CINEMA: Il dilemma della vendetta. “Il Cliente” di Asghar Farhadi

Una coppia che si separa. Una coppia che è obbligata a traslocare. Sembrano due storie antitetiche, quelle dei film Una separazione (2011) e Il cliente (2017). Entrambi di Asghar Farhadi, cineasta iraniano quarantaquattrenne. L’ultima fatica cinematografica di Farhadi, Il Cliente, è uscito nelle sale italiane il 5 gennaio, registrando un notevole interesse da parte del pubblico, non del tutto inaspettato. I due film – il primo, Oscar e Golden Globe come miglior pellicola straniera nel 2012, il secondo Palma d’Oro a Cannes per la migliore sceneggiatura – indagano la complessità dei rapporti umani, inserendosi in un filone che dalla trilogia dell’incomunicabilità di Michelangelo Antonioni, traccia una linea fino ai giorni nostri. Il Cliente è una lente d’ingrandimento sulla complessità delle relazioni: Farhadi si concentra sulla tensione psicologica all’interno della coppia, oscillando tra melodramma e giallo.

La trama

Emade e Rana, giovane coppia di attori, sono costretti a traslocare frettolosamente da casa propria, e a trasferirsi in un appartamento precedentemente abitato da una prostituta. Una sera in cui Rana resta da sola, riceve la visita di un cliente dell’ex inquilina. Vittima di un’aggressione da parte dell’uomo, che spaventato scappa dimenticando cellulare e automobile, Rana vivrà giorni di buio e depressione. Emade, impotente di fronte alla disperazione silenziosa di sua moglie, si lancia nella ricerca del colpevole. Il confine tra perdono e vendetta, tra giustizia pubblica e privata, è sottilissimo. Un limite labile e imperscrutabile che si trasforma in un bivio esistenziale. Ne Il Cliente la rappresentazione intimista dei personaggi, la loro prospettiva emotiva nei confronti del mondo è decisamente più evidente rispetto ai precedenti lavori del regista, in cui l’intreccio della trama si contende il ruolo da protagonista con l’analisi introspettiva. Nitida è anche l’impronta stilistica di Farhadi: primi piani stretti su occhi e labbra dei protagonisti e ambientazione delle scene quasi sempre d’interno.

Una lettura approfondita

È possibile leggere questo film come un documentario sulla città che si trasforma, sfinita da una ricostruzione infinita. La Teheran che c’è fuori dalle finestre ha un aspetto rarefatto e postmoderno: in questo universo urbano – attuale e disumanizzato – e in un contesto di oscurantismo politico e religioso, Emade e Rana, esponenti della classe media illuminata, incarnano una forma di resistenza, che trova nella cultura e nel teatro la propria linfa. Come in Una Separazione, Farhadi si conferma un abile sceneggiatore, in grado di catturare l’ambivalenza dei sentimenti e la dualità dei protagonisti.

Gli attori feticcio

Scegliendo Taraneh Alidoosti (Rana) e Shahab Hosseini (Emade) – che si è aggiudicato il premio come miglior attore protagonista al Festival di Cannes – Farhadi rinnova la sua predilezione per i due interpreti iraniani, già pluripremiati, con cui aveva lavorato nel suo About Elly (2010).

Per il suo primo giorno in Iran, lo scorso 31 agosto, Il Cliente ha infranto tutti i record nella storia del cinema iraniano, fatturando 2,6 miliardi di riyal (in euro circa 78.000). Il Cliente è stato scelto per rappresentare la Repubblica Islamica dell’Iran ai prossimi Oscar 2017 che si terranno 26 febbraio.

Chi è Francesca del Vecchio

Classe 1987, laureata in Lingue e Letterature Straniere e in Studi Arabo-Islamici, con una tesi sull’Islam Politico in Iran. Vive a Milano (ma è nata a Benevento) dove “prova” a fare la giornalista. Collabora per alcune testate come Il Manifesto, Prima Comunicazione e D di Repubblica. Per East Journal si occupa di Medio Oriente, in particolare di Iran.

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