TURCHIA: Il fallito golpe riavvicina Ankara e Teheran

Negli ultimi anni le relazioni fra Iran e Turchia avevano subito un progressivo raffreddamento. Rispetto alla prima fase di vita dell’Akp, che aveva promosso legami stretti con la Repubblica Islamica, la guerra in Siria aveva gradualmente allontanato le due potenze, ambasciatrici di progetti opposti per la Damasco del futuro. L’orientamento filo-Assad di Tehran si è sempre scontrato con la volontà di Erdogan di smantellare il governo baathista e di gestire la futura fase di transizione da una posizione privilegiata. Più recentemente tuttavia, i rapporti Ankara-Tehran hanno subito un’evoluzione in senso positivo, e diversi giornali hanno parlato di un ‘riavvicinamento‘. Quest’ultimo si colloca in una fase di grandi cambiamenti nella regione: all’indomani del tentato colpo di stato in Turchia, dell’accordo sul nucleare iraniano, e durante una fase di crescente confusione rispetto alla Siria, il riavvicinamento tra Iran e Turchia è profondamente influenzato dalle trasformazioni regionali.

Iran e Turchia dopo il golpe del 15 luglio

Il primo segnale di distensione tra le due potenze si era avuto nel corso dell’estate: il 12 agosto il ministro degli Esteri iraniano Zarif si era recato ad Ankara. La visita del ministro avveniva poco dopo il fallito coup, e ribadiva l’immediato sostegno che la Repubblica Islamica aveva dimostrato nei confronti del presidente. La potenziale destituzione di Erdogan era stata accolta con preoccupazione da Tehran, che con Ankara condivide i confini e i timori nei confronti del caos che potrebbe generare da un rimpasto politico in Turchia.

Nessuna tra le possibili alternative al governo Erdogan, inoltre, sarebbe stata accolta con favore dalla Repubblica islamica: il capro espiatorio Gülen è notoriamente sgradito a Tehran a causa delle sue politiche anti-sciite e contrarie alla rivoluzione iraniana del 1979. A detta di alcuni esperti iraniani, il fallimento del putsch è quindi da considerarsi quale il miglior scenario per Tehran.

La fine delle sanzioni all’Iran e la questione energetica

Questioni di grande rilevanza per entrambi i paesi rimangono il settore energetico e gli accordi commerciali ad esso connessi. L’accordo sul nucleare e la fine delle sanzioni all’Iran hanno gettato le basi per un rinnovato impegno economico tra le due potenze, che già in passato avevano coltivato solidi legami di tipo commerciale. La compagnia turca Unit International ed il ministero dell’Energia iraniano hanno concluso, nel giugno 2016, un accordo che prevede la costruzione di sette centrali elettriche in Iran.

L’accordo dal valore complessivo di 4,2 miliardi di dollari rappresenta una svolta per l’Iran, che aveva sofferto una progressiva riduzione dei propri rapporti economici con la Turchia, sia a causa delle sanzioni, sia a causa delle divergenze sulla questione siriana. L’accordo avrà una durata di vent’anni e rappresenta il più importante investimento fatto nell’Iran post sanzioni. Tali interessi economici sono di importanza vitale sia per Tehran che per Ankara, dove la prima rinasce dopo un lungo periodo di isolamento e la seconda tenta di rafforzarsi quale potenza politica ed economica regionale.

Lo scacchiere siriano

Molti analisti si interrogano sulla solidità di questa nuova fase tra Iran e Turchia. Le alleanze sulla Siria rappresentano il fulcro dello scacchiere mediorientale, e le posizioni divergenti dei due paesi sono state alla base del raffreddamento costituitosi tra loro. Le recenti mosse turche, tuttavia, lasciano presagire un cambiamento di rotta nella politica verso la Siria: la destituzione di Assad sembrerebbe non essere più la priorità di Ankara e questa maggiore adattabilità rappresenta probabilmente un altro dei motivi per i quali Tehran vede in Ankara gli estremi per un’amicizia più solida.

Chi è Irene Vlad

Irene Vlad studia Arabo e Storia a Berlino, dove collabora con centri di accoglienza per rifugiati. In particolare si occupa di storia del Medio Oriente e delle migrazioni, con un forte interesse per le diverse forme dell'urbano. Per East Journal si occupa di Medio Oriente.

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