TENNIS: Caso Meldonium, sanatoria per il farmaco della Šarapova

È un compleanno strano, per Marija Šarapova. Compie 29 anni, la russa, che forse tornerà al tennis presto, forse giocherà anche le Olimpiadi. O forse no, forse la squalifica sarà pesante: il massimo è di quattro anni, ma l’immediata confessione nella conferenza stampa di marzo dovrebbe già da sola bastare a dimezzarla. Se ne parlerà, pare, a giugno. Intanto, però, una nuvola grigia di dubbi si spande sulla WADA e sul caso Meldonium.

Il Meldonium, nome commerciale del mildronato, è un farmaco prodotto dalla lettone Grindeks, che in Russia è considerato da banco: si può acquistare senza ricetta medica, e viene usato da decenni. «Tutti i soldati sovietici che hanno combattuto in Afghanistan lo prendevano – ha detto il creatore del farmaco Ivars Kalviņš al quotidiano lettone Diena nel 2009 – Altitudini elevate. Poco ossigeno. Se dovevano correre 20 chilometri con tutto l’equipaggiamento, alla fine avrebbero rischiato un’ischemia. Per questo lo prendevano, anche se a nessuno veniva chiesto se fosse d’accordo: glielo si dava e basta».

Il Meldonium è un anti-ischemico che agisce sul metabolismo della carnitina, una proteina presente nella carne, aumentando la forza e la resistenza muscolare. Né la Food and Drug Administration (FDA) né la European Medicines Agency (EMA) lo riconoscono, poiché non esistono studi sui pazienti che ne dimostrino l’efficacia. Dal 1° gennaio 2016 la WADA l’ha inserito nella lista delle sostanze proibite perché, secondo la spiegazione ufficiale, «aiuta a migliorare la resistenza, accelerare i tempi di recupero, attivare la risposta del sistema nervoso centrale e superare meglio lo stress». Anche se, spiega lo stesso Kalviņš, molti atleti l’avrebbero assunto per migliorare le performance non tanto sportive, quanto sessuali.

Ma per quanto tempo il mildronato rimane nell’organismo? Come si dimostra che la positività di oggi non dipenda da un utilizzo a fine 2015, quando ancora era lecito? Mistero. I dati, scrive la WADA nel comunicato inviato alle federazioni l’11 aprile, sono ancora pochi e gli studi ancora in corso. Studi che avrebbero dovuto essere, razionalmente, completati prima dell’inserimento della sostanza nell’elenco delle performance enhancing drugs, in modo da far iniziare i controlli quando le tracce di assunzioni precedenti al divieto sarebbero sparite. «Se la concentrazione di Meldonium è misurata tra 1 e 15 µg/mL e il test è avvenuto prima del 1° marzo 2016» oppure «se la concentrazione è inferiore a 1 µg/mL in un controllo successivo al 1° marzo», l’atleta potrebbe vedere cancellata la sospensione provvisoria, nel caso in cui l’organizzazione ritenesse che l’atleta non avrebbe potuto ragionevolmente sapere per quanto tempo il Meldonium sarebbe rimasto nel suo organismo, in quanto una tale bassa concentrazione è compatibile con un’assunzione antecedente al 1° gennaio 2016.

Tra russi e georgiani, sono già 14 gli atleti inizialmente sospesi che potranno tornare alle gare, almeno fino alla decisione definitiva sul caso, come l’argento olimpico di lotta Davit Modzmanashvili, la quattrocentista Nadežda Kotljarova (semifinalista agli ultimi Mondiali). La IAAF, la federazione internazionale di atletica, ha annunciato anche la cancellazione della sospensione provvisoria della triplista Gabriela Petrova, votata a dicembre Atleta bulgara dell’anno e quarta ai Mondiali di Pechino. ¡Adesso posso respirare – ha detto, riferisce il Guardian – è la notizia che aspettavo da tanto tempo». Petrova, che non ha potuto prendere parte ai Mondiali indoor di Portland a marzo, è stata trovata positiva al mildronato il 6 febbraio, ma ha detto di non averlo più assunto dallo scorso settembre.

È il primo segnale di un cambio di rotta della WADA. «Non si tratta di un’amnistia – si difende il sessantaquattrenne presidente Sir Craig Reedie, che a Losanna ha incontrato il ministro dello sport russo, Vitalij Mutko. «È un modo per chiarire una situazione senza precedenti e per offrire delle linee guida alle federazioni internazionali». Ma John Haggerty, l’avvocato di Marija Šarapova, attacca: «Il fatto che la WADA si sia sentita in dovere di rilasciare una dichiarazione così insolita è la prova di quanto mediocremente sia stata gestita la questione, tenuto conto che questa sostanza non era considerata dopante fino al 2015. Mi chiedo come mai così tante domande legittime siano state sollevate sul lavoro della WADA, sul processo che ha portato a vietare il Meldonium e sul modo in cui sono stati avvisati gli atleti. Una comunicazione di tale portata avrebbe dovuto essere ampiamente distribuita. Avrebbe fatto la differenza nella vita di molti».

Foto: ShareGK (Flickr)

Chi è Alessandro Mastroluca

Alessandro Mastroluca scrive di sport da dieci anni. Collabora con Fanpage.it, Spazio Tennis e tennis.it. Segue per l'agenzia Edipress l'inserto settimanale sulla Serie B del Corriere dello Sport. È telecronista per Supertennis e autore di La valigia dello sport (Effepi), Il successo è un viaggio. Arthur Ashe, simbolo di libertà (Castelvecchi) e Denis Bergamini. Una storia sbagliata (Castelvecchi).

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