BOSNIA: L’improbabile rinascita ebraica di Kreševo

La famiglia Martinčević torna dalla Norvegia al suo paesino natale, Kreševo, incastonato nelle vallate della Bosnia centrale. La stranezza? I Martinčević sono ebrei, e Kreševo ora intende offrire a tutti gli alunni delle scuole dell’obbligo qualche ora di conoscenza della religione e cultura ebraica.

Frano Martinčević (Yehuda Kolonomos) è un virtuoso organista, con alle spalle concerti internazionali e lavoro nella cooperazione tra Norvegia e Bosnia, oltre ad aver suonato perfino in Vaticano. Kreševo è un paesino di 5.500 abitanti, di cui due terzi cattolici e un quarto musulmani. Qui Frano ha voluto far ritorno tre anni fa con la moglie Ana e i cinque figli: Rebecca, Isaac, Joshua, David e Moshe. L’anno scorso aveva deciso di offrire ai compaesani dei corsi di musica (cultura musicale, musica sacra e fisarmonica), in collaborazione con l’Università di Mostar. Ora ai dirigenti della locale scuola elementare i Martinčević hanno proposto di estendere a tutti gli altri bambini ciò che già facevano coi loro figli – lo studio della religione e cultura ebraica.

“Il consiglio scolastico ha risposto in maniera molto favorevole, e anche le autorità municipali hanno visto di buon occhio la nostra iniziativa”, ha detto Frano in un’intervista alla tv N1. “L’educazione religiosa è molto importante nella vita di una famiglia ebraica. Il nostro contributo all’educazione religiosa a scuola è altrettanto importante, perché dimostra che noi ebrei in Bosnia esistiamo. In più, la nostra è la più numerosa famiglia ebraica in Bosnia ed Erzegovina”, sorride Frano.

Siamo tornati a casa. Kreševo è piccola, ma ha molta anima e cuore. Siamo grati a tutti coloro che ci hanno accettati e possiamo solo ringraziare Dio per ogni nuovo giorno della nostra avventura. E vogliamo che anche i nostri figli restino qui in Bosnia ed Erzegovina”, ha raccontato Ana.

Il ritorno della famiglia Martinčević a Kreševo ha ricevuto il sostegno della comunità ebraica di Sarajevo, la più numerosa nel paese. L’idea è di estendere il più possibile la possibilità per i bambini bosniaci di entrare in contatto e conoscere la cultura ebraica. “Questo è solo un primo passo nel ritorno alle nostre radice e alle nostre tradizioni, che in qualche modo attualizziamo in quella che è la società di oggi, in un paese multietnico,” conclude Frano.

Generazioni di ebrei sefarditi in Bosnia ed Erzegovina, durante l’epoca socialista, sono cresciute con l’educazione tradizionale, ma non quella religiosa. Il loro linguaggio, il ladino, è oggi pressoché scomparso. La rinnovata presenza ebraica a Kreševo, dicono i Martinčević, dovrebbe essere presa ad esempio: perché nessuno in città dovrebbe sentirsi piccolo o insignificante.

La comunità ebraica di Sarajevo farà domanda al ministero dell’istruzione, per poter organizzare corsi di cultura e religione ebraica anche nelle scuole della capitale, all’avvio del nuovo anno scolastico, dopo l’estate. Così oltre a Kreševo anche Sarajevo, città che ancora custodisce la Haggadah, ritesserà i fili con la sua millenaria tradizione ebraica.

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