TURCHIA: Il nuovo ponte sul Bosforo, tra follia e propaganda

Dopo essere scampato al ben noto coup d’état lo scorso luglio, il presidente turco Erdoğan è ancora più deciso a proseguire la strada intrapresa negli ultimi anni e procede a tappe forzate nella modernizzazione della Turchia. Questo processo tuttavia non ha sortito solo effetti positivi: se l’economia ne ha tratto beneficio, l’ambiente, ad esempio, attraverso una massiccia cementificazione, ne ha senza dubbio risentito. Con la sistematica opera di “pulizia” di persone nemiche del governo negli organismi pubblici Erdoğan ha contribuito, e non poco, a creare uno stato sempre più accentrato. Contemporaneamente è consapevole di non potersi isolare dall’Europa continentale, soprattutto per motivi di ordine economico.

Istanbul è la chiave della modernizzazione che sta vivendo il paese e laddove lo stretto si apre sul mar Nero, sorge un nuovo, imponente ponte sul Bosforo. La faraonica opera infrastrutturale, inaugurata lo scorso 26 agosto in pompa magna, è dedicata al Sultano Yavuz Selim, colui che spinse l’espansione ottomana verso il Medio Oriente. Ad oggi è il ponte sospeso più largo al mondo (59 metri), il più lungo ad essere dotato anche di ferrovia (1,4 km) e quello con le torri più alte (322 metri). È stato realizzato dalla compagnia turca Ictas, in una joint venture con l’italiana Astaldi.

Non è cosa nuova che Erdoğan utilizzi le infrastrutture allo scopo di mascherare le mancanze del proprio governo. Basti pensare al rilancio di un vasto piano di contenimento dei bacini idrici nelle aree a sud est del paese fatto nel 2015 per ottenere voti in quelle zone dove l’AKP era più debole. I suoi “progetti folli” riguardano non solo l’area europea del paese, ma anche tutta la penisola Anatolica, e sembra sempre più probabile che in futuro le grandi opere verranno utilizzate come emblema dell’operato del governo e contestualmente in funzione di una celebrazione personale.

Perché un altro ponte sul Bosforo, così distante dal centro cittadino? La ragione principale che ha spinto il governo a costruire il nuovo collegamento tra le due sponde dello stretto è quella di decongestionare il traffico cittadino ordinario, permettendo a coloro che transitano in direzione dell’Europa di evitare il centro di Istanbul. Inoltre si è reso necessario creare una via di comunicazione diretta tra l’aeroporto Sabiha Gokcen (sulla sponda asiatica) ed il nuovo aeroporto di Istanbul che andrà a sostituire, a partire dal 2018, l’aeroporto Ataturk sulla sponda europea della città.

A soli 4 giorni dall’inaugurazione si è verificato sul ponte un incidente mortale che ha causato la morte di una persona e il ferimento di un’altra a seguito di uno scontro tra tir. Subito si sono sollevate polemiche riguardo alla sicurezza in quanto, in caso di incidente, sembra che le forze dell’ordine non siano in grado di intervenire tempestivamente a causa della posizione isolata del ponte rispetto ad alcuni centri cittadini circostanti.

Alla cerimonia di inaugurazione il presidente Erdoğan ha pronunciato un discorso ricco di retorica nazionalista, davanti ad una folla colorata di rosso e bianco e lo acclamava come eroe nazionale e leader della patria. Il 26 agosto sul Bosforo erano presenti molti rappresentanti e capi di stato dei paesi circostanti: in questa circostanza hanno partecipato ad una delle più grandi celebrazioni della persona di Erdoğan in seguito al fallito colpo di stato. Il presidente turco è riuscito in questo modo a far percepire all’estero la propria posizione dominante nella scena politica nazionale turca, e la frammentazione delle opposizioni sembra sempre più dare adito ad una dominazione dell’AKP sulla scena politica nazionale.

Chi è Leonardo Scanavino

Laureato in "Scienze Internazionali, dello Sviluppo e della Cooperazione" presso l'Università degli Studi di Torino, attualmente frequenta una Magistrale in "Studi di Sicurezza Internazionale" presso la Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa. In precedenza, ha frequentato un semestre di studi (Erasmus) prasso la Latvijas Universitāte (Riga, Lettonia), durante il quale ha avuto modo di avvicinarsi alle tematiche di transizione riguardanti i paesi post-sovietici dell'Est Europa. Parla inglese, francese e studia russo.

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