CROAZIA: Il nazionalismo di Franjo Tudjman, ecco come si diventa “padri della patria”

Ha aperto recentemente il nuovo aeroporto di Zagabria intitolato all’Otac Domovine (Padre della Patria) Franjo Tudjman. Nessuno più di quest’ultimo ha influenzato la nascita della Croazia contemporanea, fondata su una sua personale teleologia dello stato-nazione croato.

Tudjman jugoslavo

Nonostante l’esser passato alla storia come padre della Croazia indipendente, le basi del pensiero di Tudjman derivano dall’esperienza jugoslava. Egli stesso era membro del partito comunista incaricato in quanto storico di diffondere il mito della guerra di liberazione.

Quando si aprì per la prima volta lo scontro tra “centralisti” e “decentralizzatori” all’interno dell’élite politica jugoslava – un fenomeno ciclico, endemico all’ideologia dell’autogestione – Tudjman si distinse come sostenitore del decentramento dell’Armata Popolare e dell’istituzione della Difesa Territoriale. Mentre i “centralisti” minimizzavano l’apporto alla liberazione di croati e sloveni (finanche a metterne in dubbio la fedeltà), egli ribatteva esplorando le peculiarità dei fronti di liberazione di Croazia e Slovenia.

Il segretario della Lega dei Comunisti di Croazia, Vladimir Bakarić, si appassionò alle sue tesi, tanto da porlo alla guida dell’Istituto per la storia del movimento dei lavoratori con il mandato di dare legittimità storica al comunismo croato. Egli intendeva così sostenere la federalizzazione della Jugoslavia che si andava concretizzando negli anni ‘60.

In tale posizione, Tudjman propose un approccio nazionale alla guerra di liberazione, in contrapposizione con il carattere di lotta di classe trans-jugoslava sostenuto dalla storiografia ufficiale. Nel ’67, egli diminuì il numero delle vittime del campo di concentramento ustaša di Jasenovac dichiarando che era stato gonfiato per imporre lo stigma della “colpa collettiva” sulla nazione croata. Bakarić prima lo destituì e poi lo espulse dal partito.

Tudjman dissidente

Durante la “primavera croata” del ’71 Tudjman si affermò come leader nazionalista sfruttando l’apertura alla libertà di espressione e manifestazione promossa dalla giovane dirigenza comunista. In Grandi idee piccole nazioni del ’69 e in Nazionalismo nell’Europa contemporanea del’81, Tudjman espose il suo pensiero politico. Mischiando categorie marxiste e velleità nazionaliste, egli sosteneva che la devozione totale alla costruzione della nazione era l’unico modo per emancipare realmente i piccoli popoli sia dallo sfruttamento capitalista che da quello socialista.

Partendo dalla “via jugoslava al socialismo” che perseguiva il graduale dissolvimento dello stato, Tudjman sostituiva lo stadio finale dell’avvento della società socialista a-statale con l’emancipazione nazionale croata.

Tudjman presidente

Diventato Presidente della Croazia nel 1990, Tudjman si impegnò nella costruzione dello stato-nazione croato. In sintonia con il suo ruolo di storico-profeta dell’emancipazione nazionale, divideva le personalità e le forze politiche della storia croata in positive e negative a seconda se avevano contribuito alla costruzione dello stato-nazione croato o a quella dello stato jugoslavo. Tale divisione serviva anche a delegittimare gli avversari politici, in quanto il Presidente presentava il suo partito – l’Unione Democratica Croata (HDZ) – come l’erede di tutte le forze politiche positive della storia croata.

Stranamente, Tito sfuggiva alla classificazione. Tudjman conservava una certa reverenza verso il Presidente a vita della Jugoslavia (e uno dei croati più famosi del pianeta), tanto che per favorire un proprio culto della personalità, il Presidente croato emulò Tito in alcuni aspetti estetici: si fece attribuire il titolo militare di Vrhovnik e confezionare un’uniforme basata su quella del Maresciallo jugoslavo.
Ci penseranno nel 2015 i discepoli di Tudjman ad asportare il busto di Tito dall’ala dei grandi croati del palazzo presidenziale e a pretenderne a gran voce la rimozione dalla toponomastica e dalla storia croata.

Questo articolo è frutto della collaborazione con MAiA Mirees Alumni International Association e PECOB, Università di Bologna.

Chi è Pierluca Merola

Nato a Roma, appassionato di Balcani e allargamento dell'UE, risiede a Bruxelles e lavora come assistente accademico presso il Collegio d'Europa di Bruges. Collabora con East Journal da Maggio 2016, per il quale narra di avvenimenti croati e balcanici. Parla correntemente inglese, francese e croato.

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