UNGHERIA: Budapest chiede all’ONU di tutelare i profughi di fede cristiana

Il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite (UNHRC) è un organismo delle Nazioni Unite fondato nel 2006, avente la finalità di supervisionare il rispetto e le violazioni dei diritti umani in tutti gli stati aderenti alle Nazioni Unite e informare l’opinione pubblica mondiale dello stato dei diritti umani nel mondo.

Durante la XXXIV Sessione del Consiglio per i Diritti Umani dell’ONU, al quale l’Ungheria è stata eletta per il biennio 2017-2019, il ministro degli esteri ungherese Péter Szijjártó ha affermato che le Nazioni Unite dovrebbero creare “zone amministrative speciali” in Medio Oriente, al fine di permettere ai richiedenti asilo di fede cristiana di far ritorno nella regione d’origine in assoluta sicurezza.

Allo stesso tempo, Szijjártó ha anche sostenuto che l’Ungheria s’impegnerà al meglio delle proprie capacità per impedire che l’UNHRC si trovi trascinata in situazioni coinvolgenti presunte organizzazioni civili pronte a rappresentare interessi di parte e a evitare che il Consiglio emetta pareri su taluni paesi senza dapprima parlare con gli esponenti dei paesi in oggetto.

Non è la prima volta che simili asserzioni entrano nel dibattito politico internazionale; da diverso tempo, ormai, il governo ungherese ha fatto della difesa della cristianità una delle sue priorità politiche.
Sempre Szijjártó, ad esempio, nel novembre 2016, aveva avuto modo di affermare, proprio in occasione dei lavori inaugurali della XXXIV Sessione del Consiglio per i Diritti Umani dell’ONU che «l’anti-cristianità è divenuta l’ultima forma accettata di discriminazione nel mondo».

La proposta

Per il ministro ungherese, la questione andrebbe affrontata su due livelli: in primo luogo, la Corte Penale Internazionale avrebbe il compito di perseguire penalmente ogni reato commesso ovunque nel mondo ai danni di persone di fede cristiana.

In secondo luogo, la comunità internazionale tutta dovrebbe garantire alle comunità cristiane del Medio Oriente il diritto di far ritorno alle proprie abitazioni al termine del conflitto a causa del quale si sono trovate costrette ad abbandonare l’area d’origine.

Lo stesso Szijjártó ha dichiarato che «sfortunatamente, le comunità cristiane sradicate dai propri territori sono spesso impossibilitati nel tornare a casa e, spesso, per ragioni di sicurezza, non è loro concesso farlo […] per tale ragione, proponiamo l’istituzione di zone amministrative speciali, capaci di salvaguardare tali diritti».

A garantire la sicurezza di tali aree, nelle intenzioni del politico magiaro dovrebbe essere nient’altro che un vasto dispiegamento di truppe sotto l’egida dell’ONU.

Cristiani ed emergenza migranti

Già in novembre, Szijjártó aveva polemizzato su quanto, durante le riunioni dei ministri degli esteri della UE, trovasse frustrante il fatto che ogni volta egli parlasse di protezione per le popolazioni cristiane del Medio Oriente fosse subito portato a parlare anche di protezione per tutte le minoranze religiose dell’area.

Nella stessa sede, Szijjártó ha anche fatto il punto sull’emergenza migranti in Europa; stando alle parole del ministro ungherese, il diritto di salvare una vita è di certo una branca fondamentale del diritto internazionale, ma «il diritto internazionale non garantisce di certo alle persone il diritto di scegliere in quale paese vivere e attraversare illegalmente altri paesi per raggiungerlo».

Pertanto, invece di incoraggiare le persone a mettere a rischio la propria vita, viaggiando per migliaia di chilometri, Szijjártó ha suggerito di concentrarsi nel portare aiuti nei paesi in cui queste persone siano già al sicuro.

L’ultima parte del suo intervento ha infine riguardato la protezione delle minoranze etniche.

In passato, egli ha affermato, un’inadeguata protezione delle minoranze etniche ha spesso condotto il mondo ad assistere ad atroci conflitti multipolari, mentre proprio queste minoranze – se tutelate – potrebbero invece costituire ponti per unire culture distanti.

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