Le divisioni sindacali nell’Ungheria post-socialista

Il movimento sindacale ungherese vive oggi una crisi profonda, sia in termini di “efficacia” dell’azione negoziale sia in termini di unità del movimento. Questa crisi è dovuta in parte alle politiche del lavoro attuate da Orbán tra il 2010 ed il 2012. Tra queste, è opportuno ricordare gli emendamenti del 2010 sulle leggi che regolano il diritto di sciopero, l’abolizione della Legge sulle associazioni del 1990 (che regolava la formazione dei sindacati indipendenti) e l’introduzione di un nuovo Codice del lavoro nel 2012. Queste modifiche hanno ulteriormente liberalizzato il mercato del lavoro magiaro, oltre che minato alcuni dei diritti sindacali di base.

Tuttavia, per comprendere l’attuale crisi delle organizzazioni del lavoro ungheresi non ci si può limitare all’analisi delle politiche anti-sindacali portate avanti da FIDESZ nell’ultimo decennio. Infatti, nell’opera di logoramento dei diritti dei lavoratori, Orbán è stato facilitato dalle divisioni interne presenti nel movimento sindacale ungherese, incapace di organizzare un fronte unitario a livello nazionale sin dai primi anni 90 (Neumann, 2012).

1990. La nascita del Forum tripartito

Il passaggio da un’economia pianificata ad un’economia di mercato ha causato una profonda ristrutturazione del modello di relazioni industriali, fino ad allora caratterizzato da un sostanziale allineamento tra gli interessi dei sindacati ufficiali, rappresentati del Consiglio nazionale dei sindacati SZOT (Szakszervezetek Orszagos Tanacsa) e quelli dello Stato.

Con la fine dell’economia pianificata e l’innesto del libero mercato, questo modello viene progressivamente sostituito da un sistema ispirato al modello di contrattazione triangolare tipico delle società capitalistiche. Le prime modifiche in tal senso sono apportate nel 1990 da József Antall, leader del Forum democratico ungherese (Magyar Demokrata Fórum) e capo del primo governo eletto dopo la fine del regime, il quale avvia un processo di occidentalizzazione del modello di negoziazione sindacale che vede il suo fine principale nella nascita del Forum Tripartito. L’avvio di questa trasformazione, fortemente supportata dell’International Labour Organization (ILO), verrà successivamente accolta in modo favorevole anche dell’Unione Europea (Neumann, 2012).

Due “blocchi” sindacali

Nella nuova struttura tripartita le organizzazioni dei lavoratori si dividono principalmente in due blocchi: i sindacati riformati e i sindacati indipendenti. I primi sono gli eredi dei sindacati SZOT, e rappresentano le continuità con il passato socialista. I secondi, nati dopo il crollo del regime, rivendicano invece la distanza ideologica dall’ormai disciolto Partito Socialista Operaio Ungherese (Magyar Szocialista Munkáspárt).

Sebbene l’intenzione del governo Antall è quella di unificare la lotta sindacale in un unico canale istituzionale, la contrapposizione ideologica tra i due blocchi (riformati vs indipendenti) rende questo progetto difficile da realizzare. Tra le organizzazioni indipendenti, la Lega democratica dei sindacati (LIGA), fondata nel 1989 e guidata da pochi sindacalisti e molti accademici (perlopiù provenienti dalle Università di Budapest) si presenta come la formazione più agguerrita nel denunciare i privilegi dei sindacati riformati (Hughes, 2001).

Indipendenti vs riformati

In particolare, gli attacchi della LIGA si indirizzano contro il MSzOSz (Magyar Szakszervezetek Országos Szövetsége), “colpevole” di aver ereditato le proprietà e il capitale finanziario del vecchio sindacato di regime SZOS. Ad incrementare i malumori delle LIGA c’è anche la questione legata al numero di iscritti. Se infatti il MSzOSz supera i 2 milioni di membri, la lega democratica dei sindacati non raggiunge i 200 mila affiliati (Hughes, 2001).

Agli occhi del sindacato indipendente, le proprietà e i capitali accumulati dal MSzOSz, insieme all’alto numero dei lavoratori affiliati, sono il frutto del rapporto subalterno avuto da quest’ultimo con il regime socialista, e quindi considerate illegali nel nuovo contesto politico-economico. La LIGA rivendica quindi la necessità di spezzare tutte le connessioni con il vecchio regime, in modo tale da avviare un modello di attività sindacale democratica e libera a tutti gli effetti (Hughes, 2001).

L’assenza di un’azione sindacale unitaria

Se, da una parte, le denunce dei sindacati indipendenti nei confronti dei loro “cugini” riformati possono essere considerate legittime e coerenti con il cambiamento storico in atto in Ungheria, è altrettanto vero che la frammentazione che ne conseguì influì drammaticamente sulla forza contrattuale di tutto il movimento sindacale ungherese durante gli anni 90. Lo sviluppo di due blocchi contrapposti allontanò progressivamente i lavoratori ungheresi dall’attività sindacale, già pesantemente messa in crisi dall’emergere di valori individualisti e da una latente sfiducia verso le azioni collettive propria della società civile ungherese. Tutto questo è dimostrato dal crollo dell’affiliazione sindacale tra i lavoratori: nel giro di 5 anni (1991-1996) il maggiore sindacato magiaro, il MSzOSz, perde 2 milioni di iscritti (Frege, 2001).

Sulla base di questi presupposti FIDESZ è stato in grado, dal 2010 in poi, di sviluppare un dialogo selettivo con la LIGA e il sindacato di ispirazione cattolica MOSZ (Munkástanácsok Országos Szövetsége), escludendo progressivamente i “sindacati riformati” dal confronto istituzionale (Neumann, 2012). Appoggiandosi a frammentazioni che hanno radici nel periodo di transizione degli anni 90, Orbán ha quindi applicato una politica del divide et impera, approfittando dell’incapacità cronica del movimento sindacale ungherese di essere unito. In questo senso, la fusione avvenuta nel 2013 tra i sindacati riformati rappresenta una speranza per un futuro miglioramento della forza contrattuale sindacale nel paese, sebbene la strada verso un’azione comune con le organizzazioni di lavoro indipendenti resti ancora tutta in salita.

 

Chi è Stefano Cacciotti

Sono nato a Colleferro (RM) nel '91 mentre i paesi del socialismo reale si sgretolavano. Sociologo di formazione, ho proseguito i miei studi con una magistrale sull'Europa orientale (MIREES) e un master in Comunicazione storica.

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