RUSSIA: L’associazione Memorial dichiarata “agente straniero”

L’associazione Memorial Internazionale, che si occupa di ricerca storica e difesa dei diritti umani, è stata dichiarata “agente straniero”, per decisione del ministero della Giustizia russo e secondo una delle riforme più controverse approvate nel 2012. La decisione è giunta il 4 ottobre. Poco prima di Memorial, il centro demoscopico Levada era diventato l’ultima illustre vittima di questa riforma, che riguarda le organizzazioni che ricevono finanziamenti stranieri, con lo scopo implicito di colpire le voci “fuori dal coro”.

Una sentenza scontata

Non si può dire che la decisione di ascrivere Memorial in questo particolare registro arrivi inaspettatamente. Da anni l’associazione è soggetta a richiami e ispezioni, senza contare che la lista delle organizzazioni iscritte si fa sempre più lunga. La legge dovrebbe riguardare solamente organizzazioni coinvolte in attività politiche, ma quest’ultima accezione pare avere un significato molto ampio. Durante l’ispezione nel mese di settembre, il presidente Arsenij Roginskij si era già mostrato rassegnato, sottolineando come il ministero della Giustizia russo consideri “attività politica” qualunque tentativo di influenzare l’opinione pubblica.

Il monito lanciato è pesante: un capitolo della storia russa dà fastidio. Riguardo al ricordo delle vittime dello stalinismo, il governo russo ha spesso avuto un atteggiamento ambiguo. Il nazionalismo russo, alla base di un neo-slavofilismo promosso negli ultimi anni, esalta l’orgoglio per la grande guerra patriottica, mentre lascia molto meno spazio agli aspetti più bui della storia del paese. Un nuovo museo sulla storia del Gulag è stato aperto a Mosca, mentre il museo di Perm’, l’unico allestito dentro quello che fu un vero e proprio campo, è stato chiuso e trasformato. Ora a Perm’ non si racconta più la storia dei prigionieri, ma quella dei funzionari che lavoravano nel campo.

In questo modo la storia viene centralizzata, nazionalizzata, viene controllata meglio la forma in cui viene narrata. Le piccole associazioni che svolgono ricerca indipendente vengono danneggiate e intimidite, colpevoli di ricevere finanziamenti esteri e considerate, dunque, al soldo di chi vuole indebolire e disonorare la Russia. Un atteggiamento costantemente sospettoso quello del governo russo, che ha accusato gli Stati Uniti e l’occidente di aver pilotato sia le rivoluzioni colorate in Georgia e in Ucraina, sia la più recente Euromaidan. Le riforme che hanno dato uno stretto giro di vite alla libertà della società civile russa sono arrivate in blocco, dopo il tentativo di “rivoluzione bianca” – così come la chiamò Boris Nemcov – e dopo gli eventi di piazza Bolotnaja.

Un’associazione di ”dissidenti”

E’ significativo che a essere bollata come agente straniero, un’accezione dalle reminiscenze tipicamente sovietiche, sia stata un’associazione che lotta per i diritti umani e che fa luce sui crimini staliniani. Lo è ancor di più perché Memorial fu fondata da un gruppo di attivisti per i diritti umani e intellettuali, che in Unione Sovietica rappresentavano il nucleo del movimento dissidente. Tra i fondatori ci fu il premio Nobel Andrej Sacharov, mentre tra le personalità di spicco oggi c’è Aleksandr Daniel’, storico di professione e figlio dello scrittore Julij Daniel’, uno dei protagonisti del processo-farsa che segnò la fine del periodo del disgelo chruščeviano. L’impressione è che, anche nella Russia odierna, Memorial si possa ancora considerare un’associazione di dissidenti, così come rimangono dissidenti tutti coloro che si allontanano troppo dalle linee guida dettate da Mosca. Tuttavia, la lotta continua: Memorial si è rifiutata di registrarsi e il ministero è pronto a trascinare la faccenda in tribunale.

FOTO: Natal’ja Lidova, Kommersant

Chi è Maria Baldovin

Nata a Ivrea (TO) nel 1991, ha studiato lingue e letterature straniere all’università di Torino e ha poi deciso di improvvisarsi scienziata politica, con una magistrale in studi sull’Est Europa. Al momento cerca di fare la pendolare tra Torino e Bruxelles, con grande gioia delle compagnie aeree. Per East Journal scrive prevalentemente di Russia, ma ha anche una passione per la Germania (ex orientale, s’intende).

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