RUSSIA: Morto il giornalista Nikolaj Andruščenko a un mese dall’aggressione

Il giornalista russo Nikolaj Andruščenko è morto il 19 aprile in un letto di ospedale a San Pietroburgo, dove si trovava ricoverato in gravi condizioni dal 9 marzo. In questa data, infatti, il giornalista aveva subito una violenta aggressione da parte di ignoti mentre si recava a un incontro di lavoro ed era stato trovato privo di sensi e con gravi lesioni cerebrali. Andruščenko aveva 73 anni ed era cofondatore del giornale Novyj Peterburg. Secondo il direttore del giornale Denis Usov, proprio le indagini pubblicate da Novyj Peterburg potrebbero essere tra le cause dell’aggressione ad Andruščenko, della quale tuttavia non si sono ancora trovati i colpevoli, né gli eventuali mandanti.

Tra le sue attività più recenti, nel 2015 Andruščenko aveva partecipato alla realizzazione del film-documentario Хуизмистерпутин (“Chuizmisterputin”), il cui titolo altro non è che la pronuncia russa della domanda “Who is Mister Putin?”. Il documentario, girato da Valerij Balajan e basato sulle inchieste dei giornalisti Anastasija Kirilenko e Vladimir Ivanidze, ripercorre la scalata intrapresa dall’attuale presidente russo fino ai vertici del potere. In particolare, il documentario mette in luce non solo gli stretti legami tra Putin e alcuni colleghi provenienti dalle file del KGB – un fenomeno ben noto a tutti e su cui Putin ha basato una buona parte del suo sistema – ma anche, parrebbe, con alcuni gruppi criminali.

Andruščenko nei suoi articoli si era anche occupato di indagare sulla corruzione imperante a San Pietroburgo, accusando tra i più importanti funzionari dell’amministrazione locale di avere rapporti ambigui con gruppi della criminalità organizzata. Andruščenko stesso era stato dal 1990 al 1993 deputato del Lensoviet, quello che fu il consiglio cittadino di Leningrado/San Pietroburgo.

Nel 2007, il giornalista era stato accusato di diffamazione, incitazione all’estremismo e insulti a funzionari del governo; per simili motivi e per l’articolo “Ecco perché vado alla marcia dei dissidenti” dello stesso Andruščenko, Novyj Peterburg era stato chiuso per diversi mesi, dopo i quali il giornale era riuscito a vincere la causa e a riaprire i battenti.

In un momento in cui questo tema in Russia è più caldo che mai, dopo il documentario realizzato da Navalnyj sul sistema di corruzione costruito intorno al primo ministro Medvedev, che ha scatenato le imponenti manifestazioni dello scorso 26 marzo, la morte di un giornalista come Andruščenko non può che far riflettere, benché i suoi aggressori rimangano ignoti. La corruzione continua ad essere un male endemico della Russia; si tratta infatti di un fenomeno diffuso e difficilmente estirpabile, mentre la lotta contro di esso si rivela sempre più dura e piena di rischi, così come il lavoro dei media indipendenti nel Paese.

Chi è Maria Baldovin

Nata a Ivrea (TO) nel 1991, laureata in lingue e in studi sull’Est Europa. Per East Journal scrive prevalentemente di Russia, ma si interessa anche di tematiche transnazionali, come politiche di memoria e questioni di genere. È co-autrice del programma radiofonico "Kiosk" di Radio Beckwith e socia di "Memorial Italia".

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