DOPING: Gli hacker russi Fancy Bears e le esenzioni terapeutiche

L’avevano promesso, e l’hanno fatto. Il gruppo di hacker russi Fancy Bears che ha violato il database della WADA ha pubblicato i nomi di altri atleti, non solo statunitensi, che hanno beneficiato di esenzioni terapeutiche (TUE), ovvero hanno assunto sostanze altrimenti proibite per curarsi. Dopo Simone Biles e le sorelle Williams, oggi tocca a Sir Bradley Wiggins e Chris Froome. Wiggo ha assunto salbutamolo nel giugno 2008, Froome il prednisolone per curare l’asma in due occasioni, come peraltro già aveva dichiarato allo Scotsman due anni fa.

I nuovi documenti non dimostrano quel che sostiene il gruppo di hacker russi, ovvero che questi atleti abbiano goduto di una sostanziale licenza di doparsi. Ma fanno comunque riflettere sulle esenzioni terapeutiche. Il sistema, scrive Ben Rusby sul Daily Telegraph, «è pensato perché gli atleti con un effettivo problema per cui non esistano trattamenti alternativi non siano ingiustamente penalizzati, e assicurarsi allo stesso tempo che non ottengano un illegittimo vantaggio sugli altri».

Le richieste degli atleti vengono esaminate da una commissione indipendente di cui, per la WADA, devono far parte almeno tre medici dello sport che devono considerare anche la necessità di proteggere la salute degli atleti o la presenza di sostanze alternative e lecite. Possono essere anche concesse retrospettivamente, come successe per esempio a Lance Armstrong di evitare una squalifica nel 1999. «Non c’è dubbio che il processo possa essere distorto – ha detto al Guardian Richard Ings, l’ex capo dell’agenzia australiana anti-doping  – Ci sono federazioni che avvisano gli atleti prima dei controlli a sorpresa e altre con politiche sulle TUE quanto meno flessibili».

Quel che di sicuro sta emergendo dai documenti hackerati è un tema etico, che va al di là dei medici compiacenti. Fino a ieri, l’aspetto più controverso sembrava legato ai corticosteroidi anti-asmatici: il professor John Dickinson dell’University of Kent, ha scoperto che il 21% degli atleti della nazionale britannica di nuoto e più del 50% degli sciatori di fondo ha problemi di asma, che affliggono l’8-10% dell’intera popolazione. E Sandro Donati ha confessato come anche ad Alex Schwazer sia stato consigliato di assumerli per un’asma inesistente.

I documenti, soprattutto per gli americani, evidenziano casi di sindrome da deficit di attenzione/iperattività (ADHD) di cui Simone Biles ha rivelato di soffrire via Twitter: una condizione da cui non si guarisce che richiede, e di conseguenza permette, l’assunzione di anfetamina per scopo terapeutico praticamente per tutta la vita. È giusto consentire a questi atleti di competere? È giusto impedirglielo perché malati?

Resta sullo sfondo anche una questione politica. Fancy Bears, infatti, è entrata nel sistema attraverso l’accesso Adams (la piattaforma attraverso cui si controllano spostamenti degli atleti e test) di Julia Stepanova, una delle testimoni chiave nell’inchiesta che ha portato al rapporto McLaren e all’esclusione della Russia dalla IAAF e dalle Paralimpiadi. Secondo il Guardian, dietro la sigla Fancy Bears ci sarebbe lo stesso gruppo di hacker che hanno violato le mail del Partito Democratico USA. Per la WADA, che ha chiesto l’aiuto del governo russo, «non c’è dubbio che l’attacco sia stato compiuto per effetto dell’indagine indipendente di Dick Pound e Richard McLaren che hanno rivelato il sistema di doping di Stato in Russia».

Un’ipotesi respinta dal ministro dello Sport Vitalij Mutko, che invece convince Ings. «Stanno solo cercando di arrivare alla conclusione che la WADA permette agli atleti di doparsi, e non è vero, solo per distogliere l’attenzione dal fatto che la Russia permetteva davvero agli atleti di doparsi».

Foto: Fancy Bears’ (Facebook)

Chi è Alessandro Mastroluca

Alessandro Mastroluca scrive di sport da dieci anni. Collabora con Fanpage.it, Spazio Tennis e tennis.it. Segue per l'agenzia Edipress l'inserto settimanale sulla Serie B del Corriere dello Sport. È telecronista per Supertennis e autore di La valigia dello sport (Effepi), Il successo è un viaggio. Arthur Ashe, simbolo di libertà (Castelvecchi) e Denis Bergamini. Una storia sbagliata (Castelvecchi).

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