RUSSIA: Il “reggimento immortale”. La memoria collettiva a servizio della propaganda?

“- E’ un peccato che siano rimasti così pochi veterani che possano partecipare alla parata del 9 maggio.”
– Allora perché non portare i loro ritratti, affinché i loro volti possano comunque essere presenti?”

E’ stata all’incirca così la conversazione intercorsa nel 2011 tra Sergej Kolotovkin, Sergej Lapenkov e Igor’ Dmitriev, tre giornalisti di Tomsk, in Siberia. Grazie alla loro intuizione nacque il “Reggimento immortale” (Bessmertnyj polk), iniziativa civica destinata a diventare una tradizione nazionale e non solo. L’idea di base è molto semplice: ogni partecipante al corteo porta con sé il ritratto di un parente che prese parte alla Grande Guerra Patriottica, vale a dire la Seconda Guerra Mondiale, in un modo molto personale di vivere il ricordo e la gratitudine per i sacrifici dei propri cari. Ogni famiglia, in questo modo, si fa carico di preservare un pezzettino di memoria, un piccolo ma importante tassello della memoria collettiva.
Tuttavia, ogni buona idea è destinata a diffondersi, portando con sé i suoi pro e contro. Da una parte, infatti, la manifestazione ha preso piede velocemente in varie città del Paese e ben oltre i suoi confini; dall’altra, come spesso accade quando ci sono di mezzo storia e memoria, la parata è diventata occasione per l’espressione di idee politiche estranee al progetto originale.

L’evoluzione

Un anno dopo il suo esordio, avvenuto nel 2012 a Tomsk, l’iniziativa si è diffusa non solo in numerose città del Paese, ma anche in alcuni stati limitrofi, come Ucraina, Kazakistan e Kirghizistan. Nel 2015, la sfilata del reggimento immortale è stata inclusa nel programma ufficiale dei festeggiamenti del 9 maggio a Mosca, passando sotto l’amministrazione delle autorità municipali.
L’ampia diffusione dell’iniziativa ha fatto sì che il modello difficilmente potesse rimanere lo stesso ovunque.
Gli organizzatori, in un’intervista risalente a un anno fa, hanno sottolineato come lo spirito dell’iniziativa sia cambiato da quando, nel 2015, è stata creata con il supporto del governo l’associazione “Reggimento immortale russo” (Bessmertnyj polk Rossii). Quest’ultima, stando alle parole dei tre giornalisti, cercherebbe di politicizzare la manifestazione, andando contro lo statuto e cercando di sovrapporsi agli organizzatori fedeli alla linea originale. Ci sono stati casi, negli ultimi anni, in cui le autorità hanno imposto ai cittadini – soprattutto studenti – la partecipazione all’evento. In questi casi, le autorità avrebbero addirittura distribuito ai ragazzi dei ritratti di alcuni veterani, andando ulteriormente contro lo spirito originario del progetto, al cui centro sta il ricordo privato e intimo del familiare.

La “seconda guerra patriottica”

L’iniziativa si presta anche ad ulteriori strumentalizzazioni. Con lo scoppio della crisi ucraina, infatti, il ruolo antifascista della Russia contro la presunta junta nazista di Kiev è stato uno dei capisaldi della retorica del Cremlino. Questa logica ha favorito anche le distorsioni che si sono create nel corteo del reggimento immortale. Quest’anno, tra le fila del corteo di Mosca, un gruppo ha sfilato portando i ritratti di combattenti caduti nel conflitto del Donbass, tra i quali i più famosi Givi e Motorola, morti nell’ultimo anno. “Anche loro hanno combattuto contro i nazisti, per difendere la propria terra” spiega una donna, con il ritratto di Givi in mano.
Dall’anno scorso, l’iniziativa ha preso piede anche in Italia, organizzata nelle maggiori città dalle associazioni culturali italo-russe sparse sul territorio. Insieme all’idea sono giunte anche le distorsioni di cui sopra: non è raro sentire, nei discorsi dei partecipanti ai cortei nelle diverse città, discorsi sulla “seconda guerra patriottica” in corso nell’est dell’Ucraina contro i fascisti di Kiev.
Senza generalizzare la questione, è tuttavia risaputo che compatrioti e associazioni volte alla diffusione della cultura russa sono spesso tra i cardini del soft power russo all’estero.
La vicenda del reggimento immortale è l’esempio di come un’iniziativa partita dal basso possa diventare, se sfruttato bene, un utile strumento di propaganda, dentro e fuori il paese.

Questo articolo è frutto della collaborazione con MAiA Mirees Alumni International Association. Le analisi dell’autrice sono pubblicate anche su PECOB, Università di Bologna.

Chi è Maria Baldovin

Nata a Ivrea (TO) nel 1991, ha studiato lingue e letterature straniere all’università di Torino e ha poi deciso di improvvisarsi scienziata politica, con una magistrale in studi sull’Est Europa. Al momento cerca di fare la pendolare tra Torino e Bruxelles, con grande gioia delle compagnie aeree. Per East Journal scrive prevalentemente di Russia, ma ha anche una passione per la Germania (ex orientale, s’intende).

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