GEORGIA: Tbilisi contro il commercio in strada

In nome dell’igiene e del decoro pubblico, la municipalità di Tbilisi, lo scorso 20 marzo, ha indetto una campagna per limitare il commercio di strada irregolareordinando lo smantellamento delle bancarelle nei pressi della stazione della metropolitana di Marjanishvili, nel centro della città.

Nonostante i regolamenti comunali vietino e sanzionino il commercio all’aperto non autorizzato, la presenza di mercati “ufficiosi” sui marciapiedi è stata, generalmente, tollerata dalle autorità, tanto da divenire parte integrante del paesaggio urbano di Tbilisi, soprattutto nei pressi delle uscite della metropolitana e di altri punti di passaggio importanti.

Questi commerci, negli anni economicamente duri che hanno seguito l’indipendenza della Georgia (e di tutti i paesi sovietici), sono diventati una forma di sussistenza, soprattutto per gli anziani, che integrano la misera pensione statale (circa 70 euro), vendendo le merci più disparate: frutta, libri o vecchi cimeli dell’era sovietica.

L’azione di pulizia delle strade è proseguita il 26 marzo nell’area della stazione degli autobus centrale di Baratashvili ed il 4 e il 25 aprile, con lo smantellamento delle bancarelle non autorizzate nei dintorni dello stadio Dinamo, vicino al bazar più grande della città, e del mercato abusivo nei pressi del capolinea del teatro di Akhmeteli.

La campagna lanciata dalla municipalità è stata accolta positivamente da una parte della popolazione, che mal tollera la poca igiene e la sporcizia delle strade causate dalla vendita di cibo sui marciapiedi; ma ha, al contempo, suscitato le proteste dei commercianti di strada, che si sono trovati a perdere un’importante fonte di sostentamento.  Come forma di compensazione, il governo cittadino ha proposto degli spazi nel mercato centrale e presso quelli periferici di Isani e Samgori, gratuiti per i prossimi sei mesi. Ciò nonostante, molti venditori hanno lamentato il fatto di non poter permettersi di pagare le tasse dei mercati ufficiali con i miseri introiti delle vendite, una volta esaurito il termine semestrale.

La situazione ricorda, in scala minore, quanto avvenuto a Mosca circa un anno fa, quando vennero smantellati i chioschi, a volte veri e propri edifici, sorti a partire dagli anni novanta nei pressi delle stazioni della metropolitana. In entrambi i casi, l’azione delle autorità municipali ha causato la diminuzione delle possibilità di sostentamento per parte della cittadinanza.

Immagine: Niccolò Alario

Chi è Aleksej Tilman

Attualmente vive a Bruxelles. È nato nel 1991 a Milano dove ha studiato relazioni internazionali all'Università statale. Ha vissuto due anni a Tbilisi, lavorando e specializzandosi sulle dinamiche politiche e sociali dell'area caucasica all'Università Ivane Javakhishvili. Parla inglese, russo e conosce basi di georgiano e francese.

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