CALCIO: Kamil Glik, addio al Torino. Con Superga e la Polonia nel cuore

L’addio di un capitano non è mai facile, ma in un calcio senza più bandiere o punti di riferimento, perdere un giocatore che non è mai uscito con la maglietta asciutta fa ancora più male. L’addio di Kamil Glik al Torino è quindi una notizia triste per i tifosi granata. Glik non è stato un capitano qualunque, né semplicemente un buon giocatore, ed è riuscito a entrare nel cuore dei tifosi del Toro: una squadra per cui, in virtù di una storia fatta di lacrime e sudore, non è sufficiente solo giocare bene. E Glik ha restituito quest’affetto con la toccante e lunga lettera con cui ha salutato i tifosi granata dalla sua pagina Facebook.

Questo l’estratto finale della lettera di Glik:

«Continuerò ad essere un grande tifoso del Toro, non solo per gratitudine ma perché è vero che questa maglia ti entra dentro, e ogni volta che potrò verrò al “Grande Torino” per tifare per i miei compagni e per i ragazzi che verranno dopo di me. Quando tornerò andrò ancora a Superga per dire una preghiera: devo dire anche grazie al Toro se al 4 maggio, leggendo quei 31 nomi, ho provato, come uomo, un’emozione che non si può descrivere. Con il mio forte abbraccio a ciascuno di voi, ai veri tifosi del Toro vorrei infine dire un’ultima cosa: restate sempre vicini alla squadra, quando si vince ma anche quando si perde. Essere granata è anche questo».

Un saluto a cui ha fatto eco anche la risposta del presidente del Torino Urbano Cairo, che ha voluto lodare «la grinta, l’impegno e la passione che lo hanno sempre contraddistinto».

A Torino Kamil Glik arriva da semi-sconosciuto in comproprietà con il Palermo. Presto però conquista la stima di tutti con tanto sudore, partita dopo partita. Non solo: riesce a levigare la sua tecnica individuale, crescendo rispetto al talento molto grezzo con cui era arrivato. Un miglioramento personale, portato avanti con impegno e dedizione, che non è passato inosservato al pubblico della Maratona: nonostante le critiche per un brutto fallo su Giaccherini, il difensore polacco diventerà un’idolo del tifo granata, pronto a omaggiarlo ripetendo ritmicamente il suo nome.

In cinque stagioni vive la promozione del Torino in serie A e la qualificazione in Europa League dello scorso anno, divenendo capitano. Il primo capitano non italiano ad avere l’onore di leggere i nomi della Grande Torino nell’annuale cerimonia di Superga. Un capitano lodato anche da vecchi capitani torinisti come Natalino Fossati, che ebbe a dire: «Nessuno merita la fascia di questo grande club più di lui. È fatto per guidare il gruppo: forte, coraggioso e leale».

Kamil Glik è nato a Jastrzębie-Zdrój, città che fino agli anni ’60 era una rinomata stazione termale, divenuta poi un importante centro minerario per l’estrazione del carbone e infine sede dei trattati sindacali nelle lotte operaie del 1980, dopo che gli scioperi si estesero dai cantieri navali di Danzica fino alle miniere della Slesia. Una città segnata dai problemi di alcool e violenza domestica. Un’atmosfera che non risparmiava casa Glik, colpita dai problemi di alcolismo del padre. Problemi talmente forti che, quando arriva l’offerta di trasferirsi in Spagna, Glik è preoccupato di lasciare la madre e il fratello soli con il padre e le sue esplosioni di aggressività. Nonostante gli incoraggiamenti di Kamil, il padre perderà la battaglia con l’alcool, stroncato a 42 anni da un attacco di cuore.

La carriera di Kamil Glik lo porta prima in Spagna, all’Horadada, dove viene notato dal Real Madrid che lo tessera per la squadra C. Poi, dopo una parentesi nuovamente in Polonia al Piast Gliwice, in Italia: prima Palermo, poi Bari in prestito, quindi Torino. Glik però non dimentica Jastrzębie-Zdrój e il suo malfamato quartiere, a cui donerà un campo da calcio.

E non dimentica nemmeno la Polonia, che rappresenta con la maglia della nazionale in 46 occasioni, coronando la sua esperienza con l’Europeo ancora in corso. A Euro 2016 la Polonia è stata finora l’unica squadra insieme all’Italia a costringere la Germania a un pareggio nei novanta minuti ed è riuscita a raggiungere i quarti di finale, fermandosi solo ai rigori contro il Portogallo dopo aver eliminato la Svizzera sempre ai tiri dal dischetto. In entrambe le occasioni Glik si è preso la responsabilità del terzo tiro, sempre mettendolo a segno.

Ora Glik andrà al Monaco del magnate Dmitrij Rybolovlev, per una cifra totale di 15 milioni: un’ottima plusvalenza per il Torino che aveva acquistato metà del cartellino per 300.000 € e aveva poi riscattato il giocatore per poco più di un milione. Troverà una squadra con buone ambizioni europee che cercava un difensore solido e d’esperienza e che presto giocherà il secondo turno di spareggio per l’accesso alla Champions League. L’assalto al PSG per il dominio della Francia, per ora, sembra improbabile e non sembra rientrare nemmeno nei piani del magnate. Ma i margini per migliorare e togliersi qualche soddisfazione ci sono tutti per la squadra del principato.

Chi è Alessandro Camagni

Nato a Cantù nel 1991. Laureato in Scienze Internazionali e Istituzioni Europee all'Università Statale di Milano con una tesi sull'ascesa e il declino del movimento "Solidarnosc" in Polonia. Scrive su "La Provincia di Como", "Il Fatto Quotidiano" e ha collaborato con "Gazzetta TV" .

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