SERBIA, caso Mladić: Vi ricordate di quel bambino biondo?

di Biljana Srbljanović*

traduzione dal serbo di Filip Stefanović

Non so cosa pensare. Se un uomo assomiglia a Mladić, ha una carta d’identità a nome Mladić, si nasconde a casa di Mladić dove lo viene a trovare suo figlio, anche lui un Mladić, dove si celava lo sforzo sovrumano perché la canaglia venisse localizzata e arrestata? Se almeno, come Ulemek, si fosse coperto con un lenzuolo sopra la testa e avesse strisciato per i campi davanti al cortile, potrei capire. Così invece, s’è messo un cappellino in testa, calato pure sulle ventitré come gesto simbolico, sta dallo zietto al paese e coltiva le api. The master of disguise.

E ora, anche se sono cosciente del soddisfacimento almeno parziale della giustizia, continuo comunque a non capirecos’ha impedito a questo stato, così a lungo, di localizzare ed arrestare il criminale? Non per fare la guastafeste, ma proprio nessuno sente l’umiliazione, non vi sentite truffati, sistematicamente ingannati per anni, come se qualcuno, per tutto questo tempo, vi avesse preso propositamente e costantemente in giro? Forse sono davvero una guastafeste, ma non mi interessa la contentezza, voglio i dettagli, voglio l’intera storia, mi interessano le responsabilità e le risposte alle domande più basilari – chi e con quali mezzi ha condotto quest’inchiesta, quand’è che Mladić è stato localizzato all’indirizzo di famiglia, quanti degli abitanti del posto sapevano tutto e quando esattamente lo stato ha deciso di smettere di mentirci?

“Meglio tardi che mai”, sono d’accordo. Se la mettiamo giù così. Ma perché metterla giù così? Chi è che ha diffuso in pubblico la voce della possibilità che Mladić potesse anche non venire mai catturato? Quelli che, per anni, lo hanno cercato per modo di dire? Quelli che non riuscivano in nessun modo a trovarlo? Quelli che non riuscivano a vederlo per la visiera del cappello? Quegli occhi azzurri, quello sguardo sanguinario, nessuno ha saputo riconoscerli?

È visibilmente invecchiato, dicono, e quindi non assomiglia a se stesso? Anch’io sono visibilmente invecchiata, in questi quindici anni, e perciò mi posso ritenere fortunata, perché a differenza mia e di Ratko Mladić, quei quasi ottomila morti ammazzati non hanno avuto modo di invecchiare. Molti tra loro, nemmeno di crescere. Perché, per rammentare ai più smemorati, tra le vittime di Srebrenica c’erano anche cinquecento bambini, molti dei quali sono stati uccisi direttamente con un proiettile alla nuca, buttati tutti assieme nelle fosse o nella Drina, perché l’acqua li portasse via, perché anche le loro ossa sparissero per sempre.

Tutte le nostre autorità lo sapevano da anni, ma ciò non era comunque sufficiente per il “raggiungimento del clima politico” – per suonare al campanello della porta dello zietto e cacciar fuori a calci in culo quel pezzente. Adesso “il clima è stato raggiunto” (perché il clima, come è in generale risaputo – si raggiunge) e quindi, in vista di ingiuste e immotivate elezioni, Boris Tadić ha deciso di vendere l’argenteria di famiglia. Noi credevamo fosse la Telekom, quando invece si trattava solo di un indirizzo di paese, nei pressi della capitale, sotto gli occhi di tutti.

Sono contenta, non dico di no. Accetto anche i complimenti che piovono dall’estero. E perché non dovrei? Il fatto che io non abbia fatto nulla, non cambia le cose. Ecco, anche il presidente li riceve. E cos’ha fatto esattamente?

P.S. Vi ricordate di quel bambino biondo, che, in uno di quei filmati mandati in onda un’infinità di volte, il “generale” accarezza sulla testa? Da anni gli uomini del presidente ripetono in privato che il suo teschio è stato rinvenuto solo qualche centinaio di metri più in là. Scommetto che ora, per la prima volta, ne parleranno anche pubblicamente, per confermare la giustezza della scelta del presidente. Sapranno trarre profitto da ogni singola testa, e così anche da questa.

Testo pubblicato originariamente sul sito di Peščanik, il 27 maggio 2011.

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* Biljana Srbljanović, nata nel 1970, è drammaturga e opinionista politica serba. Pluripremiata, ha scritto numerose sceneggiature per televisione e teatro, oltre ad articoli di accusa e critica alla politica serba degli ultimi decenni. Cura un blog sul sito di B92.

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