RUSSIA: Vodka in calo. I russi smettono di bere?

Crisi del rublo e aumento dei prezzi. Trovare qualche spicciolo in più per comprarsi una bottiglia di vodka non è così evidente per gli abitanti della Federazione Russa. E bere superalcolici non è una priorità quando si cerca di arrivare alla fine del mese. Tuttavia, la diminuzione dell’acquisto di vodka sul mercato russo è un fenomeno che richiede spiegazioni un pochino più approfondite, soprattutto se i risparmi dei russi si dirigono verso l’acquisto di quantità esilaranti di zucchero o di lozioni per la pelle a base di cetriolo.

La buona notizia è che, negli ultimi anni, nel territorio russo, il consumo di alcol pare sia diminuito e che i russi abbiano smesso di bere o, perlomeno, abbiano ridotto il loro consumo annuale di superalcolici. A Mosca, infatti, alcune statistiche recenti affermano che la vendita di bevande alcoliche tra gennaio 2015 e gennaio 2016 è calata del 23%. Una cifra significativa e, teoricamente, rassicurante. Se inoltre si sbircia un po’ indietro, si può notare che le fabbriche di alcolici hanno prodotto e venduto nel 2007 il doppio di bevande alcoliche rispetto al 2015. La capitale non è la sola a godere di questo positivo (e forse atipico) fenomeno. Lo stesso avviene a San Pietroburgo, Rostov, Sebastopoli (Crimea) e in altre città, più o meno popolate, e giunge perfino nella lontana e fredda Siberia. Addirittura, alcune cittadine e paesini pare siano abitati ormai da russi completamente sobri. Dati a cui anche i più ottimisti fanno fatica a credere.

Infatti, la notizia meno buona non tarda ad arrivare. Nel 2015 la vendita di zucchero in Russia è salita del 25%. Lo stesso vale per l’alcol modificato a fini alimentari o farmaceutici. Ingenuamente si può pensare che i russi si dedichino molto di più alla cucina e alla preparzione di conserve o prodotti cosmetici, ma purtroppo tutto ruota intorno all’alcool. Gli esperti hanno calcolato che trenta milioni di russi, ovvero un abitante su sette, sostituiscono i superalcolici con dei surrogati o della vodka fatta in casa (il famoso samogon) e che da ormai quattro anni si è creato un vero e proprio mercato legale di superalcolici. Secondo il Centro di ricerca federale e regionale sul consumo di alcol (Cifrra), nel 2015, lo sciroppo di biancospino, le lozioni a base di cetriolo per la pelle, il samogon (la bevanda locale a base di alcool distillato in casa) e i liquori casarecci a base di alcool farmaceutico modificato hanno rappresentato il 65% del consumo di superalcolici tra la popolazione.

L’anno scorso i russi hanno bevuto tra i 150 e i 180 milioni di litri di lozioni farmaceutiche e circa 400 milioni di litri di prodotti alcolici per uso industriale, 200 milioni di samogon, tra i 100 e i 150 milioni di litri di vodka artigianale e 200 milioni di litri di vodka contraffatta” – comunica il direttore del Cifrra, Vadim Drobiz. Non soprende, visto che nel gennaio 2015 il prezzo di mezzo litro di vodka era di 220 rubli (2,88 euro), mentre un flacone da 100 ml di lozione a 40 gradi costava solo 27 rubli.

Dal 2002 i farmaci contenenti alcol battono il record di vendita, come anche le lozioni di bassa gamma, diventate la principale fonte di reddito di numerosi fabbricanti di cosmetici, compresi quelli di contrabbando. Su internet si possono addirittura comprare senza difficoltà fino a 120 litri di alcool puro e a soli 120-200 rubli al litro, senza ovviamente dover giustificare l’acquisto con certificati o altro. Anche la produzione del samogon è in aumento: ormai tutti conosco qualcuno che lo produce. “Prima la gente lo fabbricava per un uso personale, ma oggi la produzione è destinata alla vendita” – afferma Alexej Zubec, direttore della facoltà di sociologia e di scienze politiche dell’università delle finanze russa.

Nel 2008 è stato creato un organismo di regolazione per gestire al meglio il monopolio statale del mercato di bevande alcoliche e superalcolici, cercando di sviluppare anche in Russia il modello finlandese, dove lo Stato non detiene il monopolio della produzione di alcol, bensì quello della vendita: le tasse sono alte, la pubblicità è vietata e gli orari di vendita ben regolamentati. In Russia, lo scorso anno, è stata lanciata una campagna di sensibilizzazione ed è stata vietata la pubblicità di bevande alcoliche. Ma queste misure non sembrano portare ai risultati sperati. In progetto c’è anche la nazionalizzazione della produzione di spirito e il divieto di fabbricare samogon, che per adesso è legale e punibile con una semplice multa. Lo Stato ci sta perdendo: nell’URSS, negli anni ’70-’80, l’alcol rappresentava il 5-6% delle entrate statali, mentre oggi arriva appena all’1%.

Niente paura quindi. I russi non hanno smesso di bere, semplicemente cercano soluzioni più economiche per farlo.

Foto: Il giorno dedicato al samogon – 19 marzo 2015 (kaifolog.ru)

Chi è Claudia Bettiol

Laureatasi in Traduzione e Mediazione Culturale a Udine con una tesi sulla diatriba tra slavofili e occidentalisti, e grande appassionnata di architettura sovietica, per East Journal si occupa dell'area russofona. Le sue esperienze oltreconfine finiscono sempre per essere rivolte verso Est, forse perché nata nel 1986 e lo stesso giorno di Michail Gorbačëv. Dopo un anno di studio alla pari ad Astrakhan, un Erasmus a Tartu e un volontariato a Sumy, ha lasciato definitivamente l'Italia per Kiev, dove attualmente abita e lavora.

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