STORIA: La hostess jugoslava che sopravvisse allo schianto dell’aereo

Vesna Vulović, hostess da tempo in pensione, si è spenta il 23 dicembre all’età di 66 anni nella sua casa di Belgrado. Nonostante la notizia della sua morte sia passata piuttosto sottotraccia, Vesna è stata una vera eroina della Jugoslavia di Tito. Hostess presso la mitica compagnia aerea jugoslava JAT, la sua vita cambiò per sempre il 26 gennaio 1972, quando l’aereo su cui era bordo precipitò. Vesna fu l’unica superstite di quel disastro aereo, riuscendo a sopravvivere ad una caduta senza paracadute da più di 10mila metri. Una vicenda incredibile, che le valse la gloria nella Jugoslavia socialista e l’ingresso nel Guinness dei primati. Una storia che merita di essere raccontata.

Quel giorno del 1972

La protagonista di questa storia aveva solo 22 anni quando si imbarcò come hostess sul volo Copenaghen-Zagabria del 26 gennaio 1972. In realtà, non sarebbe nemmeno dovuta salire su quell’aereo, poiché era di turno un’altra collega, di nome Vesna: proprio il caso di omonimia indusse la compagnia in errore e Vesna Vulović fu chiamata a bordo. Mentre l’aereo sorvolava la Cecoslovacchia a 10mila metri di altitudine, un’enorme esplosione squarciò il velivolo, che si andò a schiantare nei pressi della cittadina di Srbská Kamenice, oggi in Repubblica Ceca. Nell’impatto, 27 persone morirono, una sola fu trovata ancora in vita: era Vesna. Nonostante le numerose fratture riportate, il soccorritore, che era stato medico nell’esercito tedesco durante la seconda guerra mondiale, riuscì a salvarle la vita. Dopo 27 giorni di coma, Vesna si risvegliò e, dopo un’iniziale paralisi, fu in grado di tornare ad una vita normale.

La ricostruzione

Le indagini fecero presto emergere la verità sull’accaduto: l’aereo era esploso a causa di una bomba a bordo. A seguito di una rivendicazione telefonica, la polizia jugoslava, coordinata da quella cecoslovacca, dichiarò che si era trattato di un’azione compiuta da terroristi croati legati agli Ustaša, il movimento filofascista che, dopo la guerra, si rese protagonista di attentati anti-jugoslavi negli anni ‘60 e ‘70. Nel 2009, due giornalisti cechi presentarono una ricostruzione alternativa, basata, a loro dire, su materiale di archivio del regime comunista. Secondo i giornalisti, l’aereo, che si sarebbe trovato ad un’altezza ben più modesta rispetto ai 10mila metri, era stato abbattuto per errore da un missile dell’esercito cecoslovacco. Le autorità hanno però smentito questa tesi e la versione originale resta ad oggi la più accreditata.

Gloria e Record

Una volta ripresasi, Vesna divenne un’eroina, simbolo della Jugoslavia socialista, premiata ed onorata dallo stesso Tito. La sua devozione verso la compagnia aerea statale fu tale che continuò a lavorare per la JAT fino al 1990, anche se con mansioni di ufficio. La sua storia, inoltre, varcò i confini nazionali, tanto che fu inserita nel celebre libro “Guinness dei primati” per la caduta senza paracadute dalla maggiore altitudine, un record ancora oggi imbattuto. Nella cerimonia del 1985, Vesna ricevette il premio dalle mani di Paul McCartney.

In prima linea contro il regime

Vesna, però, non si è limitata ad essere una figura passiva, un’icona da esporre in vetrina. Mentre la Jugoslavia crollava, si schierò in prima linea contro Slobodan Milošević, il che le costò il posto di lavoro. Per tutti gli anni ’90 non mancò mai di criticare apertamente le violenze del regime e scese in piazza nelle manifestazioni che portarono all’uscita di scena del vozd. Successivamente, ha continuato a far sentire la sua voce contro il nazionalismo, invocando l’importanza di mantenere la Serbia sulla strada della democrazia e dell’integrazione europea. Una voce importante, portata avanti da una donna con una forza straordinaria.

Chi è Riccardo Celeghini

Laureato in Relazioni Internazionali presso la facoltà di Scienze Politiche dell'Università Roma Tre, con una tesi sui conflitti etnici e i processi di democratizzazione nei Balcani occidentali. Ha avuto esperienze lavorative in Albania, in Croazia e in Kosovo, dove attualmente vive e lavora. E' nato nel 1989 a Roma. Parla inglese, serbo-croato e albanese.

Leggi anche

prigionieri jugoslavi

STORIA: La deportazione degli jugoslavi in Italia e Germania nella Seconda guerra mondiale

Con l'armistizio dell'8 settembre 1943 migliaia di prigionieri jugoslavi detenuti nelle carceri italiane furono deportati nei campi di concentramento nazisti. Una ricerca in corso ne ricostruisce la storia

WP2Social Auto Publish Powered By : XYZScripts.com