EURO 2016: Russia, la tempesta hooligan sull’Europeo

Storm over Europe è la scritta che compare sul retro delle magliette degli Orel Butchers, uno dei gruppi di hooligan presenti al seguito della Russia per gli Europei di calcio in corso. La promessa è stata rispettata: la tempesta hooligan russa si è scatenata travolgendo in poche ore gli ostacoli che a essa si sono frapposti. Chi sono i ragazzi che con la loro violenza hanno monopolizzato l’attenzione dei media europei, innescando casi diplomatici e conflitti politico-sportivi? Da dove vengono? Cosa li muove? Qual è il loro obiettivo? Proveremo a dare risposte che non si fermino agli abusati stereotipi dei giorni scorsi.

I fatti di Marsiglia

Le prime avvisaglie sono quelle di venerdì 10 giugno, il giorno che precede Inghilterra-Russia. La partita si disputa a Marsiglia, come decretato da un beffardo sorteggio, noncurante dei precedenti del 1998 che videro i tifosi inglesi faccia a faccia contro tifosi marsigliesi, giovani nordafricani e abitanti locali, oltre  che della dirompente ascesa del movimento ultrà in est Europa. Nella zona del porto vecchio, alcune decine di hooligan russi – per lo più sostenitori del Lokomotiv Mosca – appena giunti attaccano d’improvviso l’orda inglese già annegata in un mare di birra: vengono sottratti i primi stendardi con la croce di san Giorgio, custoditi incautamente – come d’abitudine – dai britannici.

È solo l’antipasto: sabato 12 giugno è il giorno della guerra senza quartiere. Nel pomeriggio alcune centinaia di hooligan russi, organizzati con tattica militare, assediano il porto vecchio, colonizzato dagli inglesi se si eccettua qualche incursione degli ultrà marsigliesi. Inutile soffermarsi sulla durata e sulla violenza degli scontri, sul numero dei feriti e sull’insipienza della polizia francese, totalmente impreparata: al riguardo già si è detto molto. I russi si muovono a ondate, intorno alle 17 sfondano sulla Canebière, l’arteria principale del centro storico di Marsiglia. Non sono più soltanto i piccoli gruppetti del giorno prima; ora sono uniti in un’unica massa, dallo stile inconfondibile: pantaloncini corti e stretti, scarpe da ginnastica, magliette casual (per lo più nere) o dei gruppi di appartenenza. Gli inglesi, pur molto più numerosi, faticano a contenerli e ad affrontarli.

Le turbolenze proseguono poi allo stadio Vélodrome: a fine partita, dopo il pareggio di Berezuckij, alcuni russi – forse verbalmente provocati – travolgono l’inconsistente cordone di steward cercando il corpo a corpo con gli inglesi presenti nella stessa curva: ma gli “avversari” sono semplici tifosi, tutt’altro che dediti allo scontro. La situazione rientra così nell’alveo della quasi-normalità. A partita terminata e a tensioni concluse, membri della delegazione calcistica russa applaudono i connazionali sugli spalti.

Le reazioni dell’UEFA e della polizia francese

L’indignazione mediatica per i fatti di sabato induce le autorità sportive e la polizia a una reazione apparentemente decisa, dopo aver rispettivamente sottovalutato l’esito del sorteggio della sede della partita e trascurato l’organizzazione dell’ordine pubblico nelle zone più sensibili di Marsiglia. L’UEFA minaccia l’esclusione della Russia dalla competizione in caso di nuovi scontri causati da tifosi russi all’interno degli stadi: per gli incidenti all’esterno degli impianti, ben più frequenti, l’UEFA non avrebbe invece giurisdizione.

La polizia tenta di recuperare credibilità lanciandosi in un’indiscriminata caccia al teppista invasore: la mattina del 14 giugno un pullman di 43 tifosi russi che pernottavano in un albergo nei pressi di Cannes viene circondato e perquisito dagli agenti francesi. Il bus viaggiava in direzione di Lilla, dove si sarebbe giocata Russia-Slovacchia. I sostenitori vengono fermati e trattenuti. Si tratta della delegazione ufficiale dell’Unione dei Tifosi Russi (URF), guidata da Alexandr Shprygin. Nei giorni successivi tre di loro vengono processati e condannati a pene comprese tra un anno e due anni di reclusione senza condizionale; venti tifosi vengono rilasciati, mentre per altri venti (tra cui Shprygin) viene emesso un provvedimento di espulsione dalla Francia, esecutivo dal 20 giugno. Poiché tutto ciò è avvenuto senza alcuna previa informativa alle autorità russe, ne nasce un caso diplomatico che conduce sino alla convocazione al Cremlino, da parte del ministro degli Esteri Sergej Lavrov, dell’ambasciatore francese di stanza a Mosca.

I gruppi presenti

Molte erano le tifoserie delle squadre russe di club presenti a Marsiglia, anche se non al completo: non risulta infatti la presenza in forze di uno dei gruppi più violenti e noti in patria, la firm Yaroslavka del CSKA Mosca (squadra campione di Russia 2015/16), perché impegnato altrove – ironia della sorte – in un torneo calcistico con gli amici polacchi del Widzew Łódź. C’erano invece i ragazzi del Lokomotiv Mosca, riconoscibili dalla scritta sulle magliette nere e dal lungo striscione esposto allo stadio. Oltre a loro anche i tifosi dello Spartak Mosca, la squadra più seguita di Russia e nota anche per le numerose firm violente che la supportano: Shkola, Union, Gladiators. Sono stati immortalati con pezze inglesi rubate i Veselye Rebyata (“allegri ragazzi”), la sezione giovanile del Music Hall dello Zenit San Pietroburgo.

La giornata di Marsiglia è stata un’occasione di ribalta anche per i tifosi di squadre minori: così per gli Sturdy Fighters della Torpedo Vladimir, riconoscibili in un’incursione al porto; e per gli Orel Butchers dell’FK Orel, squadra di terza serie i cui tifosi simpatizzano in larga misura per lo Spartak (e non per il Lokomotiv, come invece spesso si è letto), individuabili per le già citate magliette Euro 2016 – Storm over Europe.

La storia

Quasi tutti i gruppi sopra menzionati sono sorti relativamente di recente. Non si va a ritroso oltre la metà degli anni’90; la gran parte è nata nel primo decennio del Duemila. Ciò spiega la parabola ascendente del fenomeno hooligan in Russia e l’effetto sorpresa che ha colto impreparate le autorità francesi. Basti pensare che la prima trasferta organizzata al seguito della nazionale russa è datata 1997, in Bulgaria (1-0 per i padroni di casa, gol di Trifon Ivanov), e che la tifoseria del Lokomotiv Mosca ha festeggiato nel maggio scorso, con un imponente spettacolo pirotecnico, i 35 anni dalla prima trasferta al seguito della squadra. Era il 22 maggio 1981: all’epoca l’Inghilterra viveva l’apice della violenza hooligan. Oggi i rapporti di forza sono sostanzialmente invertiti.

Lo stile è quello tipicamente est-europeo: predilezione per lo scontro a mani nude (sebbene a Marsiglia gli hooligan russi abbiano anche utilizzato le sedie di bar e dehors per fronteggiare gli inglesi), addestramento in palestra (o finanche militare) e autocompiacimento nel filmare le proprie “imprese” (ha fatto scalpore il video realizzato a Marsiglia con una telecamera GoPro indossata da un hooligan), senza dimenticare l’abitudine in patria agli scontri pre-organizzati in pari numero, lontano dagli stadi e dalla polizia.

Lo spirito

Il motore delle scorribande uligane è un desiderio di supremazia che si nutre allo stesso tempo dell’adrenalina fisica dello scontro e della spinta ideologica di un nazionalismo concettualmente vago eppure penetrato in profondità nel confuso spirito dei guerrieri di strada. Travolgere e umiliare i tifosi di altre nazioni (inglesi su tutti, per sconfiggere il falso mito dell’hooliganismo ormai agonizzante) significa – in tale morbosa visione – affermare la supremazia del popolo russo, dare giusto merito alla sua grandezza storica.

Ma oltre a tutto questo v’è molto altro, nascosto dietro il fumo dei lacrimogeni di Marsiglia: la nebulosa organizzazione della trasferta in Francia per gli Europei; le dichiarazioni di alcune figure rilevanti della federcalcio russa e delle associazioni ufficiali di tifosi; i rapporti degli hooligan russi con la politica, da quella sportiva ai vertici nazionali, Putin compreso; gli orientamenti ideologici e il rischio di una dilagante ondata di razzismo; la generalizzata avversione alle squadre e ai tifosi caucasici; le relazioni internazionali con altre realtà del tifo organizzato. Senza comprendere questo sottobosco, che andremo ad approfondire prossimamente, è difficile capire appieno quanto avvenuto in Francia.

Foto: Facebook

Chi è Paolo Reineri

Nato nel 1983, torinese. E’ avvocato dal 2009. Appassionato di sport con particolare interesse per i suoi risvolti sociali, ha affiancato alla propria attività professionale l’approfondimento delle tematiche e delle vicende, sportive e non solo, dell’area est-europea, collaborando anche con l’emittente Radio Flash e con la rivista Fan’s Magazine.

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