RUGBY: Orgoglio georgiano, Gorgodze lancia la sfida a Parisse

Recentemente ha tenuto banco una feroce polemica tra i due capitani delle nazionali di rugby di Italia e Georgia, ovvero Sergio ParisseMamuka Gorgodze. Il georgiano non ha infatti perdonato una dichiarazione dell’oriundo azzurro, nato in Argentina a La Flaca. Siamo al Sei Nazioni 2016, precisamente al termine della sfida tra Italia e Galles svoltasi al Millennium Stadium di Cardiff. Gli Azzurri di coach Jacques Brunel, alla sua ultima presenza sulla panchina della nazionale, escono umiliati a causa di un rotondo 67-14, quinta sconfitta su cinque partite. Inoltre, nelle precedenti quattro sfide erano arrivate altre due pesanti sconfitte, precisamente allo Stadio Olimpico di Roma contro l’Inghilterra (9-40) e all’Aviva Stadium di Dublino contro l’Irlanda (58-15).

Arrivato in conferenza stampa, la domanda che più di tutte tuona in direzione del capitano Parisse è quella sull’eventuale inserimento di un meccanismo di promozioni e retrocessioni per le partecipanti al torneo, con chiaro riferimento alle realtà emergenti del rugby georgiano e romeno. La sua risposta è stata molto ferma: «Vi immaginate squadre come Irlanda, Scozia o magari Francia finire ultime nel torneo ed essere retrocesse o costrette a uno spareggio? La domanda mi sembra stupida», ha proseguito. «Ho grande rispetto per Georgia e Romania, ma non hanno mai sconfitto la Francia o l’Irlanda come abbiamo fatto noi. Ci meritiamo un posto nel torneo». Non si è fatta così attendere la reazione dell’uomo simbolo del rugby georgiano. Da un lato la tradizione rugbystica mondiale, dall’altro il rugby georgiano, che ha monopolizzato le ultime quattro edizioni degli “Europei” di rugby, conquistando nove delle ultime undici edizioni.

Nato nella capitale Tbilisi nel 1984, l’attuale capitano della nazionale georgiana si innamorò della palla ovale dopo aver praticato pallacanestro fino a poco prima della maggiore età. Debuttò con la sua selezione nel 2003 contro la Spagna, ma non ebbe vita facile nella sua prima fase di carriera a livello di club. Due anni dopo il suo esordio contro gli iberici, venne messo sotto contratto dal Montpellier. Nonostante un avvio di carriera non folgorante nella compagine della Linguadoca-Rossiglione, riuscì comunque a conquistare la fiducia della società divenendone in seguito una colonna. Tra il 2005 ed il 2014 ha collezionato la bellezza di 168 presenze e 135 punti tra le fila dei Cistes. La svolta della sua carriera fu il suo cambio di ruolo da seconda a terza linea, che maturò in nazionale e che Fabien Galthié ed Eric Béchu, coach del Montpellier nel 2010, decisero di mantenere anche nel club. Nel 2014 decise di trasferirsi al Tolone, tra le cui fila milita tutt’ora, avendo debuttato proprio contro i suoi ex compagni del Montpellier.

In nazionale Gorgodzilla, come viene soprannominato dai tifosi, non ha preso parte alla Coppa del Mondo 2003, il debutto del rugby georgiano sul palcoscenico mondiale, venendo comunque convocato nelle successive tre: nel 2007 in Francia, nel 2011 in Nuova Zelanda e nel 2015 in Inghilterra. Quella dell’anno scorso fu indimenticabile per Mamuka, sia per la fascia da capitano sia per la prima meta nella storica vittoria contro Tonga (10-17). Infine, il georgiano ha avuto anche la soddisfazione di essere convocato dai Barbarians, una prestigiosa selezione a inviti che svolge amichevoli di lusso convocando i migliori giocatori della scena. Particolarità? Ogni atleta veste la maglietta dei Barbarians, ma i pantaloncini del suo club.

Ritornando alla polemica con Parisse, Gorgodze ha rilasciato un’interessante intervistaMidi Olympique, bisettimale francese dedicato alla palla ovale: «Nel calcio la gente va allo stadio per vedere la Francia o l’Italia, invece nel nostro caso i tifosi vanno allo stadio per noi», ha spiegato orgogliosamente. «Nei nostri ultimi match c’erano 55 mila persone a Tbilisi. Ho ancora i brividi. immaginate 55 mila presenze e stadio tutto esaurito per una partita del Sei Nazioni B». Inoltre ha riportato anche il seguente dato, indicativo della crescente passione che accompagna il rugby georgiano: «Dopo il Mondiale c’è stato un aumento del 37% negli iscritti ai club. Potremmo diventare lo sport più importante della Georgia». Sull’eventuale riformulazione del Sei Nazioni, ovvero per quanto riguarda possibili promozioni e retrocessioni, si è esposto in questo modo: «Penso che ormai dovremmo poter giocare ad un altro livello. Non ho delle soluzioni ma dovremmo affrontare certe squadre come già capita a Giappone, Stati Uniti e Canada. Siamo ancora una piccola squadra, ma abbiamo del potenziale». Ha deciso di chiudere l’argomento con la seguente affermazione: «Il Torneo B, con tutto il rispetto per le altre squadre partecipanti, oggi non serve più a niente».

Subito dopo, la staffilata a Sergio Parisse e all’Italrugby: «D’altra parte non è giusto quello che dica Parisse, non è lui che deve dire chi può giocare o meno in un torneo. Il suo mestiere è dimostrarlo sul campo, non parlarne alla stampa. Quello che posso dire è che oggi la Georgia non prende 70 punti dal Galles». Chiaro riferimento, quindi, alla disfatta del Millennium Stadium, anche per dovere di cronaca bisognerebbe ricordare anche la pesante sconfitta del Paese del Caucaso contro l’Argentina (54-9) a Gloucester nell’ultima edizione della Coppa del Mondo.

«Lo ripeto, per noi per giocare nel Sei Nazioni non è presto. In 17 anni siamo arrivati a questo livello e sono certo che avremmo la possibilità di migliorare almeno alla stessa velocità dell’Italia. Non ho nulla contro l’Italia, è una buona squadra con grandi giocatori e scendono in campo mettendoci il cuore», ha proseguito il georgiano. «Ma di questo sulla stampa non si parla: se tu hai un posto devi dimostrare di meritartelo sul campo». Infine, il guanto di sfida: «Facciamo uno spareggio tra l’ultima squadra del torneo A e la prima del torneo B e vediamo. E dico questo con grande rispetto. In Georgia non abbiamo preso molto bene il fatto che abbia detto che il nostro posto è nel torneo B. Parisse è un giocatore di classe mondiale, sul campo di gioco, ma ci ha maltrattato», conclude il capitano.

Foto: Reuters

Chi è Matteo Calautti

Studente genovese di Scienze Internazionali e Diplomatiche, nonché "minor" di pallacanestro. Appassionato di sport in ogni sua forma e colore. Esterofilo e curioso osservatore di politica e attualità. Tra le altre, collabora anche con Londra Italia, con la rivista di Ingegneria di Genova, con la trasmissione televisiva Dilettantissimo e con Io Gioco Pulito, l'inserto sportivo de Il Fatto Quotidiano. Infine, ha fondato anche Liguria a Spicchi ed Il Calcio Portoghese, portali web dedicati rispettivamente alla pallacanestro ligure ed al calcio in Portogallo.

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