MACEDONIA: Elezioni l’11 dicembre. La crisi politica è finita?

La crisi politica sembra andare verso un positivo epilogo. Il 31 agosto, infatti, i maggiori partiti politici macedoni, firmatari dell’accordo di Pržino, hanno sottoscritto un documento nel quale confermano che le elezioni parlamentari si terranno e la data scelta è l’11 dicembre, a quasi un anno di distanza dalle dimissioni del primo ministro Nikola Gruevski. Nell’accordo, le parti hanno anche raggiunto un accordo sull’esecutivo che guiderà la transizione, in carica dal 2 settembre. L’ex primo ministro Gruevski ha dichiarato che la VMRO-DPMNE non vuole essere un ostacolo alle elezioni e che pertanto ha accettato tutte le richieste portate avanti dal partito d’opposizione socialdemocratica SDSM. Un passo in avanti che dev’essere tuttavia ancora formalizzato.

La crisi politica

Le elezioni parlamentari anticipate erano la causa della prolungata crisi politica che interessava il paese dall’aprile 2014. Infatti, a seguito delle precedenti consultazioni elettorali, la SDSM aveva contestato la regolarità delle elezioni stesse. A seguito di un primo boicottaggio del parlamento da parte degli eletti della SDSM, l’anno seguente Zoran Zaev, leader del partito, ha pubblicato sui media numerose trascrizioni di intercettazioni che dimostravano il controllo sistematico di 20.000 persone da parte della VMRO, in particolare su iniziativa dell’ex primo ministro Gruevski. La pubblicazione di tali intercettazioni aveva gettato il paese nel caos. Dopo vicendevoli accuse di alto tradimento tra Zaev e Gruevski, la risoluzione della crisi politica era passata nelle mani dell’UE. Rappresentata da Johannes Hahn, si era giunti nel luglio 2015 all’accordo di Pržino. Questo prevedeva le dimissioni di Gruevski, la costituzione di una procura speciale per indagare sulle trascrizioni e le elezioni anticipate.

Inizialmente programmate per il 24 aprile, le elezioni erano state rinviate al 5 giugno ma sempre boicottate dalla SDSM. La SDSM contestava infatti la mancanza delle condizioni minime per garantire elezioni regolari e democratiche. Come anche sottolineato in un memorandum dall’ambasciatore europeo Aivo Orav e da quello statunitense Jess Baily, la mancata riforma dei media e il controllo dei registri elettorali, fortemente inquinati, non potevano garantire un andamento democratico delle elezioni. Il braccio di ferro instaurato dalla VMRO e dalla SDSM sembrava destinato a non terminare nel breve periodo.

Il comitato temporaneo per il monitoraggio dei media

Mentre continuano le indagini della procura speciale, costituita dall’accordo di Pržino, è stato istituzionalizzato un comitato temporaneo per il monitoraggio dei media. La poca libertà dei mezzi di informazione è infatti un problema endemico del paese. Fortemente controllati dall’attuale esecutivo della VMRO, sono stati segnalati come parziali anche dalla missione OSCE/ODIHR, il cui compito è quello di monitore le elezioni. Il comitato avrà il compito di contribuire in maniera rilevante al processo di liberalizzazione e democratizzazione dei mezzi di informazione. I membri, approvati dai quattro maggiori partiti politici, sono Cvetin Cilimanov, Slagjana Dimiskova, Ljubomir Kostovski, Goran Trpenoski e Lulzim Haziri.

Fine della crisi?

La crisi politica aveva raggiunto il suo apice a seguito della decisione del presidente Gjorgje Ivanov di amnistiare a tutti i politici accusati di aver commesso brogli elettorali. A seguito di questa decisione si erano svolte in svariate città del paese manifestazioni giornaliere. La cosiddetta “rivoluzione colorata” aveva portato al ritiro dell’amnistia ma, al contempo, aveva radicalizzato lo scontro tra governo e opposizioni. L’accordo sulla data delle elezioni politiche sembra essere l’atto finale della crisi politica.

Chi è Edoardo Corradi

Nato a Genova, è dottorando di ricerca in Scienza Politica all'Università degli Studi di Genova. Si interessa di Balcani occidentali, di cui ha scritto per numerosi giornali e riviste accademiche.

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