CINEMA: Holy Cow, la mucca della discordia in Azerbaijan

Sulle pendici meridionali del Gran Caucaso nella regione azera di Ismailli, la popolazione del villaggio di Lahic conduce una vita i cui ritmi sono dettati principalmente da tradizioni, abitudini e religione. Ma il sogno di un uomo minaccia di alterare questo equilibrio che il Aqsaqal, il gruppo degli anziani, vorrebbe lasciare immutato.

Il primo documentario del regista Imam Hasanov, laureatosi nel 2002 in regia cinematografica e teatrale presso l’Università delle Arti e della Cultura di Baku, porta sulla scena una mucca come metafora del legame tra passato e futuro, dell’incontro tra oriente e occidente. Holy Cow, premiato nel 2012 con il Best Pitch Award del Caucadoc e nel 2015 dal Dokinkubator, nasce da un incontro casuale tra il regista e il protagonista e dall’esigenza del primo di raccontare senza finzione la realtà di questi luoghi, così come di celebrare la libertà di scelta e di pensiero.

Tapdiq vive con la moglie Vafa e i suoi tre figli in una casetta ancora in costruzione poco fuori dal villaggio. La telecamera lo segue da vicino, quasi fosse un video amatoriale girato per parenti e amici, ne descrive azioni e pensieri mentre si adopera in ogni modo per garantire una vita migliore alla sua famiglia. L’acquisto di una mucca europea, che produrrebbe una quantità maggiore di latte rispetto alle razze locali, è vista dall’uomo come la soluzione ai loro problemi economici. Per tre anni lavora e risparmia per potersela permettere, contemplando estasiato nel frattempo una foto a colori di una mucca bianca e nera appesa al muro. In quest’impresa si ritrova tuttavia solo, nessuno lo supporta ma anzi viene criticato aspramente sia dai compaesani che dalla moglie, timorosa del giudizio altrui.

Tra le ragioni di questa avversione i savi menzionano fuori dalla moschea sia la possibilità che il bestiame locale contragga malattie, sia la volontà di non avere nulla a che fare con l’Europa. Tapdiq non demorde e alla fine la sua determinazione lo rende proprietario della bella Madona. Non appena la mucca fa il suo ingresso in famiglia e l’investimento comincia a dare i suoi frutti, le opinioni di tutti cambiano radicalmente. La mucca diventa una benedizione anche per la collettività, e l’Azerbaijan torna ad esser parte integrante del vecchio continente agli occhi di chi aveva inizialmente ostracizzato l’uomo.

In un’intervista rilasciata da Hasanov a RISE AND SHINE CINEMA, responsabile per la distribuzione del film in Germania, il regista racconta della diffidenza iniziale degli abitanti di un paese estremamente tradizionalista e chiuso. Parla della mucca come di “un’occasione per rivelare la vera faccia della società”. Una semplice metafora appunto dello “scontro tra est e ovest, queste due grandi culture e dei loro fili di pensieri, la non percezione dell’Islam da parte della Cristianità o viceversa, e dell’odio latente reciproco all’interno di queste religioni”.

Ma questa esperienza ha insegnato ai protagonisti come anche una piccola innovazione sia in grado di scatenare un cambiamento e un’apertura culturale.

Foto: Diego Nobile

Chi è Francesca La Vigna

Dopo la laurea in Cooperazione e Sviluppo presso La Sapienza di Roma emigra a Berlino nel 2009. Si occupa per anni di progettazione in ambito culturale e di formazione, e scopre il fascino dell'Europa centro-orientale. Da sempre appassionata di arte, si rimette sui libri e nel 2017 ottiene un master in Management della Cultura dall'Università Viadrina di Francoforte (Oder). Per East Journal scrive di argomenti culturali a tutto tondo.

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