ESTREMA DESTRA: Uno sguardo all'Europa, continente in crisi

PARTE PRIMA: Uno sguardo d’insieme

Più volte East Journal si è occupato del rimontare dell’estrema destra nell’Europa centro-orientale e balcanica. Mai però, a causa della nostra vocazione geografica, abbiamo dato uno sguardo d’insieme al vecchio continente, pur sapendo che fenomeni simili si stanno verificando anche nella parte occidentale. La motivazione dell’insorgere di estremismi a ovest non è spiegabile con le stesse ragioni con cui finora tutti, anche noi, abbiamo spiegato il fenomeno a est. Vale a dire: l’Europa orientale non ha conosciuto i fascismi di matrice nazionalista, quindi la deriva nazionalista è più facile, tanto più che quei Paesi hanno visto le loro istanze indipendentiste annichilite dall’omologazione sovietica. la “rinascita nazionale” può così degenerare nel nazionalismo esclusivo e violento. A ovest, dove invece si è vissuta l’esperienza dei fascismi, l’atteggiamento dovrebbe essere (semmai) opposto: invece anche in Italia, Francia, Gran Bretagna, Svezia, a farla da padrone è il vecchio saluto romano, pur celato in nuove fogge e colori.

Estrema destra ed estrema sinistra

Prima di procedere riportiamo una definizione del nostro nume tutelare, quel Norberto Bobbio che sovente citiamo, il quale afferma: “Estrema destra e estrema sinistra hanno amori diversi ma odi comuni, uno di questi odi è la democrazia, quella in cui le decisioni collettive sono prese secondo la regola della maggioranza. La differenza consiste in questo: per l’estrema sinistra la regola della maggioranza, per cui ogni cittadino conta per uno, assicura l’eguaglianza formale ma non quella sostanziale. Per l’estrema destra l’eguaglianza formale disconosce che gli uomini sono sostanzialmente diseguali. L’una quindi persegue il valore dell’uguaglianza, l’altra della disuguaglianza“. Questo tanto per mettere un punto, poiché molte voci si alzano (non senza ragione) contro l’attualità delle categorie destra e sinistra ritenute scatole vuote che non significano più nulla. Esse sembrano invece significare qualcosa almeno negli estremismi.

PARTE SECONDA: I partiti di estrema destra in Europa

Senza pretesa di esaustività, facciamo una carrellata dei partiti di estrema destra in Europa distinguendoli in tre categorie, a seconda del grado di “intensità”.

Bassa intensità. Immuni da questo fenomeno sembrano essere: Islanda, Irlanda, Spagna, Portogallo, Slovenia, Estonia. Gli esempi meno gravi di estremismo si registrano in Repubblica Ceca (dove il partito Delnicka Strana è stato messo al bando, pur ricevendo pochissimi consensi); Ucraina (dove i nazionalisti della “Rivoluzione arancione” sembravano essere un’alternativa democratica rispetto all’influenza del Cremlino, benché abbiamo riesumato la figura di Bandera, indipendentista ucraino ma collaborazionista dei nazisti durante la Seconda guerra mondiale); Macedonia (dove le tensioni etniche, pur sfociate in una breve guerra civile nel 2001, non hanno originato estremismi); Germania (dove i partiti neonazisti sono confinati ai margini della politica e raccolgono consensi solo in alcuni Land); Gran Bretagna (il partito nazionale britannico ha preso il 6,2% alle scorse europee ma sembra isolato e marginale).

Media intensità. Singolare è il caso della Polonia dove il partito “Diritto e Giustizia” che per anni, con i gemelli Kaczynski, ha dominato la scena politica, è stato protagonista di episodi di intolleranza contro ebrei e omosessuali. L’ispirazione marcatamente cattolica del partito unita allo storico nazionalismo polacco ha determinato episodi preoccupanti di intolleranza, pur isolati, che potrebbero essere un campanello d’allarme per il futuro. Il partito di gran lunga più radicale è però quello “fondamentalista” cattolico delle Famiglie polacche. In Danimarca il partito popolare, attestatosi al 15,3 % alle scorse europee, di ispirazione social-conservatore, è contrario all’immigrazione e all’Unione Europea. Oscillante tra il 7 e il 12% è stato determinante per la nascita di un governo di centrodestra guidato dai liberali. In Romania il partito della “Grande Romania“, dichiaratamente antimagiaro e persecutorio nei confronti dei rom, non ha mai superato il 4-5%. Alle scorse europee però, giocando la carta anti-Bruxelles, si è attestato all’8,7%. Stesso discorso in Bulgaria dove Ataka ha ottenuto il 12% alle ultime europee ma il 4% alle politiche. Il problema, dalle parti di Sofia, non è il nazionalismo (che al limite si esprime nella diffidenza verso la minoranza turca) quanto la mafia che governa lo Stato. In Svezia i Democratici, nel nome più che nei fatti, si sono fermati a un 5% che però ha fatto scalpore nella patria della tolleranza oggi ricca di immigrati e con qualche problema di ordine sociale.

Alta intensità. In Austria (Fpo-Bzo), Svizzera (Udc) e Italia (Lega Nord) governano partiti simili tra loro. E’ il cosiddetto populismo alpino, anti-europeista, anti-immigrazione, anti-islamico, verbalmente violento con punte di razzismo evidente: In Francia il Front National, che rappresenta un 12-15% della società, radicato nel sudest (prealpino), somiglia più a una riproposizione del fascismo d’antan che a un moderno movimento populista. In Olanda il Partito delle libertà, anti-islamico e razzista, è al 17%, secondo partito dopo quello liberale. In Belgio gli autonomisti (etnonazionalisti) fiamminghi stanno al 15% e chiedono la seprazione della parte fiamminga (di lingua olandese) da quella vallone (di lingua francese) impedendo qualsiasi attività di governo. Il Belgio è rimasto senza governo per 348 giorni, ora c’è un governo provvisorio guidato dai moderati.

In Norvegia il Partito del Progresso con il 22% è il principale oppositore del governo laburista, la sua campagna “immigrazione zero” ha giocato sul risentimento e sulla paura di un Paese in difficoltà morale ed economica. E’ da rimarcare come la Norvegia non abbia mai aderito all’Unione Europea. Procedendo verso est troviamo l’Ungheria, il governo conservatore del partito Fidesz ha varato discusse leggi e una nuova Costituzione di stampo nazionalista-religioso. Sempre in Ungheria il partito Jobbik, con tanto di camicie brune, (la “guardia magiara“) antisemitismo e retoriche incentrate sulla “Grande Ungheria”, si è assestato al 17% alle scorse elezioni politiche. Di recente in Finlandia i “Veri Finlandesi“, cugini dei populisti magiari, si sono assestati al 19%, anche loro giocando la carta anti-europeista e identitaria. La Slovacchia, fino al 2010, è stata governata da una coalizione populista che univa i socialisti ai nazionalisti guidati da Jan Slota, il “Bossi slovacco”. I nazionalismi, uguali ed opposti, di Slovacchia e Ungheria ha portato i due Paesi confinanti a una “guerra fredda” gravissima, che non ha certo giovato al progresso democratico in nessuno dei due stati. In Serbia il partito democratico di Boris Tadic ha saputo intercettare le simpatie nazionaliste, pur senza esacerbarle, ma il partito radicale (clero-fascista) resta al 30%. In Croazia infine il partito democratico HDZ, fondato dal criminale di guerra ed eroe nazionale, Franjo Tudjman, corrotto e corroso dalle infiltrazioni mafiose, al governo pressoché ininterrotto del paese dall’indipendenza ad oggi, blandisce con rigurgiti nazionalisti una popolazione stremata dalla crisi economica e che vede allontanarsi il traguardo europeo. E sappiamo quanto nei Balcani il nazionalismo sia un giocattolo da maneggiare con cura.

PARTE TERZA: Perché vince l’estrema destra

Il successo dell’estremismo di destra in Europa occidentale come orientale si spiega, forse, con il processo di costruzione di quell’organo sovranazionale che è l’Unione Europea, nonché con il rifiuto del modello economico che essa (al pari di altri organismi) rappresenta. Le differenza tra est e ovest, almeno in questo tema, non sembrano più sussistere. La difesa del “mondo perduto” e dei suoi “valori tradizionali” blandisce tanto i vecchi disorientati e senza pensione, quanto i giovani, soli e senza lavoro. E’ l’Europa tutta a essere in crisi, sospesa come sempre tra passato e futuro. In questa sospensione i movimenti che fanno della “conservazione” e dell'”identità“, quindi del (etno) nazionalismo, del radicalismo religioso, della paura del prossimo, la loro bandiera ricevono facili consensi. Il rischio è che a forza di guardare indietro si venga superati.

La lunga lotta tra eguaglianza e disuguaglianza

Torniamo però al principio dell’uguaglianza. L’uguaglianza, se imposta, può essere percepita come un’omologazione. Il rifiuto dell’omologazione sottende alle retoriche nazionaliste dei partiti populisti europei, retoriche che esprimono un disagio effettivo visto il seguito elettorale che hanno. Quindi il problema è reale: lo spirito d’uguaglianza percepito come imposizione genera un rifiuto all’omologazione che trova nel populismo un esito politico. Se questo ragionamento è verosimile, come uscirne? la diatriba tra uguaglianza e dis-uguaglianza è cosa antica in Europa e nella filosofia politica si esprime al meglio nell’opposizione tra Rousseau e Nietzsche.

Rousseau nel suo Discorso sull’origine delle diseguaglianze tra gli uomini parte dalla considerazione che gli uomini sono nati fondamentalmente eguali ma che la civiltà corrotta li ha resi diseguali. Nietzsche al contrario parte dalla considerazione che gli uomini sono per natura diseguali e soltanto la civiltà, con la sua morale del gregge (cristianesimo, democrazia e socialismo ne sono, per il filosofo, espressione), li ha resi ingiustamente uguali. La sfida in corso in Europa oggi è una riproposizione della lotta tra principio di uguaglianza e disuguaglianza (senza dare al secondo termine un’accezione negativa) e dei loro figli illegitimi: omologazione e autoritarismo. Una lotta che, ciclicamente e sotto varie forme, il continente si trova a vivere. La vittoria dell’uno sull’altro non rappresenta il trionfo del bene sul male, o viceversa. Entrambi infatti possono generare storture. Il timore è che oggi stia avvenendo proprio questo: che la diffusione del populismo apra la strada all’autoritarismo.

Chi è Matteo Zola

Giornalista professionista e professore di lettere, classe 1981, è direttore responsabile del quotidiano online East Journal. Collabora con Osservatorio Balcani e Caucaso e EastWest. E' stato redattore a Narcomafie, mensile di mafia e crimine organizzato internazionale, e ha scritto per numerose riviste e giornali (Nigrizia, Il Tascabile, il Giornale, Il Reportage). Ha realizzato reportage dai Balcani e dal Caucaso, occupandosi di estremismo islamico e conflitti etnici. E' autore di "Congo, maschere per una guerra", Quintadicopertina editore, Genova, 2015; e di "Revolyutsiya - La crisi ucraina da Maidan alla guerra civile" (curatela) Quintadicopertina editore, Genova, 2015.

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13 commenti

  1. ciao, interessante carrellata. ottimo lavoro. ma ancora una volta faccio il rompiscatole sulla croazia e sulle sue prospettive europee. una manciata di giorni fa il consiglio dell’ue, sancendo la chiusura di tutti i capitoli negoziali tra la commissione e l’esecutivo di zagabria, ha stabilito la data d’ingresso del paese nell’ue: il primo luglio 2013.
    da segnalare, inoltre, che dopo la condanna di ante gotovina, quando i sondaggi indicavano che il referendum popolare sull’ingresso in europa avrebbe non potuto ottenere la maggioranza dei voti, l’indicazione che adesso viene dagli stessi istituti demoscopici è che i croati diranno sì all’ue, senza troppi problemi. il fattore gotovina è già svanito, a quanto pare.
    infine, andrebbe rimarcato che il governo di jadranka kosor ha lottato almeno in parte efficacemente contro la cricca di ladri e affaristi con tessera hdz, rimuovendo dai posti che contano alcuni personaggi poco raccomandabili, che sono stati puntualmente condannati dalla magistratura. una scelta importante, che testimonia la volontà di rompere con l’apparato affarista-cleptomane-criminale, è stato l’arresto dell’ex primo ministro sanader, preso dalle autorità austriache sulla scorta del mandato di cattura emesso da zagabria. saluti,

    m.

  2. Ciao Matteo

    sulla Croazia dovremmo confrontarci. Riassumo la mia opinione con parole un po’ da “bar”: la classe politica attuale, guidata dall’Hdz, è marcia fino al midollo. Lo è dai tempi della guerra e lo è a causa della guerra vinta che l’ha mantenuta al potere. L’arresto di Sanader è la punta dell’iceberg ma è tutto l’Hdz ad essere compromesso. Ci sarebbe molto da dire (non in questa sede) sul ministro Karamarko, ad esempio. L’adesione europea è slittata più volte e oggi trova ulteriore ostacolo nella riforma della giustizia (capitolo ventesimo, o giù di lì, del percorso d’adesione). Se l’adesione è slittata la responsabilità è proprio dell’Hdz, corrotto, mafioso e incapace. L’Hdz è il partito della vittoria della “guerra patriottica”, il nazionalismo è uno dei suoi strumenti di consenso. Riconosco però che il nazionalismo non sia un problema così grave come forse l’ho rappresentato altrove. I problemi sono altri e per questo dubito che la data del 2013 verrà rispettata. E anche venisse rispettata, ti ripeto: i problemi sono altri. Almeno a mio parere. Presto potrò spiegare con più precisione cosa intendo. Un ultimo dato: il rapporto 2009 e quello 2010 dell’Incb dicono che la Croazia ha superato il Montenegro per volumi di narcotraffico. E’ un esempio, solo un esempio, di come la Croazia stia arretrando su posizioni “criminali”. Ma ne parleremo di persona. Spero 🙂
    Non sono ancora riuscito a leggere il tuo Narconomics, appena lo faccio esce una recensione migliore di quella già pubblicata. Salut!

    Matteo

  3. Scardoni Giacomo

    “l’Europa orientale non ha conosciuto i fascismi di matrice nazionalista, quindi la deriva nazionalista è più facile, tanto più che quei Paesi hanno visto le loro istanze indipendentiste annichilite dall’omologazione sovietica.”
    Non mi sento di essere d’accordo con questa affermazione , questi paesi non hanno subito l’invasione nazista e conosciuto anche regimi totalitari come quello ungherese di Horty ? Non è stato così brutale quel periodo ?
    Chiedo venia per l’ignoranza e vi ringrazio per lo splendido lavoro che portate avanti .

    • @Giacomo – Vero che hanno subito ben feroci oppressioni totalitarie. Horty ne è un esempio. Forse troppo semplificando ho cercato di dire: dove sono nati e si sono affermati i fascismi (Portogallo, Spagna, Germania, Austria, Italia…) è rimasto il ricordo della tragedia che quel sistema politico ha prodotto (dalle persecuzioni alla guerra) lasciando, magari blandamente, il ricordo e l’idea che a quel tipo di potere si associa “il male”. L’invasione e il dominio sovietico in Europa orientale ha fatto altrettanto con i “comunismi”. Mentre il nazionalismo (quello otto-novecentesco) è stato frustrato dall’omologazione sovietica. Dopo la caduta del Muro si è assistito a una “rinascita” dei nazionalismi proprio là dove sono stati a lungo frustrati, ed è successo che alcuni nazionalismi si siano esacerbati. Ecco il motivo di quella frase, che certo pecca di semplificazione. Quindi condivido la tua osservazione, chiaramente se East Journal ha tutti lettori così attenti dovrò fare occhio a non semplificare troppo! 🙂

  4. Salve Matteo. Prendendo atto delle tue considerazioni sulla Croazia e aspettando un tuo nuovo report, mi viene da chiederti: hai qualche tipo di risentimento personale verso questa nazione?
    Vivo da quasi tre anni in Croazia, a Zagabria ed effettivamente su alcuni punti devo darti ragione (vedi Hdz). Però in generale, sui tuoi post, appena puoi ci dai giù duro, cercando sempre e solo gli aspetti negativi, a differenza di altre nazioni che si meriterebbero una critica più dura e che tratti con molta benevolenza.
    Ti faccio un esempio relativo a quest’articolo: sulla cartina la Croazia non figura nemmeno, tu, immancabilmente la tiri nel mucchio e ne fai un caso!!!!!
    Ci vedo male?

    • No no ragazzi, capiamoci. In primo luogo, può una persona avere risentimento verso una intera nazione? Mi sembra assurdo, davvero. E se così fosse per quale motivo avrei dovuto occuparmene tanto? E mettere in piedi un sito d’informazione sull’est? Pensare piuttosto il contrario, cioè che sia l’interesse verso quella parte d’Europa a far essere talvolta severi nei confronti di alcuni elementi della società (croata, serba, albanese…)?

      Tornando alla Croazia: se mi viene fatto notare che “la tiro sempre in mezzo” allora vuol dire che lo faccio, anche al di là delle mie intenzioni. E le mie intenzioni sono quelle di accendere una luce su quel Paese dove stanno avvenendo cose gravi (delle quali non vorrei anticipare molto, uscirà un’inchiesta presto) mentre tutti guardiamo al Kosovo, al Montenegro, alla Serbia. Dimenticarsi della Croazia, che sta attraversando un momento delicato, sarebbe un errore. Se poi “esagero” nel ricordarla, è perché me ne sto occupando molto e ci penso forse troppo. Ma sia chiaro: io non ce l’ho con nessuno. E’ la stessa osservazione (a volte accusa) che mi è stata rivolta prima per il Kosovo (quando abbiamo scritto che è uno stato-mafia, o degli affari criminali dell’Uck), poi per la Serbia (abbiamo fatto un dossier “estrema destra” molto ampio), per la Polonia (quando ho scritto che i Kaczynski erano due populisti che si appoggiavano alla Lega delle Famiglie polacche, partito un tantino antisemita) e infine per l’Ungheria, quando abbiamo scritto (e criticato) la nuova Costituzione di Orban e il suo tentativo di imbavagliare i media.

      Cosa dovremmo fare, non dirlo? Poi abbiamo dedicato articoli e approfondimenti sul fatto che “l’Europa orientale non è più un peso” e che non serve nessuna politica a “due velocità”; che la Polonia è la seconda locomotiva d’Europa; che la Slovacchia si è riscoperta europeista; che la Grecia non deve essere abbandonata a se stessa; che la Turchia non è un pericolo; che l’Ucraina è stata data in pasto al Cremlino. Diciamo che, secondo me, quando lo facciamo passa in sordina perché a tutti, noi che scriviamo e voi che leggete, interessa di più “il marcio” e del resto ci si dimentica. Una buona notizia è meno forte di una cattiva.

  5. rieccomi. io non vedo accanimento. ma ribadisco, da filo-balcanico quale sono, che forse east journal dovrebbe provare un po’ di più a leggere le cose positive che avvengono nei balcani e “sparare” titoloni anche su questi aspetti. sulla croazia: nessuno mette in discussione il fatto che a livello criminale sia molto attrezzata, ma questo non dovrebbe portare in secondo piano la ricerca e lo studio della dote che zagabria potrebbe portare all’unione europea: il respiro adriatico e quello mediterraneo, la sua collocazione e la sua storia euro-balcanica, i commerci marittimi, le opere di krleza, i tentativi di riconciliazione con la serbia, la chiusura della controversia sul golfo di pirano con la slovenia, la fine delle rivendicazioni culturali e territoriali in bosnia, l’arresto di gotovina. insomma, ci sono cose che vanno male (le mafie e l’economia) e cose che vanno bene. come sempre.

    • Sono pienamente d’accordo con Matteo (Tacconi) e con grande desiderio aspetto il nuovo report sulla Croazia.
      E un saluto anche a Matteo Zola che svolge la sua attività sempre con grande serietà ed impegno.

      Rocco

  6. a Matteo Tacconi: la fine delle rivendicazioni culturali sulla Bosnia????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????? ti prego vai a Mostar…
    p.s. la riconciliazione con la Serbia? a Knin quanti serbi sono tornati??? ragazzi, il nazionalismo croato (che non significa “la Croazia”) è il peggiore ed il più culturalmente arretrato (per non dire STUPIDO) che ci sia nei Balcani…
    Ho sentito dire ho una marea di volte: Gotovina è stato un eroe, e Tudjman un criminale…si ma per conto di chi agiva il primo….

  7. ma chi a scritto la idiozia che il Partito Radicale Serbo e clero-fascista, io sono Serbo e so che quell partito e uno dei pochi che si batte contro fascismo, comunismo e altre stupidaggini! Partito Radicale Serbo e il partito del popolo Serbo e non ha niente a che vedere con fascismo e cose simili!

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