UNGHERIA: Teste di maiale al confine contro i migranti?

Il 25 agosto, in un’intervista alla radio statale, il premier ungherese Viktor Orbán ha annunciato l’intenzione di costruire un’ulteriore barriera fortificata al confine sud del paese. Stando alle parole del leader di Fidesz questa barriera sarà in grado di fermare centinaia di migliaia di persone.

Martellamento mediatico

In luglio Orbán aveva definito i richiedenti asilo “intrusi” e “potenziali terroristi”, riferendosi al complesso fenomeno migratorio come “veleno”. Camminando per Budapest nelle ultime settimane è stato impossibile non notare una serie di manifesti pubblicitari finanziati dal governo. I manifesti sono rigorosamente in ungherese e si rivolgono direttamente al lettore: “Sapevi che dall’inizio della crisi migratoria più di 300 persone sono morte in seguito ad attacchi terroristici in Europa?”; “Sapevi che Bruxelles vuole fondare un’intera città di migranti illegali in Ungheria?”; “Sapevi che dall’inizio della crisi migratoria le molestie sulle donne sono cresciute sensibilmente in Europa?”.

Anche al di fuori del governo la propaganda anti-migranti si è fatta martellante. László Toroczkai, sindaco di Assotthalom, una cittadina al confine serbo-ungherese, e vice presidente del partito di estrema destra Jobbik, posta continuamente foto di richiedenti asilo ammanettati a faccia a terra, mentre su Facebook proliferano pagine e gruppi che inneggiano al lavoro della polizia di frontiera.

Qualche giorno fa la polemica si è spostata su Twitter, quando Andrew Stroehlein, direttore di Human Rights Watch, ha postato foto di barbabietole incise a forma di teste umane e messe sulla recinzione del confine ungherese con l’obiettivo di spaventare i migranti. Stroehlein ha commentato la foto dicendo che ci vorrà più di questi spaventapasseri ad allontanare i rifugiati che sono scappati da guerra e miseria. Tra i vari commenti al post, quello che ha suscitato più scalpore è stato quello di Gyorgy Schopflin, parlamentare europeo ungherese membro di Fidesz, che ha suggerito che teste di maiale sarebbero molto più efficaci. Il riferimento è naturalmente alla dieta islamica, che non permette di mangiare carne di maiale, ritenuta impura. Alla provocazione di Schopflin un attivista ha risposto dicendo che il maiale non è la kryptonite dei musulmani.

Il consenso elettorale

Tutto ciò fa parte di una propaganda populista alla quale il governo ungherese sta dedicando tempo, energia e soldi. L’Unione Europea ha deciso la distribuzione dei rifugiati politici tra i 28 paesi dell’Unione considerando le capacità ricettive dei paesi stessi. All’Ungheria sono stati assegnati 1.294 richiedenti asilo, una cifra ragionevole visto e considerato che si sta parlando di un paese di 10 milioni di abitanti. Si stima che per la campagna di propaganda anti-migranti il governo abbia speso 16 milioni di euro, un po’ come se avesse speso 12.000 euro per ciascuno di quei 1.294 richiedenti asilo.

Quindi se non sono né i soldi, né l’impatto sociologico che i richiedenti asilo possono avere sulla composizione della società ungherese, di cosa si preoccupa tanto il governo? Del consenso politico. Orbán intende sfruttare il referendum del 2 ottobre sulla questione migranti come un termometro politico, e nel frattempo cavalca l’onda populista anti-migratoria. Non sembra che il premier ungherese sia preoccupato della sicurezza dei suoi cittadini tanto quanto della sua permanenza sulla poltrona di primo ministro.

Chi è Gian Marco Moisé

Dottorando alla scuola di Law and Government della Dublin City University, ha conseguito una magistrale in ricerca e studi interdisciplinari sull'Europa orientale e un master di secondo livello in diritti umani nei Balcani occidentali. Ha vissuto a Dublino, Budapest, Sarajevo e Pristina. Parla inglese e francese, e di se stesso in terza persona.

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