CROAZIA: Oltre 40.000 persone in piazza in difesa della riforma dell’istruzione

Da Zagabria – Mercoledì 1 giugno più di 40.000 persone si sono riunite in piazza Ban Jelačić nel centro di Zagabria, per manifestare il proprio sostegno ad un grande riforma scolastica e proteggerla dalle recenti ingerenze governative. Quello di mercoledì scorso è stato il più grande raduno di massa nella storia della Croazia, l’ultima manifestazione di dimensioni paragonabili si è verificata nel novembre del 1996, quando la società croata si sollevò contro il tentativo di Tuđman e dell’HDZ di chiudere la radio giovanile croata, radio 101, che non si allineava e criticava sarcasticamente le posizioni del semi-regime. La manifestazione è stata organizzata dall’iniziativa Hrvatska može bolje (la Croazia può fare meglio), che riunisce più di 250 associazioni tra ONG, sindacati ed associazioni di parenti, insegnanti e studenti, sorta spontaneamente tra tutti coloro che dall’autunno 2014 hanno partecipato e sostenuto la stesura della riforma scolastica.

Di fatto, tratto peculiare della riforma scolastica avviata dal precedente governo socialdemocratico è stato il metodo di lavoro partecipativo attraverso il costante dialogo con tutte le parti interessate: insegnanti, studenti e genitori. Nell’autunno 2014, l’ex Ministro dell’Istruzione, l’indipendente Vedran Mornar, ha bandito una gara per selezionare la proposta migliore per riformare totalmente i curriculum scolastici in Croazia. Vincitore (ed unico partecipante) è risultato Boris Jokić, la cui proposta aveva previsto come prima cosa di formare un team di 400 esperti di tutte le discipline scolastiche, col compito di stilare le linee principali della riforma, nonché il metodo di lavoro, e poi di dare mandato ad un comitato di 10 esperti di redigerla. Il Comitato di esperti nel scrivere la riforma ha chiamato a Zagabria più di 900 istituzioni scolastiche e 64.000 insegnanti, che hanno contributo alla stesura dei diversi documenti attraverso degl’incontri sui vari macro-punti. L’obiettivo di Jokić di redigere la riforma in modo partecipato rispondeva a due precise esigenze. Da una parte, quest’approccio ha garantito una conoscenza reale delle problematiche del sistema educativo in tutto il paese ed assicurato la buona volontà degl’insegnanti e delle istituzioni scolastiche nel metterla in atto. Dall’altra, attraverso l’approccio dal basso si è voluto evitare che la riforma di un settore così delicato come l’educazione possa avere un padrino politico, data la forte contrapposizione ideologica, spesso sfruttata ed abusata, tra le coalizioni attorno al Partito Social-Democratico (SPD) e all’Unione Democratica Croata (HDZ).

Dopo 16 mesi di lavoro, quando i 52 documenti sul nuovo sistema scolastico erano pronti per passare al parlamento per essere approvati, la Commissione parlamentare per l’istruzione, dove la “coalizione patriottica” guidata dall’HDZ ha la maggioranza, ha deciso di espandere il comitato di esperti di altri 10 membri. La prima reazione di Jokić è stata quella di dare le dimissioni, prima rifiutate dal Ministro dell’Istruzione Šustar, e poi rientrate quando è arrivato il forte sostegno della società civile.

In particolare, il Comitato di esperti e l’iniziativa Hrvatska moze bolje contestano al governo di volersi inserire a stesura conclusa ed in modo non trasparente, attraverso la nomina unilaterale di altri 10 esperti ad un organismo che fino ad oggi ha lavorato esclusivamente attraverso gare pubbliche aperte a tutti. In particolare, al Ministro Šustar si rinfaccia di non aver fino ad ora aiutato il percorso della riforma, anzi di interromperlo ogni qualvolta gli è possibile. Infatti, il governo tarda a stanziare la sua quota di 45 milioni di kune (circa 6 milioni di euro) dei 300 milioni necessari per completare la messa in atto della riforma (gli altri 255 milioni di kune verranno forniti dal Fondo Sociale Europeo). Dietro la posizione della coalizione governativa, c’è quindi il sospetto che essa voglia annacquare la riforma, ritardarne l’approvazione, e farla infine naufragare, mentre il piano approvato dal comitato introdurrebbe la riforma dall’anno scolastico 2016/2017 nelle prime classi pilota, per poi allargarla l’anno successivo a tutto il sistema scolastico.    

E’ possibile che il tentativo del governo di politicizzare la riforma sia un modo per farne un argomento divisivo per la società croata, così da farla naufragare con la scusa che non tuteli tutte le anime del paese. A tal proposito, nella commissione parlamentare per l’istruzione, Ladislav Iličić, il parlamentare di Hrast (Coalizione Patriottica) conosciuto per i suoi principi ultraconservatori come la criminalizzazione dell’aborto o le sue esternazioni in cui sostiene di non essersi mai masturbato, ha dichiarato che Jokić è stato nominato dall’SDP, e perciò, ha sostenuto, anche la destra deve avere i suoi uomini all’interno del comitato di esperti. E’ probabile che la riforma di Jokić che introduce per la prima volta l’educazione sessuale nel sistema scolastico per fare informazione sulle relative precauzioni, non vada giù ad Iličić.

Data la situazione, l’iniziativa Hrvatska moze bolje ha quindi convocato la grande manifestazione e spedito quattro richieste al parlamento, al governo ed a tutti i partiti politici. La prima richiesta è che la classe politica riconosca e creda nel lavoro svolto da esperti, sindacati, insegnati, parenti e studenti ed eviti di fare pressioni e di intervenire. In secondo e terzo luogo, si richiede che il parlamento passi due risoluzioni: una in sostegno alla riforma, al comitato di esperti presieduto da Jokić, ed al modello partecipato da esso adottato, ed un’altra che dichiari l’istruzione interesse strategico nazionale così da evitare che la scuola diventi parte della competizione ideologica. Infine viene richiesto al governo ed al Ministro dell’Istruzione di assicurare le risorse e l’autonomia per procedere all’introduzione della riforma già per l’anno scolastico 2016/2017.

La grande e inaspettata reazione della società civile ai tentativi di intromissione del governo nella riforma scolastica, ha sottolineato come la società croata si schieri chiaramente quando inclusa nel processo decisionale, e come una ben definibile parte della classe politica è preoccupata di sparire ad ogni progresso della Croazia, in particolare se si tratta del settore chiave dell’istruzione. Le associazioni, in piazza, hanno sostenuto che la manifestazione ha rappresentato una presa di coscienza per la società civile croata, che dallo scandire Hrvatska može bolje è passata ad Hrvatska mora bolje (la Croazia deve migliorare).

Foto: M.K., Građani napokon na ulicama, H-Alter.org.

Chi è Pierluca Merola

Nato a Roma, appassionato di Balcani e allargamento dell'UE, risiede a Bruxelles e lavora come assistente accademico presso il Collegio d'Europa di Bruges. Collabora con East Journal da Maggio 2016, per il quale narra di avvenimenti croati e balcanici. Parla correntemente inglese, francese e croato.

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