ROMANIA: Più NATO nel Mar Nero. Bucarest, Kiev ed Ankara contro Mosca

L’iniziativa della Romania

A gennaio 2016, il governo romeno aveva lanciato l’iniziativa di costituire un’intesa navale, sotto l’egida della Nato, nel Mar Nero, denominata Black Sea Flotilla, con l’obiettivo di scoraggiare possibili aggressioni o provocazioni da parte russa, rafforzando il fianco est della Nato, dopo le minacce russe alle porte del Mar Nero, quali l’annessione della Crimea e la guerra civile in Ucraina orientale.

L’iniziativa ha ricevuto il supporto del ministro della Marina americana, Ray Mabus, e ha chiesto e ottenuto l’appoggio della Bulgaria e della Turchia: un consenso necessario in quanto paesi legati dalla Convenzione di Montreaux, del 1936, che regola la navigazione attraverso gli stretti del Bosforo e dei Dardanelli. Della presenza navale dell’Alleanza Atlantica nel Mar Nero verrà discusso al vertice della Nato che si terrà a Varsavia il prossimo 8-9 luglio, in cui si valuterà anche la possibilità di stazionare 5.000 soldati sul suolo romeno, in seguito alla recente notizia, uscita sulle agenzie di stampa ucraine, secondo cui la Russia si accingerà nei prossimi giorni ad esercitazioni militari sul Mar Nero, alle porte di Costanza.

Il ministro della Difesa romeno, Mihnea Motoc, ha confermato, nel corso della riunione del Consiglio Nord-Atlantico, tenutosi a Bruxelles la scorsa settimana, la partecipazione romena alla missione Nato in Afghanistan per tutto il 2016 e ha dato disponibilità anche per il 2017. La Romania pare essere diventato, ormai, un partner affidabile e dalla crescente importanza geostrategica nel confronto tra Russia, Ucraina e Turchia: si pensi alla base NATO di Deveselu, inquadrata nel sistema difensivo Aegis BMD, un sistema di difesa contro missili balistici promosso dagli Stati Uniti.

La Romania ha sempre vissuto la sua posizione geopolitica come una scelta tra oriente ed occidente, un dilemma che si presentò sin dalle origini del paese. Oggi sembra che la sua posizione si sia decisamente proiettata, almeno dal punto di vista internazionale, verso occidente, anche se la vittoria del PSD alle elezioni locali del 5 giugno, conservatore e meno proteso verso l’Europa, potrebbe richiedere ancora del tempo perché la Romania si liberi dalle incrostazioni di quattro decenni di comunismo.

I risvolti politico-diplomatici

Il ministro alla Difesa ucraino, Valeriy Heletey, ha affermato che l’Ucraina è pronta ad affiancarsi all’intesa navale nel Mar Nero di Romania, Bulgaria e Turchia, nel caso dovesse essere costituita.

Il Rappresentante permanente di Mosca presso la Nato, Alexander Grushko, ha annunciato che la Russia seguirà con attenzione le attività militari degli Usa e della Nato nel Mar Nero, attività che potrebbero implicare anche l’Ucraina e altri Stati della regione, e non lascerà senza reazione questa situazione, che potrebbe avere lo scopo di destabilizzare le frontiere a sud della Russia. L’ambasciatore russo ha, anche, aggiunto che il Mar Nero non diventerà mai un “lago della Nato”, dichiarazioni rilasciate dopo che la Marina militare russa aveva intercettato nelle acque del Mar Nero l’incrociatore degli Stati Uniti USS Porter.

Tuttavia, la costituzione della Black Sea Flotilla è attualmente entrata in un stato di impasse, in seguito al passo indietro della Bulgaria di sostenere l’operazione.

Il dietrofront della Bulgaria

La Bulgaria sembra aver ceduto alle pressioni russe. Il governo ha annunciato che si opporrà all’iniziativa della Romania di creare una forza militare Nato nel Mar Nero, nonostante nelle ultime settimane Sofia avesse segnalato di sostenere la proposta, come confermato anche nell’incontro di Stato tra il Presidente romeno Klaus Iohannis e il Premier bulgaro Boyko Borisov, lo scorso 15 giugno a Sofia.

Durante l’incontro Borisov aveva mostrato piena accoglienza del progetto della Romania e Nato sul Mar Nero, salvo annunciare il giorno dopo che la Bulgaria è un Paese pacifico che non intende far diventare il Mar Nero una zona di conflitto, un redivivo della Guerra Fredda.

Il summit di Varsavia sarà una cartina tornasole della situazione politica di un’Europa che fa fatica su più fronti.

Chi è Ida Valicenti

PhDr. in Storia delle Relazioni Internazionali presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” e Visiting Researcher presso la Facoltà di Storia dell’Università di Bucarest. Scrive di storia e politica estera su quotidiani e riviste. È autrice di tre monografie, di articoli scientifici e saggi in riviste accademiche italiane ed estere ed è stata relatrice in convegni internazionali e lezioni invitate in Italia, Stati Uniti e Romania. Scrive per East Journal sull'Europa orientale, con un interesse specifico per la Romania e l'Ucraina.

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