SVEZIA: Nessun rischio Swexit, per ora

da STOCCOLMA L’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea non porterà in dote anche quella della Svezia, quantomeno non nell’immediato futuro. Tuttavia è chiaro che, come sta avvenendo nel resto d’Europa, la Brexit comporterà inevitabilmente un rimescolamento delle carte in tavola.

La Gran Bretagna è attualmente il secondo partner commerciale della Svezia all’interno dell’UE. Ma in futuro, a causa della Brexit, bisognerà rinegoziare tutti i trattati di scambio economici. E questo, come ha già fatto intuire il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, non sarà indolore per ambo le parti in causa.

Le reazioni

“È più triste per la Gran Bretagna che per noi”, aveva detto il primo ministro Stefan Löfven ancora prima del voto. “Noi siamo ancora in 27 Paesi ed è importante adesso mostrare unità e forza”.

A urne chiuse, poi, Löfven ha gettato acqua sul fuoco. “La Svezia e la Gran Bretagna andavano molto d’accordo, ma abbiamo un’ottima cooperazione anche con altri stati. Non è una questione del tipo: ‘O con loro o niente’. Abbiamo buone relazioni anche con la Germania per esempio, e i paesi del Benelux”.

Dall’altro lato della barricata rispetto al governo si trovano due partiti che per ideologia sono opposti, ma che sulla “questione Europea” hanno visioni simili. Jonas Sjöstedt, a capo del Vänsterpartiet (Partito di Sinistra), è fra quelli che vorrebbe approfittare della situazione. “Vogliamo che si riducano i poteri dell’UE e che si possano conservare gli accordi lavorativi svedesi*. È inoltre importante che Bruxelles cominci a risparmiare denaro, in modo che i contributi di adesione scendano. Inoltre vogliamo abolire le politiche agricole comunitarie”.

Anche Jimmie Åkesson, leader del partito di estrema destra Sverigedemokraterna, pensa a una fuoriuscita. “Secondo me – afferma – la Svezia dovrebbe seguire Londra e dapprima chiedere una rinegoziazione degli accordi e poi indire un referendum sulla permanenza. La Comunità Europea di cui la Svezia ha deciso di far parte era più o meno un mercato d’affari comune, non questo mostro sovranazionale che è diventato”.

Sulla stessa posizione del governo è invece la leader dei Moderati Anna Kinberg Batra, che difende l’operato di David Cameron: “Ha fatto quel che ha potuto. La responsabilità di questo malcontento popolare nel continente è piuttosto della leadership europea”. Sebbene anche all’interno del partito conservatore siano presenti voci di dissenso sulla politica dell’UE, Kinberg Batra respinge proposte di referendum o altro. “Siamo membri e ciò riscuote ampio consenso. Per questo per me non è assolutamente attuabile una Svexit”.

Stefan Löfven, in ogni caso, rigetta senza appello le richieste di un referendum. “Sarebbe facile essere populisti in questa situazione. Ma io penso che se adesso tutti i 27 paesi dell’eurozona si mettessero a chiedere una rinegoziazione dei trattati, ci troveremmo davanti a cinque o dieci anni di instabilità in Europa, e non è ciò di cui la Svezia ha bisogno adesso. Abbiamo bisogno di stabilità e prospettive a lungo termine. Di maggiore cooperazione, non di rinegoziazioni e ulteriori votazioni”, ha spiegato Löfven, sottolineando comunque il fatto che la Brexit non avverrà fattivamente prima di almeno due anni.

Una breve analisi

Secondo alcuni sondaggi, in Svezia la maggior parte della popolazione è ancora a favore della permanenza nell’UE. Questo non vuol però dire che gli svedesi non vedano le numerose problematiche delle politiche comunitarie. Sono pochissimi, per esempio, coloro che vorrebbero entrare nella zona euro e sono altresì diffusissime le critiche nei confronti di come sono e sono state gestite l’emergenza rifugiati e la crisi economica.

La Svezia è entrata in Europa dopo un referendum nel 1994, che è stato vinto dai “Sì” con il 52,3%. Ma questa “vittoria europea” non sarebbe sicuramente stata possibile se la Svezia in quel periodo non avesse attraversato una piccola crisi economica. Se dopo vent’anni, tuttavia, gli svedesi non si sono pentiti della scelta è perché in generale la situazione economica dello stato è andata migliorando. Che poi questo sviluppo sia stato dovuto veramente all’Unione Europea, è tutto un altro discorso.

*“Kollektivavtal” in lingua originale. È un termine che in Svezia indica tutta la serie di regole e leggi, stipulate in accordo con i sindacati, che garantiscono alcuni diritti fondamentali ai lavoratori in termini di salario, ferie, orario lavorativo, etc.

Chi è Valerio Pierantozzi

Giornalista professionista, sono nato a San Benedetto del Tronto nel 1980, ma sono pescarese di adozione. Ho passato 20 anni della mia vita a scuola, uscendo finalmente dal tunnel nel 2006 con una laurea in Filosofia. Amo il mare, il sole, le spiagge e odio il grigiore, le nubi, il freddo. Per questo nel 2014 mi sono trasferito in Svezia. Da grande vorrei essere la canzone “Night” di Sergio Caputo.

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