UCRAINA: Dall’era Obama a quella Trump. Le paure di Kiev

E’ stata Kiev una delle ultime mete ufficiali dell’ormai ex Vice Presidente americano Joe Biden che passa così il testimone alla nuova amministrazione Trump in quello che è stato uno dei principali grattacapi per Barack Obama. L’inaspettata vittoria elettorale di quello che forse troppo superficialmente è stato definito il ‘candidato di Mosca’, sembra aver tolto all’Ucraina il suo principale sponsor esterno nello scontro politico-militare con la Russia. Il futuro rimane estremamente incerto e l’Ucraina di Poroshenko, che ha apertamente sostenuto la candidatura di Hillary Clinton, deve ora ricalibrare la propria politica.

Biden, l’alleato di Kiev

Joe Biden è stato il personaggio politico che probabilmente si è speso maggiormente per garantire il sostegno diplomatico americano al nuovo corso politico in Ucraina. E’ stata soprattutto una sua battaglia. Biden ha visitato ufficialmente Kiev per quattro volte, garantendo il sostegno durante le fasi politiche più complicate. In molti ritengono, infatti, che alla base del compromesso politico che ha permesso la nascita del nuovo governo di Groysman, ci sia stata la forte pressione del Vice Presidente americano.

I suo legami con l’Ucraina vanno anche oltre il sostegno politico. Difficile dimenticare il delicato intreccio personale del figlio di Biden, Hunter, che in Ucraina detiene interessi economici legati al mondo energetico.

Negli ultimi anni gli Stati Uniti hanno sostenuto il processo di riforme in Ucraina con circa 3 miliardi di dollari, chiudendo spesso un occhio sull’enorme difficoltà di Kiev nell’avviare un processo politico che potesse avvicinare il paese agli standard europei. Anche durante la sua visita d’addio, Biden ha sottolineato con enfasi come le sanzioni nei confronti della Russia “devono rimanere in vigore” fino alla “piena implementazione degli accordi di Minsk”. Cosa aspettarsi con Donald Trump?Hope springs eternal” ha risposto Biden, qualcosa di vagamente traducibile con: “la speranza è l’ultima a morire”.

What’s next?

La domanda che a Kiev circola maggiormente nelle ultime settimane è proprio questa. Cosa attendersi da Trump e come interpretare la sua vicinanza con Putin? Mentre il nuovo presidente americano sta mostrando tutta la propria imprevedibilità, il quesito principale per Kiev rimane come ricalibrare la propria posizione diplomatica dopo l’aperto sostegno a Hillary Clinton. Anche se gli occhi del mondo sono puntati sulle interferenze del Cremlino nella campagna elettorale americana, non bisogna dimenticare che anche l’Ucraina vi ha giocato un certo ruolo. Secondo recenti rivelazioni, infatti, le tempistiche del famoso ‘caso Manafort’, capo della campagna elettorale di Trump, ed i suoi legami illeciti con Yanukovich ed il Cremlino, non sarebbero stati casuali e avrebbero provocato una certa irritazione da parte del neo-presidente nei confronti del governo di Kiev.  Non a caso, tutta l’inchiesta portata avanti dal Bureau Nazionale Anti-Corruzione, organo istituito nel 2014 su forte pressione americana, è andata sgonfiandosi mentre il portavoce dell’agenzia ha di recente minimizzato il possibile coinvolgimento dello stesso Manafort.

Più in generale, l’imprevedibile vittoria di Trump ha sconvolto i piani di Poroshenko che contava sul forte sostegno della Clinton. A Kiev si vocifera che quella dell’ambasciatore ucraino a Washington potrebbe essere la prima testa a cadere, mentre sembra essersi aperta la corsa per ‘ripulire’ la propria immagine con la nuova amministrazione. Apertamente snobbato da Trump dopo la vittoria elettorale, sembrerebbe che Poroshenko abbia deciso di avvalersi dei servizi di una famosa società di lobby americana (BGR), strada seguita anche da altre personalità politiche ucraine in lotta per il potere, come l’ex membro del Partito delle Regioni e figura di spicco dell’attuale opposizione, Yuriy Boyko. Il futuro dell’Ucraina passa inevitabilmente da Trump. Rimane da capire come si configurerà l’asse Washington-Mosca.

Foto:AFP/Kudryavtsev

Chi è Oleksiy Bondarenko

Nato a Kiev nel 1987. Laureato in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l'Università di Bologna (sede di Forlì), si interessa di Ucraina, Russia, Asia Centrale e dello spazio post-sovietico più in generale. Attualmente sta svolgendo un dottorato di ricerca in politiche comparate presso la University of Kent (UK) dove svolge anche il ruolo di Assistant lecturer. Il focus della sua ricerca è l’interazione tra federalismo e regionalismo in Russia. Per East Journal si occupa di Ucraina e Russia. Collabora anche con Osservatorio Balcani e Caucaso.

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