UNGHERIA: Continuano le proteste degli insegnanti. Un rischio per Orban

A febbraio gli insegnanti hanno avviato una protesta contro il declino delle condizioni della scuola pubblica ungherese, in difficoltà nel proporre un’educazione di qualità a fronte dei continui tagli ai fondi. Le discussioni sulla riforma scolastica non hanno fatto che aumentare le tensioni tra il mondo della scuola e il governo. È stato in virtù della dichiarazione di un ex-sottosegretario all’istruzione che i professori hanno incominciato a protestare indossando camicie a quadri.

La protesta degli insegnanti ungheresi è lungi dal finire

Dopo la manifestazione di fronte al parlamento tenutasi lo scorso mese, martedì 15 marzo professori e studenti hanno organizzato una marcia, la più grande protesta anti-governativa dal 2014, quando il governo è stato costretto al ritiro della tassa sull’utilizzo di Internet.

La marcia si è fermata a Kossuth Tér, a pochi passi dal parlamento, e István Pukli, preside di una scuola superiore di Budapest e leader di fatto degli insegnanti, si è rivolto alle decine di migliaia di manifestanti sostenendo che il governo avrà tempo fino a mercoledì 23 marzo per venire incontro alle loro richieste. Se così non fosse, il 30 marzo si terrà un’ora di sciopero degli insegnanti della scuola pubblica.

Come fatto notare dallo stesso Pukli, e attestato dai sondaggi di Publicus, la protesta degli insegnanti, è sostenuta da oltre il 75% degli ungheresi, da tutte le opposizioni e dal 60% degli elettori dello stesso Fidesz, il partito del Premier Viktor Orbán: “Il governo capisce di non poter andare contro il suo paese. Chiunque è interessato al futuro dei propri figli. La vita in Ungheria si fermerà per un’ora” ha sostenuto Pukli di fronte alla folla inferocita.

Le richieste del personale scolastico

Olivér Pilz, un insegnante del liceo Herman Ottó di Miskolc, ha letto i dodici punti degli insegnanti. Tra questi il finanziamento dell’educazione ai livelli previsti dalle norme europee, ridurre gli oneri di studenti e insegnanti, lasciare più libertà nella scelta dei libri di testo, e permettere l’integrazione degli studenti rom svantaggiati.

Katalin Törley, uno degli organizzatori della protesta, ha sostenuto che è dal 2011 che gli insegnanti segnalano che la legge introdotta dal governo sull’educazione e il corpo statale responsabile per la gestione delle scuole (KLIK) non funzionano.

Secondo Nóra Ritók, a capo della fondazione per l’educazione Igazgyöngy, uno dei compiti della scuola è appianare le differenze sociali, ma il sistema attuale le sta incrementando.

La risposta del governo

Il premier Viktor Orbán mercoledì ha fatto sapere che non si scuserà con gli insegnanti per le condizioni del sistema scolastico, sostenendo: “Ritengo uno scherzo l’ultimatum [di Pukli]. Tutta la questione mi è sembrata molto divertente”, mentre circa la possibilità dello sciopero ha commentato: “io sarò al lavoro”. Ciononostante il governo ha promesso di discutere in parlamento alcuni dei punti principali messi in evidenza dagli insegnanti.

Chi è Gian Marco Moisé

Dottorando alla scuola di Law and Government della Dublin City University, ha conseguito una magistrale in ricerca e studi interdisciplinari sull'Europa orientale e un master di secondo livello in diritti umani nei Balcani occidentali. Ha vissuto a Dublino, Budapest, Sarajevo e Pristina. Parla inglese e francese, e di se stesso in terza persona.

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