FOTOGRAFICA: I treni dei Balcani e le loro storie

Albania – Kombinat

Un viaggio sui treni dei Balcani non si scorda facilmente. Questa affermazione non è soltanto una reminiscenza nostalgica, che richiama il classico stereotipo balcanista, dove i Balcani sarebbero territori con la vita ferma a cinquant’anni fa, luoghi di esperienze e tradizioni reiterate all’infinito, violenze ancestrali arretratezza economico/culturale. Già da qualche anno, infatti, i treni moderni hanno fatto la loro timida comparsa in quasi tutti i paesi ad est di Trieste. Ciononostante, l’esercizio ferroviario in questi luoghi è ancora in gran parte gestito con criteri e infrastrutture tradizionali, a tratti anacronistici. Paesi come Romania, Bulgaria e Croazia stanno beneficiando di fondi comunitari per miglioramenti infrastrutturali, ma nella maggior parte dei casi gli standard sono ben lontani da quelli dell’Europa di Schengen.

È così che sui treni dell’Est ci si può godere un vero viaggio, non un semplice trasferimento. Su questi binari i rapporti tra tempi di percorrenza e distanze si fanno reali, a volte spropositati, i chilometri macinati si sentono uno ad uno sulla propria pelle. Qui la ferrovia cambia faccia rispetto al resto d’Europa. Non esiste l’alta velocità, alle dogane ci si ferma più volte, spesso per tempi bibliche, i treni notte sono ancora numerosi e molto frequentati.

I treni dell’Est offrono incontri bizzarri, mostrano cartelli che vietano la salita a bordo di cani e di galline, passano attraverso luoghi irraggiungibili e sperduti, per mezzo di vere e proprie opere d’arte di ingegneria civile. I Balcani sono luoghi in cui la ferrovia ha ancora un ruolo importante, dove il capostazione allestisce una bancarella nella sala d’attesa, in cui treni nuovi di pacca viaggiano su un’infrastruttura degli anni sessanta, in cui le locomotive sono figurine tutte uguali, diverse solo nella colorazione che rappresenta le varie amministrazioni nazionali.

Treni di seconda e terza mano, scartati dall’Europa che conta, comprati a prezzi stracciati da Romania e Bulgaria, acquisiti come pegno di guerra dopo la Seconda Guerra Mondiale nei paesi dell’ex Jugoslavia, barattati con materie prime in Albania. Ma anche convogli nuovi e moderni per pendolari, studiati per una “alta velocità” che ad oggi rimane poco più che un’utopia. Ognuno di questi luoghi ha storie da vendere sulle proprie rotaie, storie che ancora oggi si possono assaporare soprattutto sui convogli più lenti e cigolanti, rumorosi e puzzolenti, più scalcagnati e traballanti.

Vi evochiamo l’ambientazione di tutte queste storie con le fotografie di Marco Carlone, animatore del blog Ferroviaggi e della relativa pagina Facebook. Buon viaggio.

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Le storie dei treni

Albania – Rrogozhine: il treno Durazzo – Librazhd rallenta la sua marcia a pochi metri dalla stazione di Rrogozhine. Qua si incrocerà con il treno proveniente da Valona.

Albania – Elbasan: ad Elbasan passa una ferrovia che un tempo collegava Pogradec e il lago di Ohrid al resto del Paese. Oggi la linea è limitata a Librazhd e un solo treno al giorno la percorre. Uno dei tratti più spettacolari è quello che passa proprio nella periferia di Elbasan, tra bancarelle, polvere, palazzi e casellanti molto pazienti.

Albania – Bradashesh: a Bradashesh, periferia di Elbasan, la vita scorre tranquilla a fianco dei binari. I due blocchi di cemento che si scorgono nel centro della foto, costituiscono la locale fermata del treno.

Albania – Kombinat: sempre a Bradashesh sorge una delle industrie più grandi (e inquinanti) del Paese. Un treno merci la raggiunge a passo d’uomo a causa di un’infrastruttura non proprio in ottimo stato.

Bosnia – Mostar: una delle tratte ferroviarie più spettacolari dei Balcani è senza dubbio la linea che da Sarajevo attraversa tutta la valle della Neretva, raggiunge Mostar e prosegue fino al confine croato di Metković. Un treno al giorno per senso di marcia percorre questi binari, spesso affacciati su paesaggi mozzafiato.

Bosnia – Ilidza: un treno locale Sarajevo – Konjic si ferma nella periferia di Sarajevo. Il materiale rotabile bosniaco non è certo dei più recenti: in questo caso la locomotiva (di costruzione svedese) traina una carrozza belga di seconda mano degli anni sessanta.

Bosnia – Rastani: le linee bosniache corrono per chilometri e chilometri in zone poco antropizzate, arrampicandosi sulle montagne con tunnel, viadotti e gallerie elicoidali. Nella foto, il treno da Sarajevo a Čapljina, è composto da tre carrozze svedesi.

Bosnia – Sarajevo: così come il materiale ferroviario, anche quello tranviario di Sarajevo è formato solamente da tram di seconda mano e provenienti da città come Vienna, Praga, Košice o Amsterdam. Quella di Sarajevo è anche una delle più antiche reti tranviarie d’Europa, aperta nel 1885 per testare i tram di Vienna.

Bosnia – Novi Grad: oggi rimane un solo collegamento internazionale ferroviario da e per la Bosnia. È lo Zagabria – Sarajevo, che impiega più di 9 ore per coprire i circa 400 km che separano le due città. Questo convoglio cambia ben tre locomotive lungo il suo percorso, nonostante non ci siano differenze di alimentazione elettrica. Nel primo tratto la locomotiva croata traina il convoglio (di tre carrozze, una per amministrazione) fino al confine di Volinja, prosegue poi nel territorio della Repubblica Srpska con la locomotiva della compagnia ferroviaria locale (Željeznice Republike Srpske) fino a Doboj. A Doboj, una terza locomotiva (che differisce dalle due precedenti solo nella colorazione) delle ŽFBH (Željeznice Federacije Bosne i Hercegovine) prende in carico il convoglio fino a Sarajevo.

Croazia – Hrvatska Kost.: il treno Zagabria – Sarajevo della foto precedente, ripreso pochi chilometri prima del confine, con la locomotiva croata in testa.

Croazia – Rijeka: in Croazia, fino al 2012, sulla linea Fiume – Zagabria circolavano ancora delle locomotive di costruzione italiana del 1960. La linea, elettrificata con il sistema di alimentazione italiano, a differenza del resto della rete jugoslava, era un retaggio del precedente governo tricolore in Istria e Dalmazia.

Croazia – Rijeka: oggi la stazione di Fiume ha perso prestigio rispetto agli anni passati. Nonostante ciò, molti treni merci partono dal porto della città verso la Slovenia e la capitale Zagabria, affrontando una spettacolare linea di montagna che dalle coste carsiche si addentra nel Gorski Kotar.

Serbia – Ruma: un’elettromotrice soprannominata “Gorbachev” corre verso il confine serbo-croato con un treno locale. Queste automotrici, presenti anche in Macedonia e Bulgaria, furono costruite negli anni ottanta in Lettonia e distribuite in diversi stati dell’ex Unione Sovietica.

Macedonia – Lozani: la piccola stazione di Lozani si trova nella Macedonia meridionale, sulla linea Veles – Bitola. Il bastone che si vede in basso fungeva da “segnale di stop” per segnalare ai treni locali la volontà di salire a bordo, mentre la cassa di Coca Cola è la panchina di stazione.

Macedonia – Veles: una coppia di ferrovieri si lascia fotografare tra una manovra e l’altra sui binari di Veles.

Macedonia – Volkovo: il treno “Eurocity” Priština– Skopje, composto da una locomotiva di costruzione americana e da una singola carrozza macedone. Ad oggi questo è l’unico servizio ferroviario transfrontaliero con il Kosovo.

Bulgaria – Bankja: per percorrere i circa 100 km che separano la cittadina di Dobrinishte da Septemviri, il treno a scartamento ridotto dei Monti Rodopi, nella Bulgaria sud-occidentale, impiega circa sei ore di viaggio. Serpeggiando tra boschi e colline, il treno tocca i 1.200 metri di altezza in un susseguirsi di villaggi e fermate sperdute nel nulla, dove comunque c’è sempre qualcuno in attesa.

Romania – Arad: nel deposito locomotive di Arad, Romania occidentale, due automotrici “Malaxa” riposano sotto la pioggia. Questi mezzi, ancora oggi in servizio, sono dei veri pezzi di antiquariato: furono difatti costruiti nel corso degli anni trenta.

Romania – Giarmata: la spartana sala d’attesa della stazione di Giarmata, sulla linea Radna – Timișoara. Nonostante la stazione serva un piccolo villaggio dove fermano solo 4 treni al giorno, il fabbricato viaggiatori è dotato di biglietteria con tanto di servizio bar.

Romania – Lovrin: la regione del Banato è un intreccio di piccole linee ferroviarie locali. In questo scatto un paffuto macchinista si gusta un cocomero in attesa di partire. Il treno è composto da materiale rotabile francese di seconda mano. Molti convogli romeni provengono dai paesi dell’Europa centrale: ogni tanto è ancora possibile vedere cartelli indicanti stazioni di destinazione come “Leipzig hbf” o “Frankfurt hbf”.

Romania – Radna: il cartello delle partenze e degli arrivi della stazione di Radna.

Romania – Satu Nou: spesso la vegetazione arriva a ricoprire i binari e la massicciata…

Slovenia – Hrastovljie: l’IC “Pohorjie” Capodistria – Maribor risale il carso sloveno. In primo piano, la chiesa fortificata di Sv. Trojica, risalente al XV secolo.

Slovenia – Nova Gorica: la gigantesca stazione di Nova Gorica è testimone di un passato ben più glorioso di quello attuale. Nella foto, una coppia di automotrici del 1970 costruite dalla nostra FIAT Ferroviaria e in uso ancora oggi.

Slovenia – Most na Soci: in stazione a Most na Soci, un tabellone turistico decisamente retrò, mostra i luoghi turistici lungo la valle dell’Isonzo. Most na Soci si trova sulla “Transalpina”, un’antica linea costruita dall’Impero Austroungarico per unire le Caravanche e Jesenice a Trieste.

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