Giovedì 18 dicembre la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha emesso una pesante sentenza nei confronti della Polonia che porta a una svolta nel confronto quasi decennale tra i due. In particolare, la Corte UE contesta l’operato del Tribunale costituzionale polacco, reo di aver spesso ignorato delle sentenze vincolanti dell’Unione, al punto di limitare i tribunali nazionali dall’applicare il diritto comunitario. L’altra motivazione è la composizione considerata illegittima della Corte polacca: la nomina illecita di tre giudici nel 2015 a opera di Diritto e Giustizia (il partito di estrema destra allora al governo) minano alle fondamenta, secondo la corte europea, l’autorità dell’istituzione.
Sin da quando Diritto e Giustizia ha ottenuto la maggioranza nel 2015 la Corte europea si è confrontata con il governo polacco riguardo i tentativi di politicizzare il Tribunale costituzionale. Specialmente con varie riforme, ma anche con la nomina di tre giudici in modo non consono: nel 2015, il parlamento, prossimo ad essere rinnovato, aveva eletto legittimamente i giudici per tre posti vacanti, ma l’opposizione del Presidente Duda e il suo partito diventato la maggioranza è riuscita ad imporre le sue di nomine. La scelta non solo diede il via a un aspro dibattito interno, ma procurò una falla che, almeno per la Corte europea, ancora oggi dà aria a dubbi sull’autorità del Tribunale polacco.
A ciò si sommò la disputa nata da due sentenze della corte costituzionale polacca nel 2021. Disputa che la corte europea considera una vera e propria sfida al diritto europeo. Queste sentenze di fatto impedivano ai tribunali nazionali di applicare le disposizioni del diritto dell’Unione se, secondo il giudizio del Tribunale costituzionale, contrarie alla costituzione polacca. Affermazioni che vanno contro il senso stesso del diritto europeo, almeno per la Corte UE.
In questi anni non è cambiato molto, se non che il PiS oggi si trova all’opposizione. Il governo di Tusk ha avuto poco margine di manovra per rendere maggiormente indipendente il Tribunale dal PiS, specialmente per i veti posti dall’ex Presidente Duda e dal nuovo Nawrocki (PiS entrambi). Il Primo ministro si dice però pronto a trarre forza dalla sentenza della Corte: “questa ha un significato pratico, da adesso in poi saremo in grado di cercare di riparare la Corte costituzionale e sistemare la sua composizione”.
Diversi esponenti del PiS si sono dichiarati contrari alla sentenza. Il portavoce di Nawrocki, Rafał Leśkiewicz, subito dopo la pubblicazione della sentenza ha definendo la questione “ovvia e chiara”: “Nessun’altra legge, inclusa quella politicizzata della CGUE, può interferire in alcun modo nella struttura istituzionale della Repubblica di Polonia”. Il Tribunale polacco stesso sostiene che la decisione della Corte europea sia stata presa “al di fuori delle sue competenze” e non abbia alcun impatto sul funzionamento degli organi costituzionali polacchi.
Il presidente Nawrocki ha il potere di bloccare i tentativi del governo di Tusk di riformare il Tribunale, e di conseguenza ha agito negli scorsi mesi bloccando la nomina di 46 giudici solo a Novembre, rivendicando la scelta come un blocco agli atti incostituzionali di Tusk. Sembra essere disposto a continuare su questa strada, ma dovrà considerare le sanzioni che dovranno arrivare dall’UE.
Foto: Pawel Supernak – https://www.eunews.it/2016/07/08/polonia-affretta-le-riforme-sullo-stato-di-diritto-ma-la-situazione-rimane-controversa/