ALBANIA: I colloqui (non) segreti con Roma e Atene per gestire il flusso di migranti

Il governo albanese sta tenendo colloqui intensi con Atene e Roma sulla crisi dei profughi siriani. Lo afferma il canale televisivo albanese Top Channel, citando fonti del ministero estero greco: “ci sono colloqui in corso per organizzare il passaggio di 10.000 rifugiati in Albania“. Elona Gjebrea, il vice ministro degli Interni, ha confermato che i colloqui sono nella loro fase iniziale: “Non vi è alcun accordo con la Grecia, ma ci sono colloqui con l’ Unione Europea”.

Serbia e Macedonia hanno deciso di chiudere le frontiere ai profughi dopo la riunione del 18 febbraio scorso a Zagabria tra i rappresentanti di Austria, Croazia, Slovenia, Serbia e Macedonia.

Come già riportato, la situazione al confine con la Macedonia è particolarmente difficile dove da giorni si registrano violenti scontri tra migranti e forze di polizia. Secondo quanto riportato dal ministero dell’Interno macedone, nel solo mese di febbraio sono stati concessi 34.404 visti con lo status di rifugiato. I flussi, seppur considerati in calo rispetto agli ultimi mesi del 2015, sono pronti a crescere nei prossimi mesi, anche alla luce del futuro miglioramento delle condizioni meteo nel Mar Egeo.

Questa decisione della Macedonia ha avuto conseguenze sulla Grecia. Il campo profughi di Idomeni, il piccolo villaggio greco sul confine, può ospitare al massimo 1.200 persone ma negli scorsi giorni sono state registrate più di 11.000 persone, che aumentano a 20.000 se si considera l’intera regione di Idomeni.
La Grecia, infatti, sta cercando di indirizzare il flusso verso la Bulgaria e l’Albania per alleggerire la pressione nel territorio. Alcune migliaia di rifugiati e migranti saranno spostati nelle città di Follorina, Kastoria e Ioannina, vicino al confine albanese. Le autorità hanno iniziato a lavorare sulla creazione di strutture con capacità fino a 5.000 persone. Quattro centri “hot spot” saranno allestiti a Filipiadha, Igoumenitsa e alle due basi militari in Ioannina.

Una fonte di Medici Senza Frontiere ha detto a Top Channel che presto si apriranno altri tre punti di primo soccorso per i profughi al confine con l’Albania, nella zona di Qaf Bota, Kakavija e Kapshtica.

La contromossa italiana

Da giorni sono in corso intensi contatti tra Roma e Tirana. La settimana scorsa il ministro dell’Interno albanese Saimir Tahiri ha visitato palazzo Viminale per discutere con il ministro Alfano le modalità di un ingaggio della polizia italiana ed esperti di anti-terrorismo per far fonte al possibile flusso di rifugiati e migranti in territorio albanese. L’assistenza, in particolare di risorse umane, è stata una richiesta del ministro degli Interni albanese: vuole gli italiani perché hanno una migliore esperienza in questo campo, affinché presenzino a tempo indeterminato sui confini terrestri albanesi.

Negli ultimi giorni circa 500 agenti di polizia albanesi sono stati dispiegati alle frontiere orientali per operazioni di pattugliamento. Lunedì il sottosegretario agli Affari europei, Sandro Gozi, e mercoledì il capo di stato maggiore della Difesa, Graziano, sono stati a Tirana per discutere dell’impegno comune con Albania su immigrazione e sicurezza.

Chi è Lavdrim Lita

Giornalista albanese, classe 1985, per East Journal si occupa di Albania, Kosovo, Macedonia e Montenegro. Cofondatore di #ZeriIntegrimit, piattaforma sull'Integrazione Europea. Policy analyst, PR e editorialista con varie testate nei Balcani. Per 4 anni è stato direttore del Centro Pubblicazioni del Ministero della Difesa Albanese. MA in giornalismo alla Sapienza e Alti Studi Europei al Collegio Europeo di Parma.

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