MACEDONIA: Domenica si vota. Ecco cosa c’è da sapere sulle elezioni

Ormai ci siamo, mancano pochi giorni alle elezioni macedoni, in programma domenica 11 dicembre. Le attese sono altissime per queste elezioni: perché arrivano dopo una lunga crisi politica; perché sono state rimandate ben due volte negli ultimi mesi; perché ci sono i fari della comunità internazionale puntati sopra. Le aspettative sui risultati, però, non sembrano far presagire un vero cambiamento: i sondaggi dicono, difatti, che Nikola Gruevski, primo ministro dal 2006 al gennaio scorso, tornerà a guidare la Macedonia.

La crisi politica

Le elezioni arrivano a compimento dell’accordo di Pržino, firmato dalle principali forze politiche sotto gli auspici dell’Unione europea nell’estate del 2015. Per risolvere la crisi, iniziata con la scoperta di un sistema di schedatura su migliaia di cittadini attuato dal governo e proseguita con il susseguirsi di manifestazioni popolari, si decise per le dimissioni di Gruevski e la nascita di una grande coalizione che traghettasse il paese al voto anticipato. Dopo aver rimandato il voto per ben due volte (ad aprile e a giugno) per l’assenza di garanzie di imparzialità e trasparenza su liste elettorali e media, lo scorso agosto si è finalmente definita la data delle elezioni, appunto l’11 dicembre.

Amici mai: scontro VRMO – SDSM

La sfida, come sempre nella storia della Macedonia indipendente, è tra la VMRO-DPMNE, il partito di centrodestra guidato da Gruevski, e i socialdemocratici della SDSM, il cui leader è Zoran Zaev. Nonostante gli accordi, la campagna elettorale è stata condotta senza esclusione di colpi. La SDSM ha incentrato tutto sulla necessità per la Macedonia di liberarsi di Gruevski, descritto come il simbolo di un sistema autoritario, clientelare, fondato sulla corruzione e sul controllo dello stato. Il centrodestra ha ribattuto che l’opposizione agisce solo per minare la stabilità del paese. La VMRO-DPMNE ha potuto, inoltre, contare su un endorsement inaspettato: il ministro degli Esteri austriaco Sebastian Kurz è intervenuto ad una manifestazione elettorale del partito, dando aperto sostegno all’ex premier. Nonostante si sia giustificato spiegando di essere lì in qualità di membro del Partito Popolare europeo, il gesto ha suscitato aspre critiche in patria e nel resto d’Europa.

La comunità albanese è divisa 

Una partita nella partita si gioca all’interno della componente albanese della popolazione. Da sempre, difatti, il primo partito della minoranza entra nella coalizione di governo: negli ultimi anni quel posto è stato occupato dalla DUI di Ali Ahmeti. A sfidarlo ci sono non solo i rivali storici della DPA, ma anche nuove forze, come il movimento Besa, che sembra riscontrare un crescente successo. La frammentazione del quadro politico della comunità albanese è una novità di queste elezioni che, alla luce del sistema proporzionale vigente, rischia di essere un fattore di indebolimento. Un’altra novità è data dal nuovo approccio della SDSM verso la minoranza. I socialdemocratici si stanno muovendo per ottenere consensi tra gli albanesi, promettendo maggiori diritti e attenzione alle questioni sociali, provando così a rompere lo schema etnico del voto.

I sondaggi

Queste novità sono i maggiori elementi di incertezza sul risultato elettorale. I sondaggi danno Gruevski favorito, con una forbice di 4-8 punti di vantaggio sui rivali. Nonostante gli scandali, il leader del centrodestra continua a vantare un vasto seguito. Al contrario, la SDSM sembra non convincere una vasta parte di elettorato, che ha visto nelle manifestazioni dei mesi scorsi più un elemento di instabilità che un fattore positivo. Se i sondaggi avranno ragione si saprà solo lunedì. L’unica cosa certa è che, finalmente, si vota e per la Macedonia si apre una nuova fase politica.

Chi è Riccardo Celeghini

Laureato in Relazioni Internazionali presso la facoltà di Scienze Politiche dell'Università Roma Tre, con una tesi sui conflitti etnici e i processi di democratizzazione nei Balcani occidentali. Ha avuto esperienze lavorative in Albania, in Croazia e in Kosovo, dove attualmente vive e lavora. E' nato nel 1989 a Roma. Parla inglese, serbo-croato e albanese.

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