UCRAINA: A Donetsk ucciso ‘Givi’ il famoso comandante dei separatisti

Non è il primo e non sarà probabilmente l’ultimo. A Donetsk si consuma il nuovo atto di quello che appare una lotta per il potere all’interno della repubblica separatista. La morte del famigerato “Givi”, comandante del Battaglione Somalia, ucciso da un esplosione nel suo ufficio, è stata confermata dalle autorità locali.

Il personaggio

Mikhail Tolstykh, in arte Givi, è uno dei tanti comandanti che tra le bombe e le macerie del Donbass hanno abbinato la loro attività bellica ad un’immagine mediatica capace di trasformarli in post-moderni eroi della ‘resistenza’ filorussa. Combattente per la libertà secondo alcuni, spietato carnefice e criminale di guerra per altri. Una guerra che si combatte anche tramite la propaganda si nutre necessariamente di personaggi come questi. Il passato rimane oscuro, insignificante. Nato a Ilovaisk, a una cinquantina di chilometri a est di Donetsk, secondo alcune fonti verso la fine degli anni ’90 Givi avrebbe svolto il servizio militare nelle Forze Armate Ucraine. Dopo anni di lavori precari arriva il momento della riscossa. La guerra per personaggi come Tolstykh significa non solo armi e sangue, ma soprattutto nuove possibilità, soldi e potere. In Ucraina, Givi era perseguito per terrorismo e crimini di guerra (come tortura dei prigionieri), mentre l’Unione Europea lo aveva inserito tra le personalità sottoposte a sanzioni.

Attentato o regolamento dei conti?

La morte di Givi ha scatenato l’immediata reazione delle autorità dell’autoproclamata repubblica di Donetsk. L’accusa, e non poteva essere altrimenti, è diretta verso Kiev e specialmente verso i servizi segreti ucraini che avrebbero organizzato ed eseguito l’attentato. Basta uno sguardo un po’ meno superficiale a quanto accade negli ultimi mesi a Donetsk e Lugansk per comprendere che la verità, con ogni probabilità, si trova da un’altra parte. Givi, infatti, è solo l’ultimo di una lunga serie di personaggi politici e militari di prim’ordine misteriosamente eliminati. Lo scorso ottobre, ad esempio, era morto in un esplosione nell’ascensore della propria abitazione Arsen Pavlov, comandante del Battaglione Sparta meglio noto come ‘Motorola’. Anche lui, come Givi, era accusato di crimini di guerra e anche lui era diventato famoso sul campo di battaglia. Il suo battaglione agiva in piena autonomia, trasformandosi in un vero e proprio esercito personale.

L’ipotesi che nei territori dei separatisti (sia a Donetsk che a Lugansk) stia andando in scena una lenta ma costante riconfigurazione del potere e, soprattutto, la conseguente spartizione degli ingenti interessi legati al contrabbando, non sembra del tutto fuorviante. Nelle ultime settimane è stato trovato morto a Mosca Valeriy Bolotov, il primo leader dei ribelli a Lugansk, mentre appena qualche giorno fa l’auto del vice comandante della ‘Milizia Popolare’ è esplosa uccidendolo. Ad uscire apparentemente rafforzati da queste faide interne sono i due leader, divenuti negli ultimi mesi padroni incontrastati di Donetsk e Lugansk, Alexander Zakharchenko e Igor Plotnitsky. Anche Mosca, che si è subito dissociata dalla morte di Givi, potrebbe avere i propri interessi nell’eliminazione di personaggi potenti e difficilmente controllabili.

Rimane da vedere se e come la morte di Givi potrà influire sulle sorti del conflitto. A Donetsk continuano ad accusare ferocemente Kiev, fatto che, a ben vedere, potrebbe portare a una nuova escalation. Dopo alcuni mesi di apparente tregua, la situazione in Ucraina è tornata ad essere particolarmente tesa. Le recenti attività militari intorno ad Avdiivka potrebbero così essere solo il primo episodio di un nuovo capitolo nel conflitto in Donbass.

Chi è Oleksiy Bondarenko

Nato a Kiev nel 1987. Laureato in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l'Università di Bologna (sede di Forlì), si interessa di Ucraina, Russia, Asia Centrale e dello spazio post-sovietico più in generale. Attualmente sta svolgendo un dottorato di ricerca in politiche comparate presso la University of Kent (UK) dove svolge anche il ruolo di Assistant lecturer. Il focus della sua ricerca è l’interazione tra federalismo e regionalismo in Russia. Per East Journal si occupa di Ucraina e Russia. Collabora anche con Osservatorio Balcani e Caucaso.

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