STORIA: Riccardo Drigo, il padovano che “inventò” il balletto russo

A partire dal Settecento sono stati numerosi i compositori italiani che hanno affollato la corte zarista: Galuppi, Paisiello e Cimarosa hanno vissuto diversi anni a San Pietroburgo, rendendo la Russia uno dei feudi più remoti dell’opera italiana. Anche nel corso dell’Ottocento, nonostante la presenza di una tradizione musicale russa, il flusso dall’Italia non si è arrestato: lo stesso Verdi si recò a San Pietroburgo per la prima della Forza del destino.

Un grande direttore d’orchestra

Riccardo Drigo è stato il musicista italiano più influente in Russia nei decenni precedenti alla Rivoluzione. Nato a Padova nel 1846, si è formato musicalmente nella sua città e a Venezia: già a ventitré anni rappresentava un’opera a Padova, tentando una carriera operistica che non riuscì mai a realizzare.

Iniziò a farsi notare, invece, come eccellente direttore d’orchestra. Nel 1878 Karl Karlovič Kister, direttore dei teatri imperiali di San Pietroburgo, assistette a Padova a una sua esecuzione dell’Elisir d’amore e volle immediatamente scritturarlo: sarebbe rimasto in Russia fino al 1920, stupendo il pubblico per la sua capacità di dirigere a memoria le partiture.

La “scoperta” del balletto

Nel 1884, il nuovo direttore dei Balletti Imperiali, Vsevolojskij, volle Drigo come responsabile musicale delle produzioni, affiancandolo a coreografi geniali come Petipa e Ivanov. Il lavoro era stimolante: doveva dirigere le nuove produzioni, ma anche comporre balletti ed inserire nuove musiche in opere esistenti.

Vsevolojskij intendeva creare una scuola nazionale di balletto. Commissionò dunque a Čajkovskij due lavori destinati a fare storia: La bella addormentata nel bosco e Lo schiaccianoci. Drigo ne diresse le prime rappresentazioni, creando un efficace sodalizio artistico e umano con il compositore di cui divenne affezionato amico e consulente. Nella sua autobiografia, uno dei più celebri coreografi russi del Novecento,  George Balanchine, ricorda con ammirazione e simpatia un anziano Drigo interlocutore diretto di Čajkovskij.

Il nome di Drigo si lega a Čajkovskij per un altro motivo. Con il fratello del compositore, Modest, revisionò il Lago dei cigni, accolto malamente alla prima rappresentazione, ma ridato in scena postumo nel 1895 con esito trionfale. Il padovano modificò alcuni passi della partitura ed orchestrò brani cameristici dell’amico: per molti anni è stata questa versione del balletto ad incantare intere generazioni di spettatori. Il balletto russo era veramente nato.

Drigo compose anche suoi balletti come Il flauto magico: sfortunatamente questi lavori sono oggi sconosciuti in Italia, ma rappresentano un interessante momento della musica italiana che meriterebbe una riscoperta.   

Il difficile ritorno in patria

La Rivoluzione mise fine al mondo in cui Drigo aveva operato. Viene descritto nel corso dei razionamenti di cibo in fila nella neve, munito di tessera, insieme al compositore e amico Glazunov.

Soltanto nel 1920 decise di tornare a Padova. Il viaggio di ritorno fu lungo: fece tappa ad Odessa e proseguì in battello passando per Istanbul fino ad arrivare a Brindisi. Il basso Šaljapin, uno dei più grandi cantanti della storia, salutò pubblicamente in teatro l’amico in russo e in italiano: qualche anno prima i due avevano preparato una traduzione del Boris Godunov di Musorgskij per la prima rappresentazione in Italia dell’opera.

Un’ultima curiosità. Nel 1921 Sergej Djagilev, in vista della messa in scena per i Ballets russes di La bella addormentata nel bosco, contattò a Padova l’ormai anziano Drigo: il vulcanico impresario intendeva avere la sua collaborazione per far conoscere all’Occidente uno dei capolavori del balletto russo, che l’italiano diversi decenni prima aveva contribuito a far nascere.

Chi è Federico Donatiello

Sono nato a Padova nel 1986, città in cui mi sono laureato in Letteratura medievale. Sono dottore di ricerca sempre a Padova con una tesi di storia della lingua e della letteratura romena. Attualmente sono assegnista di ricerca a Padova e docente di letteratura romena a "Ca' Foscari" a Venezia. Mi occupo anche di traduzioni letterarie e di storia dell'opera italiana.

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