POLONIA: E Tusk guida l'Europa: "Basta ipocrisie, riprendiamo l'allargamento a est"

di Matteo Zola

Dal primo luglio la semestrale presidenza di turno dell’Unione Europea è passata alla Polonia che raccoglie il testimone dall’euroscettica Ungheria. Il tono della presidenza polacca sarà però di tutt’altro tenore. La Polonia ha chiuso il 2010 con un Pil in vertiginosa ascesa, + 3%, seconda solo alla Germania, e con un’economia che ha saputo resistere benissimo alla crisi finanziaria. Un piccolo miracolo che ha fatto parlare di “seconda locomotiva” europea. Il premier Tusk ha già messo le cose in chiaro: basta ipocrisie, basta euroscetticismo. Anzi è ora di riprendere l’allargamento a est.

Più e più” nazioni devono aderire all’Unione, ha affermato Tusk, e “i problemi del sud non devono andare scapito dell’est“. E parlando di sud, Tusk intende la crisi greca ma anche la guerra in Libia che ha “riportato al centro il Mediterraneo” svelando però “l’ipocrisia dei membri occidentali”. Ipocrisia di Paesi che “usano il linguaggio dell’egoismo nazionalista e del protezionismo“, colpevoli di erodere il consenso attorno all’Unione con retoriche che, pur non esplicitamente antieuropeiste, sottendono critiche spesso pretestuose al progetto comunitario. E fa i nomi, Tusk; “Germania, Francia, Gran Bretagna e Italia, strumentalizzano la crisi greca e l’immigrazione per mettere in discussione Shenghen e il budget europeo. I leader di questi Paesi non capiscono l’idea di Europa“.

La Polonia è il Paese che più di tutti in Europa gode dei benefici dei fondi europei: ben 10 miliardi di euro che ogni anno finiscono nelle casse polacche. La Gran Bretagna ha proposto di ridurre il budget europeo in tempi di crisi, ognuno deve pensare alla sua politica interna, è il messaggio di Londra. Ma Tusk non ci sta, forte di una popolazione che all’80% si dichiara favorevole all’Unione Europea, il premier polacco si permette di tirare le orecchie ai “grandi” del vecchio continente. “Ci umiliate” ha detto riferendosi al summit che, nel febbraio scorso, il cancelliere tedesco Angela Merkel aveva proposto ai soli membri dell’eurozona. Un’eurozona cui la Polonia intende aderire ma senza fretta, prima bisogna “rinforzare l’economia” e con questi chiari di luna come dargli torto. “Cerchiamo di ricordare la vera ragione della crisi attuale” ha detto Tusk. “Dove sono le istituzioni che hanno portato alla crisi finanziaria? Sono a Bucarest o Vilnius, oppure a New York e Londra? Quindi di che cosa stiamo parlando? Se stiamo parlando di prevenire la crisi finanziaria allora non possiamo taglire il bilancio”. Touché.

Il predecessore di Tusk alla semestrale presidenza dell’Unione, l’ungherese Viktor Orban, aveva gravemente criticato l’Ue paragonandola alla Mosca sovietica. E il premier polacco sembra rivolgersi a lui quando dice “sono stato attivista di Solidarnosc quando la Polonia era sotto il controllo di Mosca ed era in vigore la legge marziale. A chi parla di ‘sovranità limitata’ dico che noi siamo stati occupati dalla Russia sovietica e sappiamo riconoscere le forme di limitazione alla libertà, e l’Unione Europea non lo è di certo”.

Quindi basta con gli indugi, la guerra in Libia o la crisi greca (entrambe prodotte “solo da alcuni membri dell’Unione”) non possono andare a scapito dell’allargamento a est: “Qualcuno può spiegarmi perché la Croazia dovrebbe soffrire a causa di Gheddafi? E come si può ancora sostenere, alla luce degli eventi in corso, che i negoziati con la Turchia non siano importanti?”. Senza dimenticare le vicine Bielorussia e Ucraina dove “da una parte c’è un dittatore, mentre dall’altra un leader che non brilla per il suo passato democratico”, Paesi che non vanno abbandonati solo perché, al momento, sembrano lontani: “Pensate se trent’anni fa qualcuno avesse detto: ‘in Polonia c’è la dittatura, non c’è niente da fare’. E invece è valsa la pena investire fiducia nel nostro Paese così come oggi è necessario farlo con loro”. E conclude: “Facciamo la guerra per esportare la democrazia in Afghanistan, perché non dovremmo impegnarci anche con Bielorussia, Ucraina, Moldavia o nei Balcani?”.

Sarà un semestre carico di attese, quello polacco, anche e soprattutto alla luce delle dichiarazioni di Tusk che hanno il merito di far finalmente sentire la voce del bistrattato “est” al sonnolento e sornione “ovest”. Quindi, che dire: suonala ancora, Donald!

Chi è Matteo Zola

Giornalista professionista e professore di lettere, classe 1981, è direttore responsabile del quotidiano online East Journal. Collabora con Osservatorio Balcani e Caucaso e EastWest. E' stato redattore a Narcomafie, mensile di mafia e crimine organizzato internazionale, e ha scritto per numerose riviste e giornali (Nigrizia, Il Tascabile, il Giornale, Il Reportage). Ha realizzato reportage dai Balcani e dal Caucaso, occupandosi di estremismo islamico e conflitti etnici. E' autore di "Congo, maschere per una guerra", Quintadicopertina editore, Genova, 2015; e di "Revolyutsiya - La crisi ucraina da Maidan alla guerra civile" (curatela) Quintadicopertina editore, Genova, 2015.

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