East Journal si rinnova. Elogio alla lentezza

In questi anni sono stati in tanti, più o meno giovani, ad avvicinarsi a East Journal iniziando a scrivere con noi, entrando a far parte del nostro gruppo. Un gruppo che ogni giorno impara, senza maestri e senza allievi, e che ha fatto di East Journal una palestra per tanti che hanno sentito il desiderio di cimentarsi nel giornalismo e nella divulgazione. Tuttavia, per mantenere alta la proposta culturale e informativa, occorre fare delle scelte. Per questo East Journal ha deciso di ridurre sia il numero di articoli prodotti settimanalmente, sia il numero di collaboratori, rinunciando alla velocità in nome della riflessione. Non inseguiremo più la notizia, la news dura e pura, con il rischio di appiattirci su una visione delle cose tutta votata al presente, no, quello che faremo sarà darvi approfondimenti, analisi, riflessioni di più ampio respiro che dei fatti indaghino le cause e le conseguenze, in nome di quello che – tra il serio e il faceto – chiamiamo slow-journalism. Un giornalismo lento, di contenuto, fatto da ricercatori, studiosi, giornalisti con solide competenze.

Non potremo proporvi grandi inchieste o reportage dai fronti caldi del mondo, poiché le risorse economiche per quel tipo di lavoro non le abbiamo. Come sapete, il nostro è un progetto povero di denari ma ricco, ne siamo convinti, di competenze e intelligenze. Speriamo che altri si uniscano a noi, non solo studenti di belle speranze, quali anche noi siamo stati anni fa, ma soprattutto giovani ricercatori, studiosi, professionisti che – come noi – non hanno smesso di impegnarsi in ciò che amano anche quando i destini, a volte, sono avari di fortuna o soddisfazioni.

Quello che vogliamo fare è quindi aprirci a nuovi autori, nuove collaborazioni, nuovi orizzonti anche geografici allargando lo sguardo all’Europa intera, ai suoi fenomeni sempre più interconnessi, pur mantenendo a est il centro della nostra attenzione. Il rinnovamento che vi proponiamo è quindi in nome della lentezza e della riflessione in opposizione alla dilagante velocità dei media che tutto creano e tutto, subito, dimenticano. I prossimi anni li dedicheremo a questo, sarà un lungo cammino, senza fretta e senza ansie. Speriamo che numerosi ancora camminerete con noi.

Chi è Matteo Zola

Giornalista professionista e professore di lettere, classe 1981, è direttore responsabile del quotidiano online East Journal. Collabora con Osservatorio Balcani e Caucaso e EastWest. E' stato redattore a Narcomafie, mensile di mafia e crimine organizzato internazionale, e ha scritto per numerose riviste e giornali (Nigrizia, Il Tascabile, il Giornale, Il Reportage). Ha realizzato reportage dai Balcani e dal Caucaso, occupandosi di estremismo islamico e conflitti etnici. E' autore di "Congo, maschere per una guerra", Quintadicopertina editore, Genova, 2015; e di "Revolyutsiya - La crisi ucraina da Maidan alla guerra civile" (curatela) Quintadicopertina editore, Genova, 2015.

Leggi anche

KIOSK: 25 aprile, una Resistenza internazionale

Nella puntata di giovedì 25 aprile, il viaggio di Kiosk è andato nella direzione opposta rispetto al solito: invece di dirigerci verso l’Est Europa, abbiamo ripercorso le storie e i sentieri di chi dall’Est Europa, e non solo, ha partecipato alla Resistenza antifascista in Italia tra il 1943 e il 1945.